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Bar Euclide – ancora disoccupati i 50 dipendenti

Piazza EuclideNel gennaio scorso ha chiuso il Bar Euclide sito nell’omonima piazza del quartiere Parioli e a distanza di più di sei mesi, quasi tutti i 50 dipendenti sono ancora disoccupati. Noi di VignaClaraBlog, nei limiti delle nostre possibilità, abbiamo deciso di dare seguito all’appello lanciato dal lettore Ginetto nel suo commento al nostro articolo sulla chiusura della stazione Euclide della Ferrovia Roma Nord e di dare un minimo di visibilità al dramma di chi ha perso il proprio posto di lavoro nella speranza che questo possa essere di aiuto nella risoluzione della vicenda.

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Abbiamo così contattato Ginetto, il quale, essendo in corso una causa giudiziaria, ci ha chiesto di non pubblicare le sue generalità, per farci raccontare cosa è successo. Se oggi si pronuncia il nome di Euclide, il pensiero di un considerevole numero di romani va prima a cornetti e tramezzini e solo poi al matematico greco sui cui postulati da 23 secoli si fonda la geometria; il merito di ciò è certo di Annibale Olivetti che nel 1950 venne nella capitale da Monteleone di Spoleto per seguire il sogno di aprire un locale che sapesse innovare il gusto di mangiare e bere.

Da questo sogno nacque il locale le cui saracinesche sono oggi mestamente abbassate e gli altri due bar pasticceria omonimi siti nel quartiere Vigna Clara.
Annibale Olivetti scomparve prematuramente nel 1984 e i tre locali passarono alla moglie e ai figli e più recentemente furono dati in gestione a terzi; quello di Piazza Euclide fu dato in gestione alla Mobi S.r.l. che, con un investimento di oltre 4 milioni di euro, lo riaprì nel 2005, dopo una chiusura di oltre sei mesi per radicali lavori di innovazione e ristrutturazione.

La causa della chiusura è una sentenza di sfratto esecutivo per morosità datata maggio 2008: il debito accumulato nei confronti della società proprietaria dello stabile, l’Immobiliare Piazza Euclide (il cui amministratore è Azzurra Caltagirone, figlia del noto costruttore e moglie dell’Ex-Presidente della Camera Pierferdinando Casini), era arrivato a 680.000,00 €; la Mobi S.r.l. ha impugnato la notifica di sfratto sostenendo che il debito era dovuto ad un raddoppio del canone di affitto, che ammontava a 32.000,00 €, deciso unilaterlamente dalla proprietà.

Nonostante l’opposizione dei gestori la sentenza di sfratto è andata avanti e così all’alba del 2 gennaio 2009 un piccolo esercito composto da una sessantina di poliziotti e carabinieri, in quella che a molti è sembrata essere un’azione antiterrorismo, apponeva i sigilli agli ingressi del locale.

Le prime dichiarazioni dell’amministratore della Mobi s.r.l., Giuliano Giurgale, esprimevano massima preoccupazione per la sorte dei dipendenti ed indicavano come priorità assoluta la loro ricollocazione lavorativa in un altro locale. Purtroppo la storia ci racconta che tali parole sono rimaste lettera morta e che la Mobi S.r.l. è fallita nel marzo 2009 per debiti nei confronti dei fornitori oltre il milione di euro.

Ad oggi ufficialmente nessuno si è ancora fatto avanti con un progetto concreto per riaprire i battenti e restituire al quartiere il suo storico bar e ai dipendenti rimasti disoccupati un lavoro ed uno stipendio per affrontare la crisi economica che sta attanagliando l’Italia e non solo; speriamo che non si debba aspettare ancora a lungo.

Giuseppe Guernica Reitano

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2 COMMENTI

  1. Ringrazio per l’ attenzione che avete rivolto alla nostra situazione e invito tutti i lettori
    del blog a esprimere la loro solidarietà su questo spazio.

  2. Purtroppo in queste vicende chi ci rimette sono sempre i più deboli.
    In bocca al lupo perché tutti posano trovare presto una nuova occupazione confacente alle loro professionalità e necessità personali.
    Michele G.

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