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Globe Theatre, “Come Vi Piace” conclude la stagione

globe.jpgIn scena fino al 23 settembre al Silvano Toti Globe Theatre, “Come Vi Piace” è una brillante commedia musicale che esalta l’amore e la vita semplice. Diretto da Marco Carniti, lo spettacolo conclusivo del suggestivo teatro di Villa Borghese (tre ore più l’intervallo) conquista gli spettatori grazie alle numerose canzoni, al suo carattere poetico e ad un cast di ottimo livello: straordinarie Melania Giglio e Pia Lanciotti, da dimenticare la performance del divo del piccolo schermo Daniele Pecci.

 AS YOU LIKE IT: GENESI E CONTENUTI

Basato sul romanzo “Rosalynde” di Thomas Lodge, scritto in versi e in prosa fra il 1599 e i primi mesi del 1600, rappresentato per la prima volta nell’agosto del 1600 o nel 1603, “As You Like It” è una commedia pastorale in cinque atti che contiene alcuni fra i principali temi del cristianesimo: la vita semplice, il perdono e la redenzione, oltre all’amore romantico e al matrimonio.
“Come Vi Piace” è una commedia gustosa ed etica attraverso la quale Shakespeare evidenzia la contrapposizione fra il mondo avvelenato della corte e quello puro della foresta, che stempera gli istinti malvagi e annienta le vane illusioni.

TRAMA

La commedia è ambientata in un ducato francese, ma la maggior parte dell’azione si svolge nell’idilliaca foresta di Arden.
Federigo ha usurpato il ducato ed esiliato suo fratello maggiore, il Duca legittimo (entrambi i ruoli sono interpretati da Nicola D’Eramo). Alla figlia del Duca spodestato, Rosalinda (Melania Giglio), è stato concesso di rimanere a corte solo perché è la migliore amica (nonché cugina) dell’unica figlia di Federigo, Celia (Pia Lanciotti).

Orlando (Daniele Pecci), un giovane gentiluomo che è destinato ad innamorarsi di Rosalinda, è costretto a scappare da casa sua anche a causa delle persecuzioni di suo fratello maggiore, Oliviero (Luigi Tabita). Successivamente, Federigo si arrabbia con Rosalinda e la bandisce dalla corte. Così, Celia e Rosalinda decidono di fuggire insieme, accompagnate dal giullare Paragone (Gigi Palla).

Dopo l’arrivo nella foresta di Arden, Rosalinda si traveste da uomo, dandosi il nome di Ganimede (Il paggio di Giove), mentre Celia si fa chiamare Aliena.

LO SPETTACOLO DEL GLOBE: NEL CAST BRILLANO MELANIA GIGLIO E PIA LANCIOTTI

Ad una prima parte veloce, incalzante e narrativamente molto ben strutturata, nella quale una gabbia campeggia sulla scena per sottolineare la prigionia degli esseri umani non beneficiati dal potere salvifico dell’amore, si contrappone una seconda sezione più meditata e maggiormente frammentata, dove i personaggi, ormai fuori dalla gabbia ma atterriti e smarriti in un bosco più immaginario che reale, più onirico che concreto, cercano faticosamente la strada che conduce alla felicità e alla salvezza.
Determinante in questa ricerca è Imene, l’essere soprannaturale che ferma il tempo e che induce i protagonisti ad usare l’immaginazione e la fantasia, a tirar fuori una vena di follia.

Immaginazione, fantasia e follia sono, infatti, gli strumenti che Shakespeare ritiene necessari per capire se stessi e per potere ambire all’amore, strumenti che neutralizzano le brutture del mondo e vanificano gli intrighi di corte, regalando finalmente la libertà agli essere umani.

L’amore, tramite l’intervento di Imene, assurge a deus ex machina in una commedia che, oltre a includere il celeberrimo discorso di Jacques, che afferma che “tutto il mondo è un palcoscenico dove uomini e donne sono degli attori che hanno le loro entrate e le loro uscite”, contempla le consuete e collaudate tematiche shakespeariane del teatro nel teatro (“ditegli che ho recitato bene”), dei travestimenti (Rosalinda si veste da uomo, non solo per non farsi riconoscere dopo la fuga, ma anche e soprattutto per mettere alla prova l’amore di Orlando) e degli equivoci (Febe ama Rosalinda credendola un uomo).

“Come Vi Piace” è una commedia con pennellate di tragedia nella quale Shakespeare è più moralista che altrove: il matrimonio è l’unica salvezza, lo sbocco naturale dell’amore romantico.

All’interno di un cast di ottimo livello si distinguono, per l’eccezionale bravura nella recitazione e nel canto, per l’intensità e la leggerezza della loro interpretazione, Melania Giglio (Rosalinda) e Pia Lanciotti, davvero le due superstars di uno spettacolo nel quale le numerose canzoni (composte da Arturo Annecchino) mettono in evidenza il carattere musicale e poetico del testo shakespeariano.

Deliziosamente lievi sono, poi, Federica Bern (una frizzante Audrey) e Gigi Palla (un Paragone stralunato, fanfarone ed irresistibile, “inizialmente una sorta di tutor – badante di Rosalinda e Celia, che una volta introdottosi nella foresta, cerca di trovare, con difficoltà considerato il suo “snobismo” cortigiano, la sua dimensione, trasformandosi in una specie di Papagheno in cerca della sua anima gemella: nel girotondo sentimentale di questa messa in scena, Paragone e Audrey rappresentano un po’ l’aspetto carnale dell’amore”, come ci ha detto l’attore) mentre si conferma il talento di Gianluigi Fogacci che, dopo aver interpretato magistralmente Bruto nel “Giulio Cesare”, restituisce agli spettatori un Jacques dolente e filosofico, il personaggio attraverso il quale emerge il pensiero shakepeariano sulla necessità di condurre una vita semplice per poter raggiungere la felicità.

Una sicurezza, inoltre, è Nicola D’Eramo, alle prese con il doppio ruolo del “Duca Nero” e del “Duca Bianco”, una duplice parte paradigmatica e simbolica della lotta fra male e bene.

Ci hanno sorpreso piacevolmente Barbara Di Bartolo, una Febe spumeggiante, e Roberto Mantovani, che per la sua bravura sembra quasi che reciti nell’inglese di Shakespeare, tanto riesce a dare al suo personaggio (Adamo, il servo fedele di Orlando) una connotazione tipicamente “british country”.

Carlotta Proietti trova il suo spazio regalando al pubblico una canzone intensa e appassionata, mentre Clara Galante (Imene) con il suo canto ipnotico ferma il tempo e conduce i protagonisti verso l’amore.

La messa in scena è bella e coinvolgente, talmente godibile e riuscita da farci dimenticare la performance di Daniele Pecci: il suo Orlando è piatto e scialbo, la sua recitazione accademica e a tratti stucchevole, i suoi movimenti legnosi ed impacciati. Cosa ci fa sulle assi del Globe? Qui non basta o non serve essere in grado di “bucare” lo schermo grazie ad una indiscutibile bella presenza!

Giovanni Berti

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