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Roma, nel frattempo continua lo sventramento del Pincio

Da Sandro Bari, Presidente del Comitato per il Tevere e dell’Associazione culturale Roma Tiberina, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

17-maggio-08-1.jpgA seguito della campagna di denunce e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica attuata da Italia Nostra con l’appoggio del WWF, del Gruppo dei Romanisti, di associazioni culturali, di storici e archeologi, di personaggi come Fuksas, Aymonino, Portoghesi, Insolera e mille altri, i gestori dei lavori di scavo nel Piazzale del Pincio (l’ATAC) hanno ritenuto di aprire alla vista del pubblico due piccoli varchi per permettere di osservare lo svolgersi dei lavori. Tali lavori, in occasione di ripetuti sopralluoghi, dalle indagini fotografiche di Allan Ceen del 2004 alle immagini recentissime riprese nascostamente per l’omertà di chi vi opera, hanno messo in luce reperti che vanno dal I al V secolo d. C., nonostante le dichiarazioni del soprintendente Angelo Bottini che (8-8-07) ha dichiarato con protervia: “Al Pincio la Domus non c’è, inutile usare l’archeologia per combattere il parcheggio”. Quel parcheggio inutile e dannoso contro il quale si batte il mondo della cultura, è però un “affare” troppo grosso perché gli amministratori coinvolti se lo lasciassero scappare per “quattro reperti senza importanza”. Infatti gli scavi procedono da mesi, e come rilevabile dalle foto in nostro possesso, la zona interessata è vastissima e così l’estensione dei ritrovamenti, i quali vengono esaminati da personale “incaricato, ma non facente parte della Soprintendenza archeologica”, poi vengono abbattuti dalle ruspe e portati via con camion coperti, per essere scaricati non si sa dove.

cimarosa-28-aprile-08.jpgIn due bacheche da pochi giorni sono stati esposti due fogli (non firmati) che danno una versione di comodo e contraddittoria dello svolgersi delle operazioni di scavo. In antitesi con l’affermazione di Bottini, si ammette l’esistenza di numerose strutture antiche perché la zona era occupata dalle residenze signorili già dal I secolo (villa di Lucullo ecc,), si riconosce che già dal XVI secolo nella zona veniva collocato un grande edificio a pianta centrale, si evidenzia “l’importanza dell’indagine stratigrafica delle strutture di età antica presenti sul piazzale restituendo alla conoscenza storica un settore importante della topografia di Roma antica”. Nel frattempo le strutture che abbiamo fotografato nel corso degli scavi il 13 febbraio, il 13 marzo, il 17 marzo e il 28 aprile sono in buona parte “scomparse”, eliminate dalle ruspe, cimarosa-17-maggio-08.jpgcome rilevabile dalle foto di ieri 17 maggio. E l’abbandono e l’assoluto degrado di tutta la zona circostante possono essere esemplificati da due sole immagini emblematiche: come si presentava giorni fa il busto (uno dei pochi rimasti interi) di Domenico Cimarosa (vedi foto a sinistra) e come è visibile oggi, con un “cesso” attaccatogli di fronte (vedi foto a destra).

17-maggio-08-2.jpg“Qualcuno” ieri, tra la curiosità del poco pubblico presente sul Piazzale del Pincio, ha attaccato alle verdi paratie che nascondono lo scempio il foglio visibile in questa foto. Null’altro da aggiungere, se non il profondo senso di vergogna di fronte ai turisti, che trasecolano quando spieghiamo loro che lì sotto il Comune ha disposto l’inserimento di un fabbricato di sette piani per un… parcheggio!

Sandro Bari Presidente del Comitato per il Tevere e Presidente dell’Associazione culturale Roma Tiberina (per contatti comitatotevere@tiscali.it, romatiberina@tiscali.it)

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