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Teatro Olimpico, è tempo di Carmen

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Dopo il meritato successo dello scorso anno, dal 3 al 13 novembre il Teatro Olimpico tornerà ad ospitare la Carmen secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio.

Rivisitando magnificamente l’opera di Georges Bizet, i talentuosi artisti di questa ensemble multietnica metteranno in scena uno spettacolo (novanta minuti senza intervallo) in cui la leggerezza e il dramma si fonderanno magicamente.

Se Il Flauto Magico era un esperimento splendidamente riuscito, volto ad esplorare il classico mozartiano con lo scopo di regalargli una dimensione “altra” e nuovi significati, se Il Giro del Mondo in 80 Minuti andava a delineare la composita carta d’identità della compagnia capitanata da Mario Tronco e Leandro Piccioni, questa meravigliosa e stravagante Carmen è senza dubbio lo spettacolo della grande maturità dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

La formula è collaudata: l’orchestra è sul palco, insieme ai cantanti e ai danzatori, e gli oltre venti artisti provengono da ogni angolo del pianeta.

Il risultato è il marchio di fabbrica originale ed accattivante dell’OdPV, ossia un mosaico di suoni e stili musicali, una polifonia di lingue, un susseguirsi di canzoni che ora vengono declinate tramite la salsa e il flamenco, ora sono coniugate attraverso la lirica, il blues e il tango, mentre un attimo dopo si avvicendano le sonorità arabe, quelle africane e il reggae.

L’Orchestra prende la partitura di Bizet e, dopo averla messa a nudo per afferrarne il senso profondo, la riveste con un guardaroba di abiti cangianti e scintillanti.

Pur con qualche libertà, la storia è comunque fedele al libretto di Henri Meihalac e Ludovic Halévyè: una carovana di zingari si accampa alle porte di Siviglia e si esibisce in canti e danze popolari sotto gli occhi di un manipolo di gendarmi sfaccendati.
Fra i gitani vive la sensuale Carmen, che gioca con l’amore e della quale si innamora perdutamente José, un soldato giovane e pacifico.

Offuscato dalla gelosia, José diserta e poi sfida a duello il toreador Escamillo, spezzando il cuore di Micaela, la dolce infermiera che avrebbe dovuto sposare. Alla fine Carmen, pur amandolo ma non volendo rinunciare alla propria libertà anche a prezzo della morte, respinge José. Nel frattempo due fidanzatini, appartati sui bastioni, seguono tutta la vicenda…

Un popolo di gitani e un femminicidio, dunque. Ma lo spettacolo – che il Teatro Olimpico presenta insieme all’Accademia Filarmonica Romana – spiazza e regala magie non solo perché parla di due temi che sono di stretta attualità, ma anche (e soprattutto) perché esamina e passa in rassegna tutto, perché in un’ora e mezzo si respira la gioia e il dramma, si materializzano l’amore, la sensualità e la portata distruttrice della gelosia, perché, anche se non si afferra completamente il significato delle parole delle canzoni, basta sapere due o tre cose sull’opera per avvertirne per intero la dolcezza, la passione e la violenza.

Giovanni Berti

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