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Globe Theatre, Melania Giglio e i “Sonetti d’Amore”

love240.jpgA partire da lunedì 20 luglio il Globe Theatre di Villa Borghese ospiterà “Sonetti d’Amore”, un accattivante viaggio fra i versi più belli di William Shakespeare ai quali daranno corpo, voce e anima quattro personaggi. Abbiamo intervistato Melania Giglio, la portentosa attrice che ha selezionato i sonetti e che reciterà in questa novità assoluta.

il bardo e la sua musa, il conte e la dark lady

Lunedì 20 e 27 luglio (con inizio alle ore 21.15) e dal 21 luglio al 2 agosto (alle 18.30): nei lunedì di pausa e prima del “Re Lear”, il Silvano Toti Globe Theatre presenterà al pubblico uno spettacolo del tutto particolare che ha per filo conduttore l’amore. Quattro personaggi, interpretati da altrettanti attori, accompagneranno gli spettatori in una suggestiva escursione attraverso i componimenti poetici di Shakespeare.

Così, sul palco Alfonso Veneroso interpreterà il bardo stesso, la strepitosa Melania Giglio (che VignaClaraBlog.it intervista poco sotto) sarà la sua Musa, mentre Clio Cipolletta vestirà i panni del conte di Southampton e Francesca Mària impersonerà la Dark Lady. È prevista una ricca contaminazione musicale che va da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen a Alanis Morissette.

Melania Giglio: Rosalinda, Porzia, Margherita e tutte le altre

Nata a Torino, tifosissima granata, attrice e cantante, diplomata alla Scuola di Teatro del Teatro Stabile del capoluogo piemontese diretta da Luca Ronconi, scomparso lo scorso 21 febbraio, Melania Giglio ha partecipato a importanti musical sia in Italia che all’estero.
Oltre che con Ronconi, l’artista torinese ha lavorato con Peter Greenaway, Giuseppe Patroni Griffi, Giorgio Albertazzi, Daniele Salvo e Ugo Pagliai, mentre al cinema è stata la voce cantata della Regina Tuya nel film d’animazione “Il Principe d’Egitto”.

Sublime interprete shakespeariana, al Globe Theatre Melania Giglio ha magistralmente impersonato Rosalinda in “Come vi piace”, il Destino e Porzia nel “Giulio Cesare”, Margherita nel “Riccardo III” e lo spirito Ariel ne “La Tempesta”.

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Melania, prima di parlare dei “Sonetti d’Amore”, un tuo ricordo di Luca Ronconi… Luca Ronconi è stato il mio maestro e, come ogni vero maestro, mi ha fatto scoprire delle cose molto importanti di me. Ma, si sa, i rapporti con i maestri sono sempre conflittuali, molto ti danno e molto ti tolgono, in parte ti liberano, in parte ti dominano. Col tempo, però, resta – credo – soprattutto ciò che di buono hai ricevuto: il senso della disciplina, il non accontentarsi mai, l’orrore per la banalità in scena.

In base a quali criteri hai selezionato i sonetti dello spettacolo? Ho scelto i sonetti che mi hanno permesso di creare una “storia shakespeariana”. Li ho, dunque, fortemente contestualizzati: chi vedrà lo spettacolo assisterà ad un viaggio nei tormenti amorosi di Shakespeare. Nel creare questa piccola drammaturgia, assieme ad Alfonso Veneroso, mi sono comunque attenuta alle notizie storiche che abbiamo su Shakespeare rispetto a quel periodo, notizie che per quanto oscure, sono generalmente rispettate dagli storici.

Qual è il “verdetto” di Shakespeare sull’amore? L’amore, nei sonetti di Shakespeare, è lo strumento più forte per leggere il mondo stesso e l’animo umano. Dunque, è tutto: gioia, debolezza, passione, visione, sublimazione, violenza … tutto insomma, come una grande lente di ingrandimento sul mondo!

Cosa evidenzieranno le contaminazioni musicali? Fungono da intersezione drammaturgica e da “amplificatore” dello stato emotivo del personaggio. Quando un personaggio non può dire, non può esprimere il suo stato emotivo, ecco che viene la musica in suo soccorso. La Musica è inoltre il linguaggio con cui comunica il mio personaggio, La Musa che ispira Shakespeare…

Vuoi presentarci i tuoi compagni d’avventura? Sono tre artisti di grande talento! Alfonso Veneroso è un amico con cui collaboro da moltissimo tempo. Si è formato anche lui con Ronconi e poi ha lavorato con Carriglio, con Calenda, con Branciaroli e con moltissimi altri. Clio Cipolletta e Francesca Mària sono due giovani attrici di grande valore. Sono molto fortunata a collaborare con loro.

Perché bisogna vedere “Sonetti d’Amore”? Direi a qualcuno di venire a vedere i “Sonetti” perché sono un viaggio unico ed emozionante tra i versi del più grande poeta di tutti i tempi. Nessuno ha saputo parlare dell’uomo come Shakespeare: di solito la poesia viene letta e basta, invece qui prende letteralmente corpo, voce e anima. Penso che questo piccolo spettacolo sia un gioiellino e ne sono molto fiera.

Giovanni Berti

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