
Con l’inizio del nuovo anno scolastico al Pascal c’è una novità importante. Anzi, per Labaro e per una buona fetta di Roma Nord, è la fine di un’epoca: il professor Antonio Volpe non è più il dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore Biagio Pascal.
Dal primo settembre Volpe ha lasciato Roma dopo nove anni alla guida dell’istituto per trasferirsi in Campania, a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli. Un avvicinamento alla famiglia e alla sua terra d’origine, Piano di Sorrento.
Una scelta personale comprensibile, che chiude però un lungo capitolo della storia del Pascal. Perché tra la scuola che Antonio Volpe prese in mano nel 2017 e quella che lascia oggi c’è una differenza che va ben oltre un cambio di denominazione.
Da istituto tecnico a polo scolastico di Roma Nord
Quando Volpe arrivò a Labaro, il Pascal era conosciuto soprattutto come un istituto tecnico di periferia, con una lunga tradizione alle spalle ma anche con la necessità di trovare una nuova identità e di ampliare il proprio orizzonte.
Il cambiamento è avvenuto progressivamente.
Già nel 2018, accanto agli indirizzi tecnici di Informatica e Telecomunicazioni, Chimica, Materiali e Biotecnologie ed Elettronica ed Elettrotecnica, il Pascal proponeva attività che andavano ben oltre la tradizionale formazione tecnica, dalle simulazioni dell’Assemblea generale dell’ONU al progetto “Res Publica”, dedicato al funzionamento del Parlamento italiano.
La svolta più evidente arrivò tra il 2019 e il 2020, con l’attivazione del Liceo delle Scienze Umane, opzione Economico-Sociale. Fu proprio quel passaggio a trasformare formalmente il vecchio Istituto Tecnico Biagio Pascal in Istituto di Istruzione Superiore, affiancando definitivamente alla componente tecnica quella liceale.
Negli anni successivi l’offerta si è ulteriormente allargata e specializzata, fino alle esperienze più recenti: il Liceo matematico, la curvatura teatrale e, proprio alla vigilia dell’addio di Volpe, la curvatura sportiva del Liceo Scientifico, attivata dall’anno scolastico 2026-2027 nelle sedi di Labaro e Ponte Milvio e pensata come primo passo verso un vero Liceo Scientifico a indirizzo sportivo.
Una scuola con le porte aperte
Ma forse il segno più riconoscibile lasciato da Antonio Volpe non sta soltanto nel numero degli indirizzi.
In questi nove anni il Pascal ha cercato sempre più spesso di uscire dai propri cancelli e, contemporaneamente, di aprirli al territorio.
Un esempio significativo fu il progetto “Il Pascal attiva la cultura”, con il quale gli spazi scolastici vennero messi a disposizione anche degli abitanti di Labaro attraverso una Sala Musica, una Sala Teatro, uno spazio di coworking e un Fab Lab.
Fra le iniziative c’era anche “Labaro News”, realizzato in collaborazione con VignaClaraBlog.it il cui direttore di allora curò un corso di scrittura creativa con una quindicina di studenti molto interessati ad avvicinarsi al giornalismo di territorio.
Non è stato un episodio isolato.
Negli anni il Pascal è diventato luogo di incontri, dibattiti, iniziative culturali e appuntamenti aperti alla cittadinanza. La sua aula magna ha ospitato più volte assemblee pubbliche sui problemi di Labaro, facendo della scuola non soltanto un luogo nel quartiere, ma un luogo del quartiere.
Ed è forse questa una delle eredità meno misurabili con statistiche e numeri, ma più importanti.
Da Labaro all’Europa
Parallelamente è cresciuta la dimensione internazionale.
Erasmus+, mobilità europea, PCTO all’estero, progetti STEM e multilinguismo hanno portato ragazze e ragazzi del Pascal fuori dai confini italiani. Solo nell’ultimo programma erano previsti percorsi PCTO nel settore informatico per 75 studenti, tra Granada, Lisbona e Dublino, oltre a soggiorni Erasmus e attività di formazione internazionale per docenti e personale.
E sono arrivati anche risultati importanti sul piano didattico.
Negli ultimi anni gli studenti del Pascal hanno ottenuto riconoscimenti nazionali nelle competizioni informatiche e di cybersecurity, mentre teatro, sport, educazione alla legalità, sostenibilità, memoria e cittadinanza sono diventati parte di una proposta formativa che difficilmente può essere racchiusa nella vecchia etichetta di “istituto tecnico”.
A febbraio 2026, annunciando la curvatura sportiva, Volpe ricordava anche la convenzione ventennale sottoscritta con l’Università degli Studi di Roma Foro Italico per la valorizzazione e riqualificazione degli spazi della sede di via dei Robilant, a Ponte Milvio.
Un altro tassello di quella politica di rapporti con università, istituzioni, associazioni e realtà del territorio che ha caratterizzato la sua direzione.
Nove anni in poche righe
Antonio Volpe ha scelto invece poche parole per salutare tutto questo.
Nella lettera firmata il 27 agosto, il dirigente comunica semplicemente che dal primo settembre non sarebbe stato più in servizio al Pascal, «avendo ottenuto l’avvicinamento alla mia famiglia in Campania».
Poi i ringraziamenti.
Ai docenti, al personale amministrativo e ai collaboratori scolastici, alle famiglie, alle associazioni del territorio, alle autorità civili e religiose, alle Forze dell’ordine, alla Regione Lazio, a Roma Capitale, alla Città Metropolitana, al Municipio XV, alla Asl Roma, alle università e ai tanti partner che in questi anni hanno collaborato con l’istituto.
E soprattutto un pensiero agli studenti, ai quali Volpe augura «un futuro ricco di soddisfazioni personali e professionali».
La sua lettera si conclude con l’auspicio che il Pascal possa continuare il proprio percorso di «crescita e innovazione», mantenendo professionalità e spirito di appartenenza.
Il grazie di Labaro e di Roma Nord
C’è però un ringraziamento che in quella lettera, per naturale discrezione, non poteva esserci. È quello che questa volta deve viaggiare nella direzione opposta.
È il grazie di Labaro, quartiere nel quale il Pascal non è più soltanto una scuola ma negli anni è diventato un presidio culturale, sociale e civico.
È il grazie di un territorio più vasto, quello di Roma Nord, perché il Pascal con le sue due sedi – quella storica di via Brembio a Labaro e quella di via dei Robilant a Ponte Milvio – è diventato un punto di riferimento per famiglie provenienti da quartieri anche molto diversi fra loro.
Ed è soprattutto il grazie delle migliaia di ragazzi che in questi nove anni hanno attraversato quelle porte.
Circa 1.200 ogni anno. Ragazzi entrati adolescenti e usciti adulti, alcuni diretti all’università, altri verso il mondo del lavoro. Ognuno con la propria storia.
Una scuola, del resto, non la fanno soltanto i muri, i programmi ministeriali o le circolari. La fanno gli insegnanti, il personale, le famiglie e soprattutto gli studenti. Ma la direzione nella quale quella comunità decide di camminare dipende molto anche da chi, per qualche anno, ha il compito e la responsabilità di guidarla.
Antonio Volpe lo ha fatto per nove anni. Ora torna vicino alla sua famiglia e alla sua terra.
Al professor Volpe, dunque, buon lavoro per la nuova avventura. E da Labaro, dal Pascal e da Roma Nord, semplicemente grazie.
Claudio Cafasso
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