Home LA STORTA Dalla gentilezza al degrado: il flop del Muro a La Storta

Dalla gentilezza al degrado: il flop del Muro a La Storta

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Era nato come il Muro della Gentilezza ma nel frattempo qualcuno lo aveva ribattezzato il muro del pianto. Sì, perchè c’era da piangere per le condizioni nelle quali si trovava.

Inaugurato lo scorso 19 marzo su una facciata della sede AMA di via Cassia 1761, a La Storta, dagli studenti del liceo Marymount International School di Vigna Clara con il patrocinio del Municipio XV, il progetto si era ispirato ai “Muri della Gentilezza” sorti in Iran lo scorso anno e ne voleva seguire lo stesso principio: “Lascia quello che non ti serve, prendi quello che ti serve”.

Si appendono al muro abiti, cappotti e indumenti, per donarli a qualcuno che ne abbia bisogno.

Il progetto si era perfino aggiudicato il primo premio della II edizione del contest #IoCiTengo “Amo la mia Città, immagino la Terra del Futuro”e i ragazzi della Marymount erano stati premiati durante la 46°Giornata Mondiale della Terra 2016.

Ma nei mesi successivi le buone intenzioni avevano lasciato il posto alle cattive pratiche.

Più volte il muro era diventato una sorta di discarica dove si gettava di tutto, più volte giacche e pantaloni non graditi a chi ne va a caccia per mestiere per poi rivenderli nei mercati abusivi dell’usato venivano abbandonati a mo’ di stracci lungo la strada che costeggia la sede AMA.

E’ chiaro che non è bastato l’impegno del Gruppo Scout Agesci Roma 2 che aveva dato la propria disponibilità a prendersi cura del decoro del “Muro” sul cui rapido declino, poco tempo fa, avevamo interpellato la professoressa Giovanna Iorio che aveva guidato i ragazzi della Marymount International School nella  realizzazione del muro.

Tutti possono appendere al muro abiti, cappotti e indumenti che non utilizza più, per donarli a qualcuno che ne ha bisogno. Il progetto vuole dare la possibilità ai cittadini di mostrare gentilezza e responsabilità sociale nei confronti di una parte della comunità più disagiata” ci aveva dichiarato all’insorgere delle prime difficoltà di gestione. Proprio in quei giorni, gli abiti erano stati infatti staccati dai ganci e gettati a terra mandando tutto all’aria.
Nessuno era così ingenuo da pensare che non sarebbero avvenuti atti vandalici – ci aveva detto ancora Giovanna Iorio – ma di certo tutti possiamo dare una mano a rimettere ogni volta a posto“.

E’ chiaro però che se un Muro della Gentilezza diventa un Muro del pianto forse c’è da rivedere non tanto il contenuto dell’iniziativa – di per sé lodevole per quanto utopico – ma almeno le modalità di gestione,  come l’ultimo episodio insegna.

Nel pomeriggio di lunedì 17 ottobre, sul muro, appesa al chiodo, c’è solo una giacca; a terra invece c’è di tutto: vestiti buttati uno sopra l’altro, scarpe spaiate, stampelle, buste di plastica con rifiuti, addirittura una lavatrice.

Sono servite le mani di una pia donna del luogo a rimettere tutto in ordine come si vede nella foto; prima – ci riferiscono i testimoni – era tutto buttato in mezzo alla strada.

Uno scenario da vero degrado urbano che con la gentilezza non ha proprio nulla a che fare.

muro-gentilezza-17-ottobreMa non è tutto. Dopo poche ore, nella mattina di martedì 18 ottobre di quel mondezzaio non c’è più traccia. Tutto pulito, tutto portato via, compresi gli appendiabito e i contenitori per le scarpe. Intorno al muro due lunghi bandoni bianco-rossi impediscono di avvicinarsi e diversi cartelli dicono “per mancanza di gestione si consiglia di non conferire più in questo sito indumenti usati e qualsiasi altra cosa” .

muro-gentilezza-18-ottobreL’intervento è stato effettuato dall’AMA su richiesta dell’assessorato all’Ambiente del XV Municipio. Lo si apprende dalla pagina facebook “AmbienteRoma15” nella quale si legge: “Abbiamo chiesto all’AMA in via eccezionale un intervento straordinario e ripulire dalla discarica tutto il muro, cosa che hanno fatto, ma per evitare che la gente maleducata continui a riversare la propria spazzatura o a buttare a terra abiti sono stati messi dei volantini che avverte la cittadinanza che la raccolta è annullata ed è vietato riversare qualsiasi cosa a terra.” 

Un muro nato per fare gentilezza e solidarietà non poteva diventare ricettacolo di rifiuti e fonte di degrado, questo è inopinabile. Eppure, “Sistemeremo il muro ogni volta che qualche vandalo proverà a rovinarlo – ci aveva detto sempre Giovanna Iorio – a chi non crede a questo progetto, a chi pensa che sia inutile ricostruire ogni volta quello che qualcuno distrugge, noi vogliamo dire che è proprio questo invece il nostro intento: voler ricominciare, sempre”.

I buoni progetti e le buone intenzioni si scontrano però con una realtà difficile e complessa come quella romana dove i sogni utopici restano tali senza mai diventare un fatto concreto. Se il muro della Gentilezza in pochi mesi era diventato il muro del pianto e del degrado è bene farsi qualche domanda e, marzullianamente, darsi qualche risposta: sono iniziative queste che possono mai attecchire?

Valentina Ciaccio

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