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Parcheggio del Pincio – ecco le conclusioni della commissione dei saggi

pinciothumbnail.jpgEra stato deciso il 9 Luglio in una riunione fra il Sindaco Alemanno e Carlo Ripa di Meana, Presidente della sezione romana di Italia Nostra: il progetto che prevede la realizzazione del parcheggio del Pincio sarebbe stato oggetto di studio da parte di una commissione di saggi, nominati dal Campidoglio, con il  compito di valutare tutte le opinioni negative espresse in merito da Italia Nostra e da tantissimi urbanisti. Lo aveva anticipato VignaClaraBlog con un articolo del 16 Luglio  
Apprendiamo oggi dal sito del Comune di Roma che la commissione ha formalizzato le proprie conclusioni in merito allo “sventramento in atto” del Pincio. Le riportiamo qui di seguito.

“Gli aspetti architettonici e ambientali che verrebbero toccati dalla realizzazione del nuovo parcheggio rappresentano un motivo di allarme per la salvaguardia della qualità paesaggistica e storico-monumentale del sito”. Lo afferma la relazione preliminare della commissione di studio sui lavori per il parcheggio interrato del Pincio, nominata dal sindaco Alemanno e insediatasi il 9 luglio.

La commissione ha concluso i suoi lavori l’8 agosto, dopo un mese di lavoro, quattro riunioni, il sopralluogo sul posto, l’analisi dei documenti tecnici del progetto e l’audizione di rappresentanti di Italia Nostra. La relazione preliminare tocca soltanto gli aspetti tecnici e di tutela storico-artistica, “senza entrare nel merito degli aspetti giuridici e procedurali”.

A parere degli esperti chiamati a valutare il progetto, dunque, per svuotare il colle e inserirvi la nuova struttura occorre demolire e ricostruire tutta la parte centrale del piazzale panoramico del Pincio. Il piazzale stesso diverrebbe la copertura del parcheggio. Rilevante il rischio di “compromettere in modo irreversibile il valore storico e la qualità estetico-ambientale dei luoghi”, dalle “memorie archeologiche” alle architetture più recenti.

I lavori, prosegue la commissione, avrebbero comunque riflessi su piazzale Napoleone I, soprattutto a causa delle strutture a servizio del parcheggio (griglie di aerazione, uscite delle scale d’emergenza) che possono compromettere “la bellezza del piazzale e del giardino storico”.

Altri aspetti critici del progetto: gli accessi del parcheggio, sia per le auto che pedonali, con galleria e archi posticci; dubbi su possibili interferenze dei lavori con le canalizzazioni settecentesche del Valadier e dunque con il buon funzionamento della “mostra” dell’acqua; scarsità delle valutazioni d’impatto finora condotte. Quanto al problema dei resti archeologici, invece, la commissione afferma che “quelli finora rinvenuti non sembrano compromettere la realizzazione dell’opera”.

“Le perplessità maggiori”, conclude la commissione, restano invece quelle sul piano architettonico, culturale e del paesaggio. Sotto questo profilo, il rischio è che l’intervento alteri “il senso identitario dei luoghi e quel carattere di forte unitarietà architettonica che caratterizza l’intero complesso monumentale”.

Letto il documento, il sindaco Alemanno ha dichiarato che le opinioni della commissione saranno valutate con attenzione. Dal lavoro degli esperti, osserva il sindaco, “emerge una forte spinta a modificare il progetto”, mentre l’ipotesi di un’eventuale revoca va valutata sotto il profilo “dei costi economici”. Gli esiti della commissione, ha concluso Alemanno, sono al vaglio degli uffici tecnici comunali e una decisione definitiva sarà presa entro fine agosto.

Ecco il testo integrale della relazione redatta dalla commissione.

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2 COMMENTI

  1. Avendo partecipato attivamente alla campagna di Italia Nostra contro questo mostro ecologico, mi rendo conto di quanto sia difficile fermare un’opera mastodontica sulla quale sono stati investiti milioni da una sciagurata gestione “economica” dei nostri beni culturali e ambientali.
    Non ci sono argomenti che possano fermare i cementificatori che hanno avuto finora il permesso di agire d’accordo con gli amministratori: soltanto il buon senso, che però si scontra con l'”affare economico”.
    Il Pincio va salvato non per i ritrovamenti archeologici, ma perché soggetto alla tutela della legge come villa storica e monumentale. Tant’è: non si può toccare, per legge.
    Invito i lettori – non essendo io in grado di fornire spiegazioni tecniche e legali convincenti – a consultare http://www.archiwatch.it, il sito del Prof. Giorgio Muratore, almeno per farsi quattro risate leggendo i commenti degli architetti “veri” sulle decisioni dell’amministrazione capitolina.
    Sandro Bari

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