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Sloggerà dal Flaminio il grande pinguino?

axelpenguin.jpgPuò la prima pista di pattinaggio d’Italia per numero d’iscritti non essere in regola? Sembra di sì, il pinguino gigante di Piazza Mancini rischia proprio di doversi trasferire altrove. Una lunga storia di denunce e di ricorsi la cui fine però, a sentire gli interessati, pare ancora lontana. E intanto si litiga anche sul nome…

Cominciamo col ripercorrere la questione passo per passo.
Era Marzo 2013 quando, con un comunicato, il consigliere de La Destra in II Municipio, Massimo Inches, tuonò: “quella pista di pattinaggio non dovrebbe stare lì” riferendosi alla tensostruttura di Piazza Mancini e illustrando una serie di irregolarità amministrative oggetto di una denuncia alla Procura (leggi qui).

Dopo pochi giorni arrivò la replica dell’allora General Manager della struttura, David Centioni, che in una mail inviata in esclusiva a VignaClaraBlog.it rispose smontando punto punto le accuse e annunciando di aver fatto ricorso al Tar contro l’ingiunzione inviatagli dal II Municipio con l’ordine perentorio: “smontare tutto” (leggi qui).

E il 13 giugno il Tar si è espresso: il ricorso dell’Axel è stato respinto con questa motivazione: “il ricorso è improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse

Che ne sarà adesso dell’Axel? Il pericolo di essere “sfrattati” da Piazza Mancini è reale, così come è reale la preoccupazione dei mille e più iscritti.

Da settembre è subentrato un nuovo General Manager, Claudio Briganti, proveniente da un’altra realtà sportiva di Roma Nord, il Futbol Club. Adesso tocca a lui gestire la questione e convivere con la spada di Damocle dello sbaraccamento.

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Ai microfoni di VignaClaraBlog.it il nuovo GM si dichiara però fiducioso: “Quando sono arrivato qui conoscevo le problematiche legate al rinnovo delle autorizzazioni per la tenda dell’impianto. Sia io che la società confidiamo al 100% nell’esito positivo della questione. Dobbiamo pensare positivo di questa storia, perché se no ci troviamo tutti quanti, non dico senza lavoro, ma costretti a spostarci altrove. Neanche voglio pensare al posto in cui potremmo spostare l’impianto, siamo fiduciosi“.

E poi aggiunge: “Questo è un posto in cui si sposano cultura e sport, è una follia che il valore umano del progetto non venga tenuto in considerazione dal Comune e dal Municipio. Intanto partiamo con questa stagione, un po’ di timore c’è ma non ci penso. Se le amministrazioni locali riterranno di dover rispettare il nostro progetto, fatto di numeri, andrà bene. Tireremo fuori dei campioni per far capire al comune di Roma l’importanza dell’Axel, il centro più importante di cultura e sport che abbiamo a Roma. Abbiamo un ottimo avvocato amministrativista, di cui mi fido ciecamente, che ha detto che abbiamo tutte le carte in regola per procedere.. Ci fidiamo di lui, l’avvocato Di Raimondo“.

Anche l’avvocato Di Raimondo, interpellato dalla nostra redazione, si dice sereno sulla conclusione della faccenda.
Io sono fiducioso e ottimista per natura. Abbiamo a che fare con la pubblica amministrazione e la politica, quindi il procedimento è complesso, e come tale necessita di essere seguito con molta attenzione dall’inizio alla fine. Siamo sul pezzo e stiamo lavorando bene, siamo fiduciosi di raggiungere l’obiettivo“.

Gli obiettivi sportivi dell’Axel si conoscono bene, quelli legali dopo il rigetto del ricorso dal Tar ce li svela ancora il difensore.
Abbiamo deciso di non fare ricorso al Consiglio di stato. Il ricorso al Tar è stato rigettato per sopravvenuta carenza di interesse, perché nel frattempo è stato avviato un procedimento con il dipartimento di Roma Capitale per avere un titolo edilizio definitivo“.

E poi racconta la storia che ha portato a questa situazione di stallo: “Fino ad oggi l’Axel è andato avanti sulla base di titoli edilizi provvisori, chiamati DIA, rinnovandoli anno per anno, come tutti gli impianti della stessa natura. Questi titoli provvisori consentono di installare la struttura e, terminato il periodo stabilito, di smontare.
Nella denuncia, il Municipio diceva che il permesso era scaduto e quindi che l’impianto andava sbaraccato. Noi ricorrevamo al Tar facendo presente che il Municipio non aveva considerato le nuove DIA. Nel frattempo, però, l’Axel aveva avviato un procedimento con il Dipartimento Comunale per cercare di avere un titolo definitivo, per questo il Tar ha bocciato il ricorso, perché la materia del contendere non era più riferita ai titoli provvisori, oggetto del ricorso, ma doveva riguardare il nuovo procedimento.
La partita non si gioca più al livello municipale con titoli provvisori ma al livello comunale e dipartimentale cercando di ottenere un titolo definitivo
.”

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E nonostante che la giungla giuridica dove è andato a finire il povero pinguino sia complessa, l’avvocato Di Raimondo vede segnali positivi da parte di chi prende le decisioni.
Sono ottimista e fiducioso, la politica sta dando segnali di voler confermare l’impianto, perché rappresenta una grande iniziativa sportiva e sociale, molto apprezzata dalle persone e quindi da tutelare. D’altra parte la stessa amministrazione ci ha dato segnali per darci la possibilità di individuare un procedimento che porti alla legittimazione definitiva di questa struttura“.

Che qualche errore sia stato fatto a livello di gestione portando la questione a questa situazione di incertezza lo conferma lo stesso avvocato.
Il problema è che, a suo tempo, è stata fatta una domanda di permesso di costruire in maniera sprovveduta. Quello che l’Axel deve richiedere non è un permesso di costruire, che il dipartimento parrebbe aver rigettato, ma un procedimento per un altro titolo edilizio. C’è un piano regolatore da rispettare, che prevede la tutela degli impianti sportivi esistenti ma con un procedimento diverso. L’Axel aveva di fronte a sé tante alternative, ma non quella del permesso di costruire, a me come legale l’aver precedentemente introdotto una domanda del genere mi ha disturbato e non aiutato. La società è stata mal consigliata e, forse per eccesso di zelo, è stata fatta una domanda sbagliata“.

E’ come se andassi a caccia con il fucile e chiedessi il porto d’armi per difesa personale” esemplifica l’avvocato spiegando che “la domanda di permesso a costruire è stata una domanda sbagliata. Il dipartimento nel negare l’autorizzazione ci ha indicato la via da seguire, che è quella che abbiamo imboccato. Per questo motivo non abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza, né al Tar contro il diniego del dipartimento. Adesso diventa una corsa contro il tempo per ottenere il titolo edilizio definitivo, stiamo cercando a stretto giro di ottenere questi permessi. Entro l’anno dobbiamo sapere assolutamente di che morte morire, se entro l’anno non si definiscono le questioni rimaste aperte sarebbe difficile mantenere la struttura, entro un paio di mesi da oggi il problema si deve chiudere“.

Insomma, una bella gatta da pelare per quelli dell’Axel, che entro fine anno saranno costretti a sbaraccare tutto se non dovessero arrivare i permessi attesi.

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Ma non finisce qui. Il centro sportivo pochi giorni fa, tramite un comunicato affidato alle pagine di VignaClaraBlog.it, ha ricevuto una diffida all’uso del marchio Axel che sembra appartenere alla scuola di pattinaggio Axel Roma – Ice School che opera esclusivamente presso l’Ice Park di Viale Tor Di Quinto 57.
Stanno utilizzando impropriamente il nostro nome” hanno dichiarato dalla scuola diffidando i competitor di Piazza Mancini “dall’uso illegittimo ed indebito di tale marchio in abbinamento, diretto o indiretto, a corsi di pattinaggio sul ghiaccio” (leggi qui).

Ne abbiamo chiesto conto A Claudio Briganti che così ci spiega: “Sul problema del nome c’è una causa che va avanti da un po’. Noi come società e tensostruttura siamo conosciuto come Axel, anche il nostro sito si chiama Axel Roma. Axel è stato un grandissimo pattinatore, ed è anche un esercizio ginnico che consiste in una piroetta in alto che prende il nome dal pattinatore. Noi abbiamo dato il nome Axel al nostro simbolo, il pupazzone di un pinguino gigante che poi ha dato il nome alla tenda. Il problema dei marchi è un mondo di leggi a parte, dare un nome di un esercizio ginnico e come chiamarsi con un nome di indirizzo comune. La Ice-School è fisicamente molto vicina a noi e ha la stessa nomenclatura che è legata al loro marchio. C’è da dire anche che noi al livello sportivo non siamo Axel, solo la tenda si chiama Axel Roma. Quando partecipiamo alle gare siamo Asd Penguin e Axel è solo il nome del nostro pinguino. Speriamo che anche questo problema si risolva nel migliore dei modi“.

Avete presente il documentario sui pinguini con la voce di Fiorello, che raccontava la vita di questi simpatici animali al Polo Sud tra mille avversità? Ecco, il povero pinguino di Piazza Mancini, per colpa di scelte sbagliate, disattenzioni e una burocrazia dispersiva rischia nei prossimi mesi di dover cambiare casa.

E i mille iscritti che fluttuano sul ghiaccio dell’Axel sono ansiosi di saperne il destino.

Francesco Cianfarani

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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1 commento

  1. Storia esemplare dell’approssimazione e sciatteria nel nostro paese. Si può immaginare di avviare e gestire una simie attività (per altri versi lodevole) con una DIA (Dichiarazione Inizio Attività – attività “edilizia”) e non con un titolo “vero”?
    Sbaglio o l’attività in viale di Tor di QUinto è successiva all’apertura di piazza Mancini?

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