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Cala per sempre il sipario del Gran Teatro

Oggi, 12 agosto 2016, l’area che a Saxa Rubra ha ospitato negli ultimi cinque anni l’imponente struttura del Gran Teatro verrà definitivamente riconsegnata al proprietario, il Comune di Roma.
Cala così definitivamente il sipario sulla vicenda che ha visto coinvolto il più grande teatro d’Italia costretto a chiudere nel giro di alcuni mesi.

E cala nell’indifferenza della città, al contrario di quanto accaduto per il Teatro Valle o per il Cinema Aquila, vicende per le quali il mondo dello spettacolo e della cultura, politici, letterati e semplici cittadini si sono mobilitati creando un vasto movimento d’opinione per scongiurarne la chiusura.
Basti pensare che i fan della pagina facebook del “Valle Occupato” sono quasi 86mila e che dopo tre anni di occupazione abusiva e quasi due anni di sipario abbassato, lo storico palcoscenico entrerà a far parte del patrimonio del Comune di Roma che a febbraio 2016 ha stanziato tre milioni di euro per ristrutturalo.

Il Gran Teatro chiude invece in silenzio. Zero mobilitazione, nessuna petizione, neanche una voce a chiedersi perchè.

Eppure in 15 anni di attività, prima a Tor di Quinto e poi a Saxa Rubra, è stato una location importante per la cultura romana. Lo dicono i numeri: 1500 repliche e quasi due milioni e mezzo di spettatori. Numeri impressionanti.

Ma da oggi il Gran Teatro non c’è più. Via il tendone, via le attrezzature, via le basi di cemento, l’area dove stava, nel parcheggio di Saxa Rubra, tornerà ad essere quello che era: una landa deserta.

“Un’occasione sprecata”

Giuseppe Viggiano, amministratore unico della società “Grandi Teatri Srl” ha chiesto a VignaClaraBlog.it lo spazio per ripercorrere la vicenda e dare la sua versione dei fatti. Glielo concediamo volentieri. Ecco quanto ci scrive.

Che fine ha fatto il teatro?” Oggi, mentre stavamo smontando gli ultimi bulloni della recinzione dell’area di Saxa Rubra, un ragazzo si è avvicinato, colpito dal fatto di non vedere più il grande tendone bianco…Sì, esatto: il Gran Teatro non c’è più!

La storia è ormai nota. Dopo 15 anni, il nuovo responsabile tecnico del XV Municipio, ha negato il suo Nulla Osta, convinto che tutti i suoi predecessori avessero commesso un errore. Ma poi, dopo dieci mesi di incontri e riunioni, le interpretazioni del direttore tecnico si sono rivelate sbagliate: come descritto in una delibera della Giunta Comunale, il teatro poteva normalmente essere utilizzato.

A questo punto, pensavamo che tutto fosse risolto, ma purtroppo sorgeva un altro ostacolo: i dirigenti del XV Municipio avevano valutato la nostra permanenza abusiva, erogando una multa sei volte superiore al lecito.

A nulla sono valse le nostre formali opposizioni, anzi: l’area è stata addirittura messa sotto sequestro, e abbiamo chiesto, prima di ricevere l’esito della sentenza, di essere autorizzati a smontare le strutture.

Qualche giorno fa, il magistrato ha confermato che l’ammontare della multa a noi imputata (una cifra che supera il milione di euro), è assolutamente inammissibile, ipotizzando al massimo una somma pari ad un sesto della stessa.

Ora, tutta questa vicenda sta seguendo il dovuto iter legale, ma la cosa certa è una sola: il Gran Teatro non c’è più! L’azione di alcuni funzionari ha portato alla chiusura del più grande teatro d’Europa: un’azienda che dava lavoro a molte persone.

gran teatro ieri oggiLa nostra è una piccola impresa, di quelle eccellenti, nata da un progetto culturale che ha svolto una nobile attività per 15 anni: una Società accreditata, solvibile. L’investimento iniziale, di 3 milioni di euro (lo sottolineo: totalmente privato), ha portato, in questi anni, ad un fatturato di più di 16 milioni di euro, includendo l’indotto diretto.

Una Società sana, che ha dato occupazione a centinaia di giovani e a decine di aziende e che, non ultimo, ha permesso a tantissimi artisti, di tutte le età e carature, di esibirsi. La nostra è un’impresa fatta di persone, di quelle in cui si respira un’aria familiare e, quello che abbiamo costruito, e siamo stati costretti a demolire, lo abbiamo fatto con le nostre mani, letteralmente: conosco ogni singolo bullone di questa struttura enorme.

Non tenere conto di tutto ciò, vuol dire non volere bene al nostro Paese e alla nostra città, che lentamente muore ogni giorno.

Siamo stati un presidio di una delle tante periferie di Roma, un teatro che nella sua “carriera” ha ospitato 2.350.000 spettatori (una cifra mostruosa). 1.500 repliche, per di più a costo zero per i cittadini. L’ottusità di chi ci ha fatto chiudere è oggettiva e innegabile: tutto questo non può essere cancellato così, impunemente.

Ingenti investimenti privati dissipati, e un’azienda sana messa sul lastrico: nell’attuale situazione socioeconomica del nostro Paese, trovo che sia inammissibili. In tutti questi mesi ci siamo sentiti abbandonati, il mondo della politica, i Presidenti di tutti le Amministrazioni pubbliche, i loro Assessori, le Autorità competenti, i Prefetti, le personalità della cultura, gli intellettuali e tutti coloro che avrebbero potuto concretamente fare qualcosa, non hanno accolto i nostri appelli: nessuno si è interessato a quello che stava accadendo, nessuno ha manifestato l’adesione al nostro progetto.

Siamo rimasti soli, ma sostenuti da tantissimi cittadini che hanno firmato petizioni (più di 1000 firme in pochi giorni), appelli e condiviso la nostra storia sui social, mostrando la loro vicinanza al nostro progetto e il loro dispiacere per essere stati privati di un luogo di intrattenimento e cultura che, negli anni, avevano conosciuto e amato.

Noi abbiamo smontato le nostre strutture, così come ci è stato chiesto, e stiamo per riconsegnare l’area nelle condizioni in cui ci era stata affidata.

Ora Roma ha bisogno di una grande spinta. Per riaccendere le luci della nostra città è assolutamente necessario che le istituzioni sostengano le attività dei privati e ne favoriscano lo sviluppo.

Le nostre luci le hanno volute spegnere, ed ora, 3.000 poltrone di velluto, sono ammassate in un magazzino.

Il Gran Teatro mancherà a Roma. Molti spettacoli non potranno passare qui per mancanza di una location con le caratteristiche tecniche adatte, che il Gran Teatro aveva. Quando “dall’alto” se ne renderanno conto, sarà troppo tardi.

Stiamo chiudendo i cancelli alle nostre spalle, lasciando un piazzale spoglio e arido in una delle grandi aree della nostra periferia. Là, dove si sono esibiti i più grandi artisti nazionali e internazionali, dove hanno debuttato tantissimi giovani artisti e dove spettatori di tutte le età si sono emozionati, hanno riso, cantato, pianto, oggi non resta altro che asfalto e la triste ombra di un’occasione sprecata.”

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5 COMMENTI

  1. Indipendentemente da quella che sarà la verità giudiziaria sulla vicenda, non c’è dubbio che la desolazione di quel piazzale vuoto rispecchi più in generale la desolazione di una città, in termini istituzionali, politici e culturali. Così come appare quanto meno “singolare” che mentre l’intellighenzia di ogni ordine, grado e colore politico si è spesso esposta in prima persona per difendere situazioni spesso “insostenibili” ( come nel caso di alcune occupazioni abusive di teatri e spazi pubblici in genere), oggi si caratterizzi per il silenzio assordante sulla chiusura del Gran Teatro.
    Si è chiuso un occhio ( spesso anche due), ad esempio, sui costruttori che a fronte di colate di cemento non realizzavano poi le relative opere pubbliche previste dagli accordi con l’amministrazione, mentre non si è riusciti a trovare una soluzione ( equa e senza chiudere un occhio) che salvasse un luogo di cultura per la Nazione, per la Capitale e per il quadrante Nord di Roma in particolare? nel nostro ordinamento esiste il reato di “danno all’immagine della Pubblica amministrazione”; qualora il tribunale dovesse dare ragione al Gran Teatro, i dirigenti del Comune che hanno firmato la sua chiusura risponderanno di questo “danno”, per una città la cui immagine è già fortemente compromessa da altre vicende come Mafia capitale, rifiuti per strada e sindaci destituiti con atti notarili?

  2. Caro Lucio, ci troviamo in un momento in cui politici, ma anche funzionari di nuova generazionevnon sono assolutamente in grado di capire i sacrifici di chi soprattutto per passione, e per ricavarne il giusto compenso si imbattono in progetti che contribuiscono alla crescita culturale del nostro paese. Rimpiango gli anni 80 e 90 quando si è detto che si stava peggio. Io credo che il teatro e la cultura allora stava meglio. Un caro saluto da Elia Piroollo , che per il momento dirige ancora il Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore , da te progettato per quanto riguarda le infrastrutture e che sempre grazie a te è apprezzato da tutte le compagnie che si sono avvicendate. Chissà io quanto rimarrò. Dopo sei anni di corretta mia gestione è arrivata la funzionaria di turno che sta sconvolgendo tutto perché tutto funzionava bene. Chissà come andrà a finire. In bocca al lupo per te.

  3. Credo che un teatro così bello a Roma non ci sarà mai più, persone che hanno dato tutto per questa attività , continuano i soprusi a Roma dove nessuno ha il coraggio di schierarsi per una giusta causa. Io sono dalla vostra parte!!!!

  4. Il Sig. Viggiano ci ha raccontato la sua versione parlandoci di funzionari comunali cattivi e ottusi, un argomento di sicuro effetto e che suscita sempre simpatia e solidarietà.
    Si è dimenticato però di raccontarci con che tipo di autorizzazione voleva tenere aperto il Gran Teatro. Con un’autorizzazione “provvisoria” che dura da 15 anni (come MONDOFITNESS)? Forse il Sig. Viggiani pensa che il rispetto delle regole deve valere solo per quei cattivoni di Mafia Capitale? E dei 16 milioni di fatturato quale quota è stata pagata al Comune di Roma per lo sfruttamento del suolo pubblico e dei servizi connessi (vigili per regolare il traffico durante gli eventi, AMA per la pulizia successiva…)?

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