Home ATTUALITÀ Ben Harper & The Innocent Criminals, magia pura all’Auditorium

Ben Harper & The Innocent Criminals, magia pura all’Auditorium

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Inserito all’interno del “Roma Summer Fest” e nel calendario della rassegna “Rock in Roma”, quinta data italiana (su sette) di un tour che sta registrando il tutto esaurito ovunque, il concerto che Ben Harper e i suoi Innocent Criminals hanno tenuto nella serata di sabato 13 luglio alla Cavea dell’Auditorium è stato semplicemente magnifico ed indimenticabile.

Diciannove canzoni in scaletta, più di due ore e dieci minuti di musica e magia, oltre venticinque anni di fulgida carriera in bilico fra blues e rock, oltre che in armonia fra reggae e funky, ripercorsi con un talento e una caratura che sono più unici che rari sui palchi di tutto il globo: signore e signori, questo è Ben Harper, maestro indiscusso della voce e della chitarra, narratore sublime della vita, dei sentimenti e dell’impegno; e questi sono The Innocent Criminals, mostri sacri del ritmo e della solidità, sacerdoti eccelsi del groove, e non ce n’è davvero per nessuno.

Ripercorriamo, allora, canzone per canzone questa stupenda performance che ha conquistato senza riserve il pubblico assai competente che ha affollato lo spazio all’aperto del Parco della Musica.

Il concerto

Si comincia alle 21.19 con Excuse Me Mr. (da “Fight For Your Mind”, 1995), un blues dolente e dal ritmo ipnotico, infranto a tratti dalle esplosioni di rabbia che provengono dalla chitarra di Harper ed impreziosito alla fine dalle percussioni di Leon Mobley. Subito dopo, sempre dallo stesso album, arriva Burn One Down, un’autentica perla in cui la voce del cantautore americano, prima sommessa e graffiata, si fa ora vellutata e suadente. Applausi.

Dopo la splendida Don’t Give Up on Me Now (“Give Till It’s Gone”, 2001) per Harper è il momento di sedersi e “pizzicare” con perizia il suo strumento d’elezione in Whipping Boy, il pezzo scritto da Chris Darrow ed inserito in “Pleasure and Pain” (l’album d’esordio, pubblicato insieme a Tom Freund nel 1992).

ben harperPreceduta dalle suggestioni potenti di The Will To Live (tratta dall’omonimo album del 1997), la meravigliosa “misticanza” di rock e funk che è Fight for Your Mind mette in  grande evidenza il talento sconfinato del bassista Juan Nelson, che con il suo strumento è protagonista di un inarrivabile dialogo con la chitarra di Harper. Conquistato immediatamente il pubblico con il suo irresistibile groove, lo stesso Nelson canta magnificamente la successiva Them Changes, l’energetica cover di Buddy Miles datata 1970.

La ballabilissima Steal My Kisses (“Burn to Shine”, 1999) fa rimbalzare gentilmente dal palco agli spalti i raggi di sole e l’allegria del reggae, presentando una lunga coda in cui le percussioni di Mobley e la batteria di Oliver Charles si piazzano prepotentemente sugli scudi.

Dopo aver presentato la band (applauditissima) e come contrappunto al momento appena vissuto, Harper propone altri due chicche estratte dal cilindro magico di “Burn To Shine”, due blues eccezionali attraverso i quali si passa da un’amarezza dolorosa (Alone) ad un urlo disperato e  senza requie (Please Bleed). Autentica magia.

La band lascia il cantante solo sul palco, Harper imbraccia l’ennesima chitarra. Acustica, questa volta. “Oh, no, arriva quel sole di nuovo, significa un altro giorno senza di te, amica mia”: la splendida e dolente Walk Away (“Welcome to the Cruel World”, 1994) segna un altro momento memorabile e assai toccante dello show. Applausi e commozione.

ben harperSiamo cresciuti insieme e stiamo ancora crescendo”, dice Harper al pubblico, scusandosi autoironicamente per il suo pessimo inglese e concedendo alla nostra lingua solo un “grazie”, ma un “grazie” molto sentito, prima che arrivi Deeper and Deeper (“Call What It Is”, 2018), la seconda ed ultima perla di questa fase acustica del concerto.

Tornati in scena gli Innocent Criminals, arrivano le atmosfere delicate e carezzevoli di Forever (“Welcome to the Cruel World”), il blues dalle sfumature rock e reggae di Gold to Me (“Fight For Your Mind”) e i toni sinistri e notturni di Call It What It Is (“Call What It Is”).

Un ritmo cadenzato e una domanda ossessiva: “chi è lui e che cos’è lui per te?”: la cover di Bill Withers – Who Is He? (and What Is He to You), appunto – è un colpo al cuore e precede la magnificenza assoluta di Diamonds on the Inside (dall’omonimo album del 2003), la meraviglia fra le meraviglie, il pezzo dei pezzi che vede Harper avvicinarsi al limitare del palco e cantarne una strofa senza microfono. Applausi, applausi scroscianti, anche perché Ben, in omaggio alla nostra città, nel finale modifica il testo in “Rome had diamonds on the inside”.

Tutti lasciano il palco alle 23.10, la cavea è una bolgia. Non è finita, ovviamente. Dopo tre minuti di boati, richieste a gran voce e applausi, Ben Harper e gli Innocent Criminals tornano in scena per il rituale dei bis.

Ogni morale ha una storia, ogni storia la sua fine, ogni battaglia la sua gloria, e la sua conseguenza”: Glory & Consequence (“The Will To Live”), che sembra non finire mai e che mostra (ancora una volta) tutta la potenza che i quattro artisti sono capaci di sprigionare, precede la Grande Bellezza di Welcome to the Cruel World, una superba ballata che mozza il fiato e che contempla un lungo spazio per il talento di Harper alla chitarra.

Sono le 23.32, il concerto è finito e noi tutti abbiamo vissuto una serata che non dimenticheremo mai. Grazie.

Giovanni Berti

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