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XX Municipio – Mori (PdL): Sui nomadi a Roma Nord, Samuele Piccolo deve chiedere scusa

“Leggo con stupore le dichiarazioni del Consigliere comunale Samuele Piccolo che, seppur provocatoriamente, propone di rilocalizzare i nomadi di Muratella a Parioli, Fleming e Vigna Clara, perché solo così i residenti saprebbero cosa vuol dire vivere la periferia”. A dichiararlo è Giorgio Mori, Presidente della Commissione Politiche Sociali, Sanità, immigrazione e integrazione in XX Municipio, che, incalzando, così prosegue: “Samuele Piccolo conosce bene tali zone, dove peraltro ha finanziato centinaia di cene politiche negli eventi elettorali, e dovrebbe ricordare da quanti anni i domicili di tali residenti sono stati violati, stretti come in una morsa da campi rom e insediamenti abusivi, voluti dalle precedenti amministrazioni di sinistra.”

“Via del Bajardo, a Tor di Quinto, dove insiste uno dei campi più socialmente pericolosi della città, è una via tempestata da croci (per morti violente) e rappresenta un vero e proprio carcere a cielo aperto, dove da sempre decine di persone, sottoposte a misure cautelari, sono recluse e vivono ai limiti della sostenibilità, mentre i bambini crescono, non scolarizzati, ai limiti della sostenibilità (nel fango). Il Presidente Giacomini ed io – continua Mori – abbiamo chiesto da tempo lo sgombero del campo, ma sappiamo bene che la rilocalizzazione deve essere concertata col Comune, per modalità, tempi e compatibilità etniche e non ci sognamo nemmeno di indicare una zona dove trasferire asetticamente tale carico sociale. Infine Samuele Piccolo dovrebbe chiedere scusa alla famiglia Reggiani, visto che la tragedia del Novembre 2007 è avvenuta a venti metri dal Fleming ed è impossibile dire che tali zone debbono imparare a conoscere cosa significa vivere la periferia”.

“Bene aveva fatto il Sindaco Alemanno – conclude Mori – a revocare a Piccolo la delega alla sicurezza (ndr:leggi qui).”

 

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7 COMMENTI

  1. caro Cons. Mori, nonostante la distanza politica, lei ricorderà che a volte sono stato d’accordo con lei e che comunque apprezzo la sua passione politica (che mi sembra genuina) e la sua capacità dialettica, qualità necessaria ma purtroppo rara nel panorama politico attuale, soprattutto locale.
    Questa volta, al di là di qualche comprensibile venatura – me lo consenta, non si offenda – demagogica nel suo commento, ritengo che abbia fatto più che bene a stigmatizzare le parole di questo Piccolo (nomen omen), che deve essere lo stesso Piccolo che per mesi ha imbrattato illegalmente i muri della “nostra periferia” con i suoi giganteschi striscioni elettorali.
    Mori, mi auguro che, se il Pdl andrà incontro a rottura o disfacimento (cosa che appare quantomeno plausibile), lei abbia la forza, il coraggio e la possibilità di schierarsi dalla parte della giustizia, della legalità e della difesa della res publica.
    Poi, come nelle altre democrazie vere, i distinguo che ci divideranno saranno altri.

  2. Quante sterili e inconcludenti polemiche sui “nomadi” volgarmente detti “zingari”.
    Delocalizzazione, tradotto per la gente comune:dove c…..o li mettiamo?
    Nessuno li vuole, GIUSTAMENTE, in prossimità delle proprie abitazioni stante il loro sport preferito per mantenersi sia la caccia al portafoglio, beninteso quello altrui.
    Soluzioni? Tante e nessuna.
    Qualunque soluzione, anche quelle dettate dal buosenso, sarebbero tacciate o di eccessivo impegno ad “integrarli” secondo i dettami (o Diktat?) di certe parti politiche o di contro di “RAZZISMO”.
    Come evitare di essere catalogati in una delle due categorie?
    Personalmente un idea l’avrei, mi astengo dall’esprimerLa perchè essere catalogato in una delle due categorie non è tra le mie aspirazioni.

  3. Si fa fatica a crederci ma i fatti sono sempre i migliori amici e prevalgono sui pregiudizi : dati statistici alla mano si documenta che in Italia vi sono circa 140.000 tra Rom e Sinti e di questi circa 70.000 sono italiani e lo sono da secoli.

    Altri 30.000 Rom hanno passaporto rumeno (e fanno quindi parte dell’Unione Europea) e gli altri 40.000 provengono dalla ex Jugoslavia e non hanno avuto riconoscimento dai nuovi stati sorti negli ultimi anni nella regione balcanica.

    È importante ribadire ciò perché vi è la tendenza a considerarli tutti stranieri e extracomunitari.

    La maggior parte delle comunità Rom presenti in Italia è passata progressivamente negli ultimi trenta anni da un sistema di vita prevalentemente nomade a uno seminomade fino ad arrivare ad oggi, con l’adozione di un sistema di vita sedentario.

    Sono pochissime quelle che ancora attuano un nomadismo stagionale, alternando viaggi nel nord Italia nel periodo estivo per poi trascorrere l’inverno nelle residenze abituali, completamente estinte le famiglie nomadi. La scomparsa del nomadismo incide fortemente anche sui rapporti con gli altri gruppi.

    Anche i Rom hanno dovuto adattare la loro vita ai cambi epocali che l’Italia ha fatto nell’ultimo secolo : da una società prevalentemente agricola al forte processo di industrializzazione, e oggi di prevalente terziarizzazione.

    Sul piano sociale e politico nel corso degli ultimi anni si è andata delineando una maturazione che ha suscitato la nascita di forme associative e di movimenti di portata internazionale. Da oltre 40 anni esiste la fondazione dell’Unione Internazionale Romaní nata per difendere i diritti di questi popoli e tutelare la loro cultura. Alcune di esse vedono la partecipazione congiunta di Rom e gagé (così sono chiamati dai Rom le persone appartenenti ad altre etnie).

    In mezzo a situazioni di disgregazione sociale ed alla perdita di identità sorgono segnali contrapposti di speranza e di rinnovamento che testimoniano di una ribellione ad un destino amaro.

    Nulla di più falso, nessun essere umano sceglie di vivere di stenti, di miserie e di sporcizia se non è costretto. Molti vivono stipati nei campi nomadi, veri e propri ghetti dall’aspetto ripugnante, situati nei quartieri degradati delle città, sovraffollati, in condizioni igienico -sanitarie precarie, costretti a condividere uno spazio vitale con comunità estranee, rifiutati, disprezzati, minacciati dai residenti.

    Come ogni popolo, anche i Rom e i Sinti chiedono agli stati europei, di cui sono cittadini, di potersi organizzare autonomamente e di poter decidere liberamente della loro vita e non seguire i modelli culturali imposti dall’esterno.

    Tutte le costituzioni europee e le legislazioni comunitarie prevedono la difesa delle minoranze etniche e linguistiche come patrimonio nazionale che va riconosciuto e valorizzato.

    Così anche i Rom, Sinti e altri popoli con cui condividono l’origine, devono avere l’opportunità di scegliere i sistemi di vita più adatti e rispondenti alle proprie esigenze e a quelle delle proprie famiglie.

    Diritti fondamentali che riguardano prioritariamente la casa (solo a Roma sono oltre 5 mila le richieste di una casa popolare di persone appartenenti all’etnia Rom o Sinti) ; l’istruzione (la scolarizzazione dei bambini o la formazione a distanza per i gruppi nomadi); il diritto al lavoro e al riconoscimento delle peculiarità culturali di questi popoli.

    Le istituzioni pubbliche italiane, come e con gli altri Paesi europei, al netto delle posizioni strumentali di stampo propagandistico e di vantaggi elettorali, è impegnata nella protezione dei diritti dei Rom e nella loro integrazione ma ciò non significa chiamar fuori questo progetto da un contesto di legalità, dove i doveri sono imposti a tutti. ”Una sfida per l’Unione Europea”, come è scritto in una recentissima risoluzione del Parlamento europeo, una questione complessa, quindi, che sarebbe anche utile adottare in un’ottica di condivisione tra i Paesi comunitari perché sia politicamente sostenibile da quelli che sono più coinvolti da presenze e flussi di ingresso.

  4. Pira, leggo questo messaggio solo adesso e rimango sostanzialmente basito perchè Lei parla come un automa che mi ricorda terribilmente le precedenti amministrazioni Rutelli-Veltroniane in tema di integrazione, assolutamente al fuori dalla realtà che è quella del pensiero dei cittadini romani…
    Come dei nottambuli addormentati che camminano sul precipizio a occhi chiusi…
    Fatto salvo il rispetto che ho verso la Sua preparazione che ho imparato a conoscere, osservo che Lei dimostra ancora tutti i limiti su questa materia che hanno afflitto la sinistra romana negli anni in cui si sono propagati tutti questi problemi che stiamo cercando di risolvere.
    Ma ancora non lo ha compreso che si è generata una reazione di repulsione?
    Gli elettori di destra non li vogliono.
    Gli elettori di sinistra non li vogliono.
    I politici di destra non li vogliono.
    I politici di sinistra non li vogliono.
    Adesso si tratta di trovare delle soluzioni al problema, non ripetere le solite filastrocche.
    Ripete sempre ossessivamente quel ” i Rom chiedono agli stati europei, di cui sono cittadini, di potersi organizzare autonomamente e non seguire i modelli culturali imposti dall’esterno.”
    Ma questo è il solito controsenso…
    essere cittadini vuol dire appartenere ad una comunità organizzata (giuridicamente, fiscalmente, economicamente …) e dunque non ha senso “organizzarsi autonomamente” anche perchè tutti sappiamo che quei modelli culturali sono incompatibili e non possono essere consentiti. (famiglia, proprietà privata etc.)
    Allora rendiamo efficaci tutte quelle opzioni che, se adottate ab orgine, avrebbero cambiato il rapporto tra romani e nomadi. (Scolarizzazione, legalità, etc. )
    Ma sul serio … Non limitandoci a dargli i soldi e poi lavandocene le mani dicendo “ora pensateci voi”, perchè poi sappiamo che fine hanno fatto quei soldi …
    G.Mori

  5. Per il Sig.Vincenzo Pira:
    Tanto per darLe un ulteriore spunto di riflessione Le ricordo che il precedente governo romeno, sù richiesta del deputato che li ha sempre rappresentati, circa 2 anni orsono mise a disposizione dei nomadi 238 appartementi di 55 mq. alla periferia di Bucarest.
    I nomadi presero possesso degli appartamenti entrando con i loro animali al seguito e si accamparano talmente bene che iniziarono anche i falò all’interno. Il risultato fù che divamparono incendi con numerosi feriti e dopo circa 15 gg. abbandonarono gli appartamenti non prima di aver divelto tutto il possibile, infissi e quant’altro, per tornare spontaneamente ai “loro” campi.
    Cortesemente legga anche la stampa romena tradotta in inglese e in particolare il commento del parlamentare che ancora oggi li rappresenta che alla veneranda età di circa 80 anni non trova da 1 anno un suo successore perchè nessuna comunità nomade o rom ha ancora indicato un nome.
    Conosce la gerarchia interna che governa i nomadi e i rom?
    Conosce le trattative che precedono i loro matrimoni?
    E’ a conoscenza che a Roma un indiscusso capo rom vive in una tenda, seduto sù un trono vero, dove riceve i rapporti giornalieri sugli “incassi” ?
    Immagino che Lei sappia da quali attività, svolte anche da minori, vengano quegli “incassi”.
    Ci si può confrontare sulle soluzioni da intraprendere ma in primis cerchiamo di conoscere a fondo la loro cultura e il loro modo di vita.
    Integrazione? Certo ma deve essere reciproca e provi a chiedere al primo nomade o rom che incontra che cosa iintende per integrazione. La risposta è sempre che non intendono rinunciare alle loro tradizioni ed in particolare a rifiutare sdegnosamente l’idea che i quattrini sono il corrispettivo di lavoro; per loro i quattrini si procurano come sempre, elemosinando e talvolta illegalmente.
    Hanno un loro personalissimo senso di solidarietà e sussidiarietà che gli ha consentito e gli consente di sentire la loro comunità come l’unica possibile e praticabile a prescindere dalle nostre legittime esigenze di altra comunità.

  6. Temi complessi non possono essere affrontati con slogans propagandistici e tanto meno essere contenuto di polemiche o strumentalizzazioni di parte. “Gli zingari nessuno li vuole”. Può essere una soluzione e in tanti nella storia hanno tentato di risolvere il problema in questo modo.
    Era questa anche la posizione di chi chiedeva le famose 20 mila espulsioni. Avendo poi responsabilità di governo l’atteggiamento e le decisioni sono state prese in altro modo : organizzare campi controllati, affidare la prefetto di Roma la responsabilità del tema, chiudere gradualmente i campi abusivi, favorire l’accesso alla scolarizzazione e i servizi sanitari, ecc.
    Ciò non è semplice e no ha il consenso di tutti. Alcune organizzazioni di destra hanno riempito di manifesti i nostri muri chiedendo al sindaco chi paga l’acqua e la luce nei campi Rom. Altri protestano appunto perché non vogliono i campi vicino alla propria casa (si veda la polemica tra i presidenti del 19° e 20° Municipio di qualche mese fa).
    Io ho le mie idee e le difendo ovunque, a prescindere dalla colorazione partitica di appartenenza.
    E accetto il confronto con argomentazioni serie, pronto a correggere eventuali posizioni non sui principi fondamentali ma sulle modalità di applicazione pratica e amministrativa degli stessi.
    Si tratta appunto, come suggerisce il consigliere Mori, di “trovare delle soluzioni al problema, non ripetere le solite filastrocche”.
    E i miei riferimenti normativi sono la Dichiarazione Universale dei diritti umani e la Costituzione italiana .
    Sono convinto come dice il sig. Cesare, che il tema è difficile e so bene che vi sono tanti problemi delicati e che non tutte le posizioni espresse anche dai Rom mi convincono (fra l’altro anche tra loro vi sono differenze). Come non ritengo adeguata la scelta del sindaco Alemanno di aver scelto Najo Adzovic come suo riferimento con questa motivazione: “Ho bisogno di avere una persona di mia fiducia nella comunità rom – ha spiegato Alemanno – affinché possa spiegarmi i problemi dei nomadi a Roma”. Ci sarebbero modalità migliori e più democratiche.
    Concordo invece con gli obiettivi del prefetto Pecoraro :
    «Vogliamo superare l’emergenza nomadi ampliando i campi ed estendendo i controlli, per dare più sicurezza e certezza sulle verifiche delle presenze, ma anche iniziare, per chi vi abiterà, un percorso di formazione e di avviamento al lavoro, scolarizzazione e vaccinazione dei bambini». «In ogni caso – prosegue il prefetto di Roma – non è possibile un assistenzialismo permanente. Il campo attrezzato non è l’obiettivo finale. Il campo è un passaggio per dare a queste persone la possibilità di un futuro normale. La nostra attenzione è centrata soprattutto su giovani e bambini».
    Posizione di chi responsabilmente conosce il Diritto europeo e le leggi dello stato.
    Piaccia o non piaccia, i Rom sono parte integrante della civiltà europea da oltre migliaia di anni. Oggi, con una popolazione stimata intorno ai 10-12 milioni di persone, i Rom costituiscono la principale minoranza etnica in Europa e sono presenti in tutti e 27 gli Stati Membri dell’UE. La maggior parte di essi sono cittadini comunitari. Ciononostante, la loro situazione è caratterizzata da una discriminazione costante e dall’esclusione sociale. Oltre ad essere a rischio di povertà e disoccupazione, sono oggetto di stereotipi e pregiudizi.
    La Commissione europea, riunita a Cordoba in occasione del secondo Vertice Europeo sui Rom (8-9 aprile 2010) ha sottolineato come l’integrazione dei 10-12 milioni di Rom – una popolazione grande come quella del Belgio o della Grecia – costituisca una responsabilità comune degli Stati membri e delle istituzioni UE.
    Ha affermato Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza “La nostra è un ‘Unione fondata su valori forti, ragion per cui dobbiamo assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei Rom. La discriminazione contro questa minoranza etnica è inaccettabile. Trovare soluzione ai loro problemi va a tutto vantaggio delle nostre società ed economie. Soltanto con un’azione sostenuta e coordinata riusciremo a fare la differenza nell’interesse dei Rom in tutta Europa.”
    Io condivido queste posizioni; altri la pensano diversamente. Combatto con le armi della democrazia che vuole discriminare; rispetto e discuto razionalmente con chi vuole trovare le migliori deliberazioni per applicare adeguatamente i diritti umani e i principi costituzionali vigenti.

  7. caro mori il vice presidente del consiglio comunale “samuele piccolo” ha fatto una giusta provocazione ..per chi là capita… ho forti dubbi che lei l abbia capita! impari a decifrare prima di scrivere.Io sono stato per 2 volte elettore di samuele e ci fossero politici puri come lui che quello che promette mantiene nonostante mettere a rischio la “poltrona” avrei voluto vedere lei al suo posto quando ha preso netta posizione sul discorso del ama..ecco perche il sindaco “fascista “ha revocato la delega a piccolo.. gelosia si ma non diffamazione verso il primo delgi eletti piu punito del suo partito!!!

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