Home ATTUALITÀ The day after, le dure misure anticrisi da oggi sono realtà

    The day after, le dure misure anticrisi da oggi sono realtà

    The day after, è un giorno in cui non si parla d’altro. Le tanto temute misure restrittive per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013, un anno prima del previsto, sono da oggi realtà. Ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto anticrisi. Un provvedimento molto duro, che arriva dritto dritto nelle tasche degli italiani. Si tratta di una correzione da 45,5 miliardi di euro. Questi i numeri: 20 miliardi per il 2012 e di 25,5 miliardi per il 2013.

    Uno sforzo aggiuntivo che va a sommarsi a quanto già deciso tre settimane fa. In molti casi le misure adottate sono state proprio quelle richieste al nostro governo dalla Banca centrale europea, tanto che la parola “commissariamento” è tornata prepotentemente alla ribalta.

    Nel corso della conferenza stampa in cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti hanno presentato la manovra, definita da molti “lacrime e sangue”, il premier ha detto: “Con il voto all’unanimità del Consiglio dei ministri abbiamo approvato la manovra che va nella direzione che la Banca centrale europea aveva indicato”.

    E ha aggiunto: “Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era quello di non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani, mi cito tra virgolette, ma la situazione mondiale è cambiata e abbiamo di fronte la più grande sfida planetaria ed è una sfida che ha colpito il Paese numero uno dell’economia mondiale come gli Stati Uniti d’America”. Concludendo: “Siamo personalmente addolorati, ma siamo soddisfatti, anche dell’apporto che hanno dato tutti i ministri. Abbiamo dentro di noi la sensazione di aver fatto fino in fondo il nostro dovere”.

    Quanto accaduto ieri sera, si può dire, ha segnato un evento epocale. E, in taluni casi, le reazioni dei diversi esponenti delle Istituzioni sono andate al di là della propria appartenenza politica.

    Gli italiani

    Ma, viene da domandarsi, il giorno dopo l’approvazione di una manovra che si preannuncia dura, durissima, dove sono gli italiani? E’ vero, per molti proprio questi giorni di agosto rappresentano il solo momento in cui è possibile concedersi una vacanza, dopo un anno di duro lavoro volto a portare a casa, spesso, giusto il necessario per sopravvivere.

    Ma lo spettro della povertà sembra stia bussando alle porte e lo scontento è elevato. Basta scambiare qualche parola con chiunque si incontra per le strade, in un negozio, nel proprio palazzo, o anche con il vicino di ombrellone. L’insoddisfazione è alta.

    Ma noi italiani non scendiamo in piazza. Almeno non lo facciamo ad agosto. Forse talmente stanchi, disillusi, convinti che “tanto non cambia niente”, rimandiamo a domani. Anche l’insoddisfazione, la protesta, sembra poter aspettare.

    All’estero

    Questo però non accade in molti altri Paesi. In Spagna, ad esempio, nonostante l’arrivo di agosto, non si è fermata la protesta degli “indignados”. La scorsa settimana in migliaia sono tornati in piazza per protestare contro la situazione economica e politica nel Paese.

    Sabato scorso, poi, migliaia di persone hanno marciato nelle principali città di Israele. A Tel Aviv si è parlato di 200mila manifestanti. I cittadini israeliani sono scesi in piazza per far sentire la propria voce contro il carovita e le politiche sociali adottate dal governo di Benjamin Netanyahu.
    Queste le richieste: una giustizia sociale, un futuro per le nuove generazioni e le dimissioni del premier Netanyahu. E con il passare dei giorni, l’avanzare del caldo, la protesta non si è fermata. Secondo quanto reso noto dal quotidiano israeliano Haaretz, questa sera gli israeliani torneranno in piazza in almeno undici città del Paese.

    E non dobbiamo dimenticare la Grecia, le cui piazze negli ultimi mesi sono state animate dalla gente arrabbiata con il sistema che ha ridotto al collasso il Paese.

    C’è chi protesta anche in Italia

    In Italia, invece,la situazione appare molto diversa. A cercare di sensibilizzare e unire gli italiani c’è un uomo che, in presidio davanti a Montecitorio, è in sciopero della fame da 71 giorni.
    Tutto è iniziato lo scorso 4 giugno (leggi qui). Basandosi sull’articolo 50 della Costituzione, Gaetano Ferrieri ha presentato tre petizioni chiedendo la riduzione del 50 per cento dello stipendio di parlamentari e amministratori pubblici e la riduzione del numero degli stessi parlamentari e amministratori pubblici; l’eliminazione di rimborsi, vitalizi, pensioni d’oro; il taglio del 90 per cento delle auto blu; la riforma della legge elettorale con eliminazione del bicameralismo perfetto e la nascita di una camera consultiva, formata da elementi della società civile; nuove elezioni.

    Per ottenere qualcosa però Ferrieri deve riuscire a portare in piazza 3 milioni di persone. Un numero enorme. Lui e chi gli sta accanto vorrebbero riuscirci proprio a Ferragosto ed invitano tutti i cittadini italiani ad unirsi e scendere in piazza attraverso il sito del presidio ad oltranza davanti a Palazzo Montecitorio e la pagina Facebook dedicata proprio al presidio.Una bella sfida, certamente. Ma Gaetano non vuole fermarsi e vuole procedere ad oltranza. Con il suo sciopero della fame, vuole riuscire ad unire, sotto il tricolore, tutti quei cittadini italiani stanchi di questo sistema.

    Il decreto anticrisi

    Ma vediamo in breve alcune delle misure contenute nella manovra aggiuntiva che il Cdm ha approvato ieri sera:

    – Per i lavoratori autonomi ci sarà un aumento della quota Irpef a partire dall’attuale 41 per cento per i redditi oltre i 55mila euro.
    – A rischio il pagamento della tredicesima mensilità per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa.
    – L’indennità di buonuscita, ovvero il trattamento di fine rapporto (Tfr), dei lavoratori pubblici sarà pagato con due anni di ritardo.
    – Sarà anticipo dal 2020 al 2015 l’innalzamento dell’età di pensionamento, a 65 anni, delle donne nel settore privato.
    – A partire dalle prossime elezioni verranno soppresse le Provincie sotto i 300mila abitanti e verranno riuniti i Comuni sotto i mille abitanti. Ci saranno poi dei nuovi limiti al numero degli assessori provinciali e comunali.
    Le 37 province sotto i 300mila abitanti, comprese quelle delle regioni a statuto speciale, che rischiano di scomparire sono: Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Benevento, Biella, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Crotone, Enna, Fermo, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, La Spezia, Lodi, Massa Carrara, Matera, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra Olbia Tempio, Oristano, Piacenza, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Terni, Trieste, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Vibo Valentia.
    – Sempre sul fronte dei “costi della politica”, scatterà l’incompatibilità tra il mandato parlamentare e gli incarichi pubblici e un taglio del 50 per cento dell’indennità se il parlamentare continua a esercitare la professione.
    – Le festività infrasettimanali non religiose saranno accorpate alla domenica. Sarà il caso, dunque, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Un fatto del genere non si verificava dal 1977, quando austerità e crisi petrolifera spinsero il governo di Giulio Andreotti a far saltare sette festività, tra cui l’Epifania che venne reintrodotta 10 anni dopo dal governo di Bettino Craxi.
    – In materia di contrasto all’evasione fiscale, sarà ridotta la soglia della tracciabilità dei pagamenti. Sarà di 2.500 euro il limite all’utilizzabilità del contante nelle transazioni e verranno comunicate all’Agenzia delle entrate le operazioni per le quali è prevista l’applicazione dell’Iva. Sanzioni, inoltre, più aspre, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.
    – Verranno attuati interventi disincentivanti per le pensioni di anzianità, con anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.
    – Ai dipendenti privati verrà prelevato il 5 per cento della parte di reddito eccedente i 90mila euro e del 10 per cento della parte eccedente i 150mila. Si tratta del cosiddetto contributo di solidarietà. La misura è già in vigore per i dipendenti pubblici e per i pensionati.
    – Taglio dei Ministeri di 6 miliardi di euro nel 2012 e 2,5 miliardi nel 2013.
    – Per quanto riguarda gli enti locali, verranno ridotti 6 miliardi di trasferimenti nel 2012 e 3,5 miliardi nel 2013. La riduzione dei fondi per le regioni sarà di un miliardo di euro.
    – Per le società verrà ridotta al 62,5 per cento la possibilità di abbattimento delle perdite.
    – Sul fronte dei servizi pubblici locali si guarderà alla liberalizzazione e verranno incentivate le privatizzazioni.
    – Per tutte le rendite finanziarie, ad eccezione dei rendimenti dei titoli di Stato, ci sarà un’aliquota unica di tassazione pari al 20 per cento.
    – Aumenteranno le tasse sui giochi e le accise su carburanti e tabacco.
    – Verrà reintrodotta la “Robin Hood Tax”, ovvero l’addizionale Ires su tutto il settore energetico. Per tre anni d’imposta a partire da quello in corso, l’addizionale Ires sui bilanci delle aziende sarà incrementata di 4 punti percentuali, passando dall’attuale 6,5 per cento al 10,5 per cento.

    Alemanno: manovra insostenibile che attacca il fronte sociale dei Comuni

    Fortemente perplesso il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che sul suo blog così commenta le misure anticrisi.
    “Tutto quello che viene tagliato ai Comuni diventa taglio alla spesa sociale. Noi sindaci siamo disponibili a fare la nostra parte, ma ci deve essere riconosciuta quell’autonomia che fa parte del progetto del federalismo: difesa della povera gente, dei costi sociali e autonomia per i Comuni. I tagli riguardano tutti i Comuni, indistintamente. Però ogni taglio che viene fatto a tutti i Comuni si scarica per il 10% su Roma Capitale.”

    “I tagli che ci sono stati comunicati oggi dal Governo attaccano il solo fronte sociale. Abbiamo quindi chiesto al Governo di fare un’attenta revisione, cercheremo di trattare anche in queste ore. Poi ovviamente cercheremo di fare modifiche sostanziali anche in Parlamento. Siamo disposti a qualsiasi genere di radiografia per capire se ci stanno sacche di grasso, costi della politica o altri fatti. Da questo punto di vista non vogliamo nascondere nulla. Per quanto ci riguarda, ribadisco che noi sindaci siamo disponibili a mettere ai raggi X le nostre spese, tutte incontenibili: a questo punto l’Anci deve mobilitarsi, anche se ci auguriamo che il Governo possa apportare le opportune correzioni ai tagli di cui oggi ci ha parlato.”

    “Oggi, mentre il ministro dell’Economia Giulio Tremonti prospettava i tagli alle Regioni e agli Enti locali, ho visto il presidente del Consiglio molto perplesso, per cui credo, anzi auspico, che la partita non sia ancora finita.
    La manovra è insostenibile: il taglio di 6 miliardi a Regioni e Enti locali è grave perchè pesa sui servizi pubblici essenziali. Sarà difficile continuare a lavorare con il taglio per il 2011 di 1,7 miliardi di euro e di 1 miliardo per il 2012. La città di Roma dovrà mettere in conto una riduzione delle sue risorse per 270 milioni di euro in due anni, visto che pesa per il 10% del totale. In ogni caso è bene ricordare che i Comuni hanno contribuito al debito per un 5%, mentre il restante 95% è stato prodotto dalla struttura centrale. “

    Stefania Giudice

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    4 COMMENTI

    1. E’ così difficile introdurre, per legge, l’utilizo della moneta elettronica, tutti i pagamenti, a partire da €. zero, devono essere effettuati con moneta elettronica (assegni, carta di credito, bancomat ecc. ecc.) iniziando dalle categorie dei professionisti e degli artigiani, i quali risultano essere i maggiori evasori, per poi estenderli ad altre categorie così come si è fatto con gli studi di settore, che a mio avviso sono ingiusti, con la certezza che chi sbaglia, come estrema ratio, venga cancellato dall’ordine o gli venga revocata la licenza o l’abilitazione, così come è stato, timidamentre proposto, nella mavorva bis di ieri. Ogni tanto, se dobbiamo copiare, copiamo qualcosa di buono da paesi dove l’equità fiscale è regola fondamendale di una società civile. Grazie.

    2. La proposta di Antonio mi pare sia di buon senso e solo apparentemente “invasiva”. Sarebbe necessario regolamentare (e calmierare) in modo diverso costi ed oneri relativi ai servizi bancari sottostanti al pagamento elettronico.

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