Home ATTUALITÀ La scuola non si divide: la Repubblica include

    La scuola non si divide: la Repubblica include

    Galvanica Bruni
    A me pare che si voglia trasformare una questione organizzativa e pedagogica in una questione di appartenenza: italiani da una parte, non italofoni dall’altra. È una strada sbagliata e pericolosa, perché la scuola pubblica non deve separare le differenze, ma insegnare a viverle.
    L’articolo 3 della Costituzione impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza; l’articolo 34 afferma che la scuola è aperta a tutti. Non esistono bambini di serie A e bambini di serie B, né italiani più cittadini degli altri.
    I dirigenti scolastici devono certamente formare le classi con criteri equilibrati, trasparenti e non discriminatori. Ma l’equilibrio non può diventare una forma mascherata di segregazione. La lingua familiare, l’origine o la cittadinanza non possono essere utilizzate per costruire classi degli “altri” e classi degli “italiani”. Un politico emergente della destra ha riproposto le classi differenziate per le persone con disabilità e per i “non italiani”.
    Se esistono difficoltà linguistiche, servono insegnanti, mediatori, sostegno all’apprendimento e politiche serie di inclusione. Non muri.
    Il Municipio può e deve favorire il dialogo tra scuole, famiglie e istituzioni, senza interferire nell’autonomia scolastica. Ma dovrebbe farlo partendo da un principio inequivocabile: la scuola non deve proteggere i bambini dalle differenze; deve educare tutti i bambini a convivere nelle differenze.
    Il diritto naturale della persona viene prima di ogni appartenenza amministrativa. E la cittadinanza democratica non discrimina: include.

    Questa non è una posizione di parte. È la Costituzione. E su questo terreno nessuno dovrebbe cercare scorciatoie politiche o propagandistiche.

    di Vincenzo Pira

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