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Maurizio De Giovanni e il miracolo della lettura seriale

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La Festa del Libro e della Lettura, di cui vi abbiamo già parlato qui, si svolgerà dal 13 al 16 marzo presso l’Auditorium Parco della Musica. “Libri Come” prevede, fra gli altri, due appuntamenti con Maurizio De Giovanni, l’autore delle imperdibili serie del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone. Con lo scrittore partenopeo abbiamo chiacchierato di Maigret e di Georges Simenon, dei tempi che corrono, del noir contemporaneo e di molto altro ancora. E, inoltre, abbiamo saputo anche che…

Non solo noir

Nato a Napoli il 31 marzo 1958, sposato e padre di due figli, innamorato visceralmente della propria città, di cui peraltro rileva con lucida profondità sia le luci che le ombre, tifosissimo della squadra di calcio guidata da Rafa Benitez, Maurizio De Giovanni è lo straordinario autore dei sei libri finora dedicati al commissario Luigi Alfredo Ricciardi della Regia Questura di Napoli e dei tre romanzi incentrati sull’ispettore Lojacono e sui Bastardi di Pizzofalcone.

Noir, polizieschi, gialli: chiamateli come volete, le classificazioni non hanno alcuna importanza, sono utili solamente per orientarsi fra gli scaffali dei supermarket del libro. Fatto sta che i romanzi di De Giovanni – sia quelli ambientati negli anni trenta sia quelli cui fa da palcoscenico o da cornice la Napoli contemporanea – sono volumi che si divorano, che danno dipendenza senza che vi sia alcuna contro-indicazione (se non l’astinenza troppo prolungata), e che pennellano storie, persone e situazioni con una nitidezza ed una incisività davvero sorprendenti.

Nei romanzi di De Giovanni la trama “gialla” o “nera” – che viene imbrogliata e progressivamente sbrogliata coi tempi e nei  modi giusti – è sempre corroborata da altre trame, da molteplici storie che nutrono e rinforzano la già solida storia principale, senza che però ne costituiscano un semplice corollario e senza che ci si domandi soltanto “come andrà a finire”.

Andando di pari passo lo svolgimento della narrazione con lo svilupparsi delle narrazioni, le pagine di De Giovanni si fanno man mano sempre più evocative e profonde, diventano progressivamente sempre più corali ed affascinanti, fino a configurarsi come veri e propri film dal sapore neo-realista, poetici e non privi di speranza, ma senza filtri, senza abbellimenti e senza trucchi.

Provare per credere, diceva qualcuno. E, se non avete ancora provato, vi consigliamo calorosamente di farlo al più presto e seguendo quest’ordine:

Serie del commissario Ricciardi: 1) Il Senso del Dolore, 2) La Condanna del Sangue, 3 )Il Posto di Ognuno, 4) Il Giorno dei Morti, 5) Per Mano Mia, 6) Vipera.

Serie dell’ispettore Lojacono e dei Bastardi di Pizzofalcone: 1) Il Metodo del Coccodrillo, 2) I Bastardi di Pizzofalcone, 3) Buio per i Bastardi di Pizzofalcone.

Doppio appuntamento all’Auditorium

Le occasioni per incontrare Maurizio De Giovanni nell’ambito della Festa del Libro e della Lettura saranno due.

Venerdì 14 marzo, con inizio alle ore 21, la Sala Petrassi ospiterà “Serata Giallo-Nero”, un vero e proprio spettacolo multimediale in cui, condividendo il palco con Massimo Carlotto, Anna Bonaiuto e il musicista Maurizio Camardi, lo scrittore introdurrà le letture di Maigret, l’indimenticabile investigatore nato dalla penna di Simenon cui l’attore Giuseppe Battiston darà corpo, voce e anima.

Invece, domenica 16 marzo, con inizio alle ore 17, De Giovanni, insieme a Giancarlo De Cataldo e Diego De Silva, sarà protagonista, sempre in Sala Petrassi, di un appassionante reading tratto da “Giochi Criminali”, un libro che Einaudi ha pubblicato proprio in questi giorni e che racchiude quattro storie. Il quarto racconto è di Carlo Lucarelli, mentre quello firmato da De Giovanni si intitola “Febbre” e vede protagonista il commissario Ricciardi.

Il piccolo, ricorrente miracolo della lettura: a colloquio con Maurizio De Giovanni

Maurizio, perché Maigret è così amato dai lettori di tutto il mondo? Perché l’Immenso Simenon è uno degli scrittori più grandi del novecento, in assoluto; in possesso di una scrittura al tempo stesso serrata e sensibile, profonda e arrotondata, che fa seguire la storia col fiato sospeso e col segreto rimpianto di dover terminare il romanzo, prima o poi. E soprattutto perché Maigret ha portato il romanzo criminale per strada, togliendolo dagli esercizi intellettuali salottieri che fino ad allora ne costituivano il principale scenario.

Una delle caratteristiche dei romanzi di Simenon – e non parlo solo dei “Maigret” – è che in definitiva non ci sono i colpevoli, ma solo le vittime. Sei d’accordo? Assolutamente sì, ed è la chiave della narrativa nera. L’opportunità di una compiuta analisi sociale senza i toni distaccati e freddi della saggistica, con la macchina da presa in spalla, camminando attraverso i luoghi e le storie delle persone. Alla ricerca di una giustizia che gli uomini non riescono mai a compiere, lasciando dietro di sé una scia di lacrime e di sangue.

In “Buio per i Bastardi di Pizzofalcone” racconti la società di oggi: che tempi stiamo vivendo? Venticinque anni di spinta ottusa e inconsapevole sui conti economici, durante i quali multinazionali e organismi industriali hanno spinto sul consumo senza pianificare nulla oltre il semestre, hanno distrutto integralmente qualsiasi scala dei valori. Oggi, nelle metropoli occidentali, siamo solo quello che riusciamo a spendere. L’inevitabile crisi non è una causa, ma un effetto i cui risvolti non sono soltanto economici ma soprattutto etici; la classe borghese, abituata a certi standard di spesa e di consumo che non può reggere, si è indebitata in maniera irreparabile senza più riuscire a far fronte agli impegni assunti. Il ricorso al crimine è dettato sia dalla disperazione sia dalla coscienza della propria nudità morale, sempre maggiore.

Proprio in “Buio” ho notato che i riferimenti peculiari a Napoli sono più sfumati e il nome della città non è mai pronunciato. Si tratta di una scelta precisa, immagino, come a dire: lo scenario dei “Bastardi” potrebbe essere qualsiasi città europea… E’ esattamente così. Purtroppo gli attuali tempi e le modalità crescenti di comunicazione globale hanno reso le città un immenso franchising, uguali a se stesse e sostanzialmente unite in un’unica megalopoli insensata. Non nomino Napoli proprio per questo motivo, e ti ringrazio infinitamente di averlo rilevato.

Markaris, Indriðason, Xiaolong, direi che sei in ottima compagnia e anche loro lo sono: quali caratteristiche possiede quello che solo per comodità chiameremo “noir contemporaneo” per piacere tanto, per poter essere così incisivo? È l’unico genere, ammesso che i generi esistano, in grado di guardare in faccia alla realtà senza abbellimenti o eccessive introspezioni. L’ottica è sociale, ampia e assoluta, senza perdere la dimensione individuale, intimistica e sofferente del disagio che le persone vivono un po’ dovunque. Ho avuto modo di incontrare gli autori che citi, e condividono una spiccata sensibilità e l’attenzione all’individuo non operando una assurda disconnessione dal tessuto sociale; è un onore essere avvicinato a loro.

Tutti i libri hanno altre pagine dopo l’ultima: cosa vuoi dire con questo? Che c’è ancora vita dopo l’ultimo capoverso e che si sceglie se raccontarla o lasciarla immaginare? Fellini la lasciava immaginare, non mettendo mai la parola “fine” al termine dei suoi film, tu la racconti… Sono assolutamente convinto che le storie siano come la vita, e che quindi continuino anche dopo che abbiamo distolto da esse la nostra attenzione. I personaggi ai quali abbiamo dato un’anima continuano a camminare per le loro esistenze, incrociandosi e allontanandosi e vivendo e morendo per sempre, proprio come nella realtà che ci circonda. Solo le favole finiscono, col consolatorio “… e vissero felici e contenti”, che sappiamo quanto sia irreale. La serialità è implicita nel racconto, anche se la si può comunque ignorare; io mi affeziono alle storie, e continuo a sentirle accadere. Mi è naturale, prima o poi, ricominciare a scriverne.

Quando arriva il nuovo romanzo di Ricciardi? dai dacci qualche anticipazione ché siamo in astinenza…. Il prossimo romanzo di Ricciardi si chiamerà “In fondo al tuo cuore”; dovrebbe uscire a giugno, e sarà ambientato nel suggestivo borgo degli Orefici, subito dietro all’antico porto, e un po’ anche nell’isola di Ischia. Si svolgerà nella settimana che precede la festa del Carmine, uno dei momenti più belli dell’estate napoletana, il sedici di luglio. E farà molto, molto caldo.

Vuoi consigliare ai lettori di VignaClaraBlog.it cinque (o più, fai tu) libri che ami particolarmente? Certo. “Tutti per uno all’87° Distretto”, a titolo esemplificativo perché tutti i cinquantacinque romanzi del grande Ed McBain con protagonista questa squadra di poliziotti sono perle di assoluta bellezza. “Trilogia della città di K.”, di Agota Kristof, uno dei romanzi più duri e originali che io abbia mai letto. “Il Conte di Montecristo”, di Dumas, per l’attualità urticante che mantiene, un romanzo che si dovrebbe leggere una volta ogni due anni ricevendone sempre qualcosa di nuovo. “La donna dei fiori di carta”, del grande Donato Carrisi, che racconta l’amore, la morte, la dannazione e la bellezza col tono lieve del racconto davanti al fuoco. “L’amore ai tempi del colera”, la favola tenera e struggente di un’ossessione disperata che infetta e santifica un’intera esistenza.
Ma credo che ogni storia sia meravigliosa, e che la lettura sia un piccolo miracolo ricorrente al quale non si debba mai rinunciare.

Giovanni Berti

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