
In una nota Dario Antoniozzi, coordinatore del XV Municipio per Fratelli d’Italia del Municipio XV denuncia che in una scuola del municipio una madre ha segnalato “la difficoltà della figlia, inserita in una sezione a netta prevalenza di alunni non italofoni, a fronte di altre classi nello stesso istituto riscontrate come del tutto omogenee… La presenza di bambini non italofoni in una classe non è, di per sé, un problema da risolvere. Il problema nasce quando la scuola non dispone degli strumenti necessari per garantire a tutti pari opportunità”…
A me pare che si voglia trasformare una questione organizzativa e pedagogica in una questione di appartenenza: italiani da una parte, non italofoni dall’altra. È una strada sbagliata e pericolosa, perché la scuola pubblica non deve separare le differenze, ma insegnare a viverle.
L’articolo 3 della Costituzione impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza; l’articolo 34 afferma che la scuola è aperta a tutti. Non esistono bambini di serie A e bambini di serie B, né italiani più cittadini degli altri.
I dirigenti scolastici devono certamente formare le classi con criteri equilibrati, trasparenti e non discriminatori. Ma l’equilibrio non può diventare una forma mascherata di segregazione. La lingua familiare, l’origine o la cittadinanza non possono essere utilizzate per costruire classi degli “altri” e classi degli “italiani”. Un politico emergente della destra ha riproposto le classi differenziate per le persone con disabilità e per i “non italiani”.
Se esistono difficoltà linguistiche, servono insegnanti, mediatori, sostegno all’apprendimento e politiche serie di inclusione. Non muri.
Il Municipio può e deve favorire il dialogo tra scuole, famiglie e istituzioni, senza interferire nell’autonomia scolastica. Ma dovrebbe farlo partendo da un principio inequivocabile: la scuola non deve proteggere i bambini dalle differenze; deve educare tutti i bambini a convivere nelle differenze.
Il diritto naturale della persona viene prima di ogni appartenenza amministrativa. E la cittadinanza democratica non discrimina: include.
Questa non è una posizione di parte. È la Costituzione. E su questo terreno nessuno dovrebbe cercare scorciatoie politiche o propagandistiche.
di Vincenzo Pira
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