Home CRONACA Gaia e Camilla, per il perito “Genovese non poteva vederle”

Gaia e Camilla, per il perito “Genovese non poteva vederle”

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Questione di attimi. Frazione di secondi, molto probabilmente di un solo secondo e mezzo. Sembra davvero probabile infatti che sarebbe potuto bastare un secondo e mezzo in più per salvare la vita a Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, lo stesso tempo che avrebbe impedito a Pietro Genovese di investire le due giovani la notte tra il 21 e il 22 dicembre scorso a Corso Francia. In sostanza, in quel punto e in quel momento le due amiche non potevano vedere ed evitare l’auto del ventenne e viceversa.

E’ quanto emerge da alcuni dei risultati della perizia effettuata dai tecnici del pubblico ministero la sera dello scorso 10 febbraio sul tratto di strada in cui le due sedicenni sono decedute e depositati in Procura.

Come riferiscono il Corriere della Sera e Il Messaggero nell’edizione di oggi, 15 aprile, secondo i calcoli effettuati da Mario Scipione, consulente della Procura, se l’auto su cui viaggiava Genovese avesse rispettato il limite di 50 km/h fissato per quel tratto di strada, sarebbe sopraggiunta sul luogo dell’impatto con le due ragazze esattamente un secondo e mezzo dopo, frazione di tempo in cui molto probabilmente Gaia e Camilla avrebbero completato l’attraversamento pedonale, evitando così l’incidente fatale per le due giovani.

Secondo quanto rilevato da Scipioni, se Genovese avesse rispettato il limite di velocità e non fosse arrivato a 90 km/h, il Suv avrebbe percorso la distanza che lo separava dalle due amiche in circa 3,50 secondi sopraggiungendo nel punto dell’impatto in ritardo.

Come riportato dal documento scritto proprio dal perito, l’incidente sarebbe avvenuto nella corsia sinistra della carreggiata di Corso Francia in direzione Roma centro, nei pressi dell’inizio del guardrail posto a separazione delle due carreggiate, precisamente a “18 metri e 14 metri rispettivamente dall’inizio e dalla fine del passaggio pedonale posto nell’intersezione con Via Flaminia”.

Il calcolo sarebbe stato possibile proprio attraverso una simulazione effettuata sul luogo dell’incidente che avrebbe permesso di individuare il punto esatto dell’impatto. Lo stesso punto sarebbe stato calcolato anche con l’aiuto delle immagini rilevate dalle telecamere di sicurezza del “Compro oro” che insiste su quel tratto di strada al civico 137, e che avrebbe ripreso la scena a 47 metri di distanza dal luogo dell’incidente e di un distributore di benzina.

Non solo, sempre secondo quanto riportato dal perito, a contribuire all’individuazione del tempo impiegato dall’auto prima di sopraggiungere sul luogo dell’impatto sarebbe anche il tipo di ammaccatura rilevata e visibile sul suv dopo l’incidente.

Lo schiacciamento del cofano della Renault di Genovese sarebbe proprio la testimonianza del forte impatto con le due giovani, scontro che ne avrebbe provocato la morte.

Resterebbe in ogni caso confermato,  come rilevato dai risultati della perizia depositati in Procura, che le due giovani quella notte non avrebbero attraversato sulle strisce pedonalicome sostenuto precedentemente dai legali delle due famiglie, ma esattamente 18 metri più avanti e avrebbero impegnato la carreggiata in un tratto di strada poco visibile. In ogni caso però sarebbe stata proprio l’alta velocità dell’auto del ventenne ad essere la causa dell’impatto. Scipioni nel suo documento ne è convinto: “il sinistro non si sarebbe verificato se Genovese avesse marciato alla velocità massima di 50 chilometri orari».

Dalle immagini del “Compro oro” sembrerebbe emergere ancora un altro particolare, utile per la ricostruzione dell’incidente, ma ancora non chiaro e al momento ancora non identificato. Oltre all’auto di Genovese, le telecamere di sicurezza dell’esercizio commerciale quella notte avrebbero ripreso anche un’altra auto che sarebbe sopraggiunta negli stessi istanti sul luogo dell’impatto e che con una brusca frenata avrebbe evitato le due amiche.

L’autovettura, di colore bianco – come riportato anche da alcune testimonianze alla Polizia Locale – avrebbe percorso la corsia destra della stessa carreggiata su cui procedeva il suv di Genovese, e sopraggiungendo pochi istanti prima dell’auto del ventenne, avrebbe ostruito la visuale al ragazzo impedendo di vedere Gaia e Camilla.

Secondo quanto riferito dal perito, se l’auto di Pietro, a velocità sostenuta, non l’avesse superata ma affiancata, probabilmente si sarebbe potuto evitare l’impatto. Ma parliamo di un secondo e mezzo di tempo in più o in meno.

Dal documento di Scipione emergerebbero ancora due elementi: quella sera non ci sarebbe stato alcun malfunzionamento dell’impianto semaforico né una scarsa illuminazione che, peggiorata dal buio e dal maltempo, avrebbe influito sulla dinamica dell’incidente.

Intanto, esattamente una settimana fa, il Procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il sostituto Roberto Felici hanno depositato in Procura la richiesta di giudizio immediato per Pietro Genovese. La richiesta, porterebbe il giovane, tutt’ora agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale plurimo direttamente in aula saltando la fase dell’udienza preliminare.

Ludovica Panzerotto

7 COMMENTI

  1. quindi alla fine ? nessuno ha fatto e farà nulla? dove sono i tanto attesi lavori per la sicurezza e l’estetica di corso francia? sottopassaggi? ponti pedonali? rotonde ? striscie pedonali luminose..alberature attese dagli anni 70..

  2. Come faceva ad andare a km.90 il SUV se era appena ripartito dall’incrocio?..mica era una Ferrari in accelerazione!!!..le più performanti delle auto impiegano 4-5 secondi per accelerare da 0 a 100 kmh percorrendo prima almeno m.100…come faceva il SUV ad andare a Kmh 90 e ad investire le ragazze m.30 dopo l’incrocio dopo essere ripartito???

    • “era appena ripartito dall’incrocio” è stato escluso che fosse ripartito dagli inquirenti, e avranno i loro motivi per ritenerlo. a riprova che ancora oggi provenedo da vigna clara in direzione centro i semafori sono sincronizzati in onda verde dall’altezza di pans.

  3. Quel sistema semaforico , pur se conforme – così dicono – alla normativa vigente è un’indecenza . Il verde pedonale lampeggia per un paio di secondi e poi scatta il rosso pedonale . Per chi non conosce il sistema semaforico è una trappola che può rivelarsi pericolosissimo . Altrettanto scandaloso che ancora adesso non lo abbiano modificato .

  4. Non ho capito una cosa..Se le telecamere del “compro oro” hanno ripreso tutta la scena, come mai si e’ avuto il dubbio fino all’ultimo riguardo l’attraversamento sulle strisce? Comunque riguardo l’impatto a 90km orari non ci sono dubbi secondo me, basta vedere in che condizioni era la macchina dopo l’incidente, sembrava come se avesse urtato un muro o un’altra macchina..E dato che ha colpito “solo” i corpi di due ragazzine di 16 anni, doveva andare per forza ad una velocita’ cosi elevata

  5. Confermo quanto detto da Emilio Sorbara, in quel semaforo il verde pedonale lampeggia per 2 – 3 secondi, e costituisce un grave pericolo per chi attraversa, e lo stesso dicasi per il semaforo successivo, in corrispondenza del Ponte dell’Olimpica.
    Nell’attesa che si concretizzino le mirabolanti promesse fatte a febbraio di mettere tutto a nuovo, avallate neintedimeno che dall’assessore Calabrese, non si potrebbe inviare un tecnico per risettare il timer di quei semafori, prima che qualcuno venga investito mentre attraversa?

  6. E’ altamente probabile, anzi direi certo che il Suv non sia “ripartita” dal semaforo- non avrebbe potuto accellerare cosi rapidamente- ma non ci si sia proprio fermato continuando la sua marcia sostenuta approfittando del semaforo che già era verde….e abbia superato in velocità l’auto bianca che era riuscita, quella si, probabilmente ripartendo dal semaforo , a frenare bruscamente alla vista delle due ragazze che a loro volta sbucando dal buio stavano continuando l’attraversamento di corsa . Tragedia evitabile se avessero ahimè attraversato nelle due strisce pedonali, poste a pochi metri prima e dopo il punto di impatto, invece che in quel particolare punto buio e neanche troppo visibile da chi procede da Corso Francia tenendosi sulla destra, in quanto in parte nascosto dalla rampa d’accesso alla tangenziale !!! Due imprudenze che si sono sommate per un esito catastrofico ! Resta comunque il fatto che come minimo intervento la zona andrebbe illuminata meglio e l’impianto semaforico regolato con lampeggiamento più lungo! quali che siano le prescrizioni normative …..i pedoni non sono dei velocisti!

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