Home CRONACA Gaia e Camilla, l’8 luglio il processo a Pietro Genovese  

Gaia e Camilla, l’8 luglio il processo a Pietro Genovese  

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Nessuna udienza preliminare, quindi, ma giudizio immediato davanti l’ottava sezione penale per il ventenne accusato di omicidio stradale plurimo per aver investito e ucciso Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli la notte tra il 21 e il 22 dicembre scorso a Corso Francia e tutt’ora agli arresti domiciliari.

Il Gip di Roma ha infatti accolto la richiesta pervenuta meno di un mese fa dal Procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e dal sostituto Roberto Felici. Il processo prenderà il via mercoledì 8 luglio.

L’istanza era pervenuta dalla Procura subito dopo i risultati della maxi perizia  effettuata dai tecnici del pubblico ministero la sera dello scorso 10 febbraio sul tratto di strada in cui le due sedicenni sono decedute.

Secondo i calcoli effettuati dal consulente Mario Scipione, quella notte Genovese a bordo del suo Suv non avrebbe potuto evitare l’impatto con le due amiche. In sostanza, in quel punto e in quel momento Gaia e Camilla non potevano vedere ed evitare l’auto del ventenne e viceversa. Frazioni di secondi, probabilmente di un solo secondo e mezzo.

E’ quanto si apprende dagli atti depositati in Procura: sembra davvero probabile infatti che se l’auto su cui viaggiava Genovese avesse rispettato il limite di velocità di 50 km/h fissato per quel tratto di strada, sarebbe sopraggiunta sul luogo dell’impatto esattamente un secondo e mezzo dopo, frazione di tempo in cui molto probabilmente Gaia e Camilla avrebbero completato l’attraversamento pedonale, evitando così l’incidente fatale.

La ricostruzione dell’incidente che avrebbe permesso di individuare il punto esatto dell’impatto sarebbe avvenuta grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza del “Compro oro” che insiste su quel tratto di strada al civico 137, e che avrebbe ripreso la scena a 47 metri di distanza dal luogo dell’incidente.

A contribuire all’individuazione del tempo impiegato dall’auto prima di sopraggiungere sul luogo dell’impatto ci sarebbe anche il tipo di ammaccatura rilevata e visibile sul suv dopo l’incidente.

Resterebbe in ogni caso confermato,  come rilevato dai risultati della perizia depositati in Procura, che le due giovani quella notte non avrebbero attraversato sulle strisce pedonali, ma esattamente 18 metri più avanti e avrebbero impegnato la carreggiata in un tratto di strada poco visibile.

Resta da chiarire la posizione dell’altro mezzo, l’auto bianca, che percorrendo la corsia destra della stessa carreggiata su cui procedeva il suv di Genovese, e sopraggiungendo pochi istanti prima dell’auto del ventenne, avrebbe ostruito la visuale al ragazzo impedendo di vedere Gaia e Camilla. Secondo quanto riferito dal perito infatti, se l’auto di Genovese non l’avesse superata ma affiancata, probabilmente si sarebbe potuto evitare l’impatto.

La posizione del ventenne, già accusato di viaggiare con un tasso alcolemico nel sangue pari a 1,4 grammi per litro e di procedere oltre il limite di velocità previsto per quel tratto di Corso Francia, sarebbe inoltre aggravata dall’accusa di violazione dell’art. 173 del codice della strada che prevede il divieto di usare il telefono durante la guida: un’informativa della Polizia Postale allegata agli atti dell’indagine confermerebbe infatti che Genovese nel momento dell’impatto con le due giovani stesse utilizzando whatsapp.

Ludovica Panzerotto

2 COMMENTI

  1. Ma non avevano promesso lavori in merito per quanto riguarda la sicurezza stradale su corso francia? perchè non ne parlate più ?
    Ponti pedonali , strisce pedonali luminose, rotonde, alberature che fine hanno fatto?
    sempre e solo bugie e promesse non mantenute.

  2. Non credo esistano misure capaci di neutralizzare completamente, impedendo che faccia danni a stessi e ad altri, l’umana imprudenza.

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