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Insugherata: fango, detriti e grandi privilegi

Dopo le giornate di maltempo delle passate settimane, la nostra redazione ha effettuato un sopralluogo nella Riserva Naturale dell’Insugherata, grande polmone di verde sulla Cassia, per verificarne lo stato in quanto, da quando è stata chiusa alla pubblica fruizione, è venuto meno anche il controllo indiretto che svolgevano alcuni tra i suoi più assidui frequentatori.

Le tracce evidenti dei motociclisti che abbiamo tentato di fermare lo scorso 5 novembre (leggi qui) sono subito al di là del fosso dell’Acqua Traversa. Evidentemente sono venuti dalla parte alta della Riserva, probabilmente dalla Trionfale, ed hanno scorrazzato in lungo e in largo sul terreno sabbioso e sulle colline coltivate a grano per poi andarsene tranquillamente in direzione del pianoro che costeggia il fosso dell’Insugherata.

Devono essersi divertiti un bel po’ perché nonostante il sole la Riserva è un mare di fango: la terra è stata trasportata in basso dalla violenza delle acque mentre non è da escludere che i fossi, in alcuni punti per la presenza di “tappi”, siano esondati

Le “flash-flood” non sono più un evento straordinario anzi si tratta di un fenomeno che si verifica con sempre maggiore frequenza e che ogni volta provoca ingenti danni: qualche anno fa parte di una collina è venuta giù travolgendo una porzione di bosco.

Siamo scesi sulle sponde melmose dei fossi e abbiamo accertato la presenza di alcuni “sbarramenti” formati da rami, sterpaglie, canne e tronchi d’albero. In alcuni casi la violenza dell’acqua ha eroso le rive facendo precipitare le piante di salice che sono andate ad incrementare la grande quantità di detriti e rifiuti.

Abbiamo controllato anche la frattura che si è verificata sulla collina prospiciente Tomba di Nerone: lo smottamento del terreno ha provocato una enorme voragine che si va sempre più estendendo nonostante i costosi lavori di sistemazione effettuati alcuni anni fa.

Forse il cedimento dei terreni potrebbe essere stato provocato proprio dall’uomo: il bravo e simpatico geologo Mario Tozzi lo ha spiegato in modo molto chiaro. Per motivi di sicurezza e onde evitare il ribaltamento dei trattori, le macchine agricole possono arare il terreno solo affrontando frontalmente le pendenze; ciò provoca, in caso di pioggia, un rapidissimo deflusso delle acque in una sola direzione con effetti a volte devastanti.

Dove il sentiero dirige al Bosco di Santo Spirito c’è un ponte in cemento che scavalca il fosso dell’Insugherata; una delle due arcate ha ceduto e dalla parte opposta si è creato un grosso “tappo” di tronchi e ramaglie tanto che la luce del ponticello non è più in vista.

L’acqua passa attraverso un piccolo passaggio e si può facilmente immaginare cosa accadrà quando l’ennesima “bomba d’acqua” investirà la Capitale.
Forse la cosa può non preoccupare i residenti ma è bene ricordare come il fosso dell’Insugherata esondò alcuni anni fa trascinando un mare di fango su Via Panattoni che venne chiusa al traffico.

Purtroppo la morte di alcune persone avvenuta nei giorni scorsi a seguito del nubifragio sulla Liguria e la Toscana è da attribuire proprio all’esondazione di alcuni torrenti le cui acque, ingrossate dalla pioggia e il fango, hanno travolto la sede stradale.

Nel momento di lasciare la Riserva abbiamo fatto poi una sconcertante scoperta: seguendo le evidenti tracce lasciate sul terreno dagli zoccoli di alcuni cavalli abbiamo accertato come pochi privilegiati possano avere accesso all’Insugherata attraverso “ingressi privati” che consentono di arrivare anche sui terreni di proprietà pubblica.

Mentre ai cittadini “peones”, ovvero quelli che non hanno alcuna autorità o credito con le Istituzioni, è impedito l’accesso alla Riserva, ad un pugno di privilegiati cavalieri e motociclisti è consentito di scorrazzare nell’Insugherata.

Francesco Gargaglia

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