
Ci sono voluti 44 mesi perché la vicenda giudiziaria sulla morte di Leonardo Lamma arrivasse a un primo snodo decisivo.
A quasi quattro anni dall’incidente, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone in posizione apicale ritenute responsabili, a vario titolo, di quanto accaduto il 7 aprile 2022 su Corso Francia.
L’accusa per loro è di omicidio stradale perché, secondo la contestazione, “con condotte colpose tra loro indipendenti concorrevano a cagionare la morte di Leonardo Lamma”. Leonardo morì, infatti, andando a schiantarsi contro lo spartitraffico centrale di Corso Francia dopo aver perso il controllo della sua moto passando su un rattoppo stradale.
Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni dell’asfalto nel tratto interessato dall’incidente e i controlli ritenuti insufficienti dopo un intervento d’urgenza su una voragine.
Una ricostruzione affidata al consulente della Procura, l’ingegnere Lucio Pinchera – lo stesso che si è occupato del caso di Camilla Romagnoli, morta a Corso Francia alla Vigilia di Natale del 2019 insieme all’amica e coetanea Gaia von Freymann – che ha ricostruito nel dettaglio quanto accaduto nel pomeriggio del 7 aprile 2022.
Le responsabilità contestate
Per la Procura le responsabilità della tragedia partono dai vertici. Se il GUP accetterà la richiesta di rinvio a giudizio, a processo andrà Barbara Luciani, che all’epoca era già comandante del XV Gruppo della Polizia Locale.
Davanti al giudice comparirà anche Andrea Ruggeri, responsabile della Direzione Urbanizzazioni primarie e, all’epoca, dirigente del Simu (Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana del Comune di Roma).
Una figura che torna al centro delle cronache giudiziarie romane: Ruggeri è infatti già stato rinviato a giudizio anche per un’altra vicenda drammatica, la morte di Bea e Giorgia avvenuta il 12 luglio 2022 sull’Olimpica. In quel caso, secondo l’accusa, il salto di corsia che costò la vita alle due ragazze sarebbe stato favorito dall’assenza di un guardrail all’altezza di via del Foro Italico.
L’elenco degli imputati, stilato dal PM Attilio Pisani, comprende anche due dirigenti d’azienda: Maurizio Del Preposto, responsabile della Impresa Idrica Nord, esecutrice dei lavori di ripristino successivi all’intervento di Acea, e Luigi Romano, responsabile dei lavori eseguiti da Acea ATO2 sul tratto di Corso Francia.
Il quinto nome e il supplemento di indagine
C’è anche una quinta persona coinvolta, al momento ancora solo indagata: per lui la Procura non ha ancora chiesto il rinvio a giudizio essendo in corso un supplemento di indagine.
Si tratta di Manjaly Regison, l’uomo alla guida di un furgone bianco che nel pomeriggio del 7 aprile 2022 affiancò la moto di Leonardo, “stringendolo” verso il cordolo centrale. Una manovra di cambio corsia – dall’estrema destra verso quella centrale – effettuata senza accorgersi che stava sopraggiungendo il motociclista, contribuendo allo sbilanciamento del mezzo, come emerge da un filmato agli atti dell’inchiesta.
La ricostruzione dell’incidente
La ricostruzione dell’incidente effettuata dal consulente della Procura è puntuale e dettagliata. Il 27 marzo 2022 si rompe una conduttura idrica che attraversa Corso Francia. Si apre una voragine che costringe la Polizia Locale del XV Gruppo a chiudere una corsia di marcia.
In quei giorni scoppia il caos traffico. Corso Francia è una strada ad altissima percorrenza, per riportarla alle normali condizioni viene riaperta il 1° aprile ma in condizioni di evidente provvisorietà del manto stradale.
Nel pomeriggio del 7 aprile accade la tragedia e già dai primi giorni successivi i legali della famiglia Lamma raccolgono le testimonianze di alcuni motociclisti che dichiarano di aver segnalato alla Polizia Locale la pericolosità di quel tratto di Corso Francia, percorso per oltre una settimana in condizioni di instabilità.
A conferma, restano numerosi post pubblicati all’epoca sui social e soprattutto il servizio realizzato dalla giornalista RAI Rossella Santilli per il TGR Lazio (clicca qui) che denuncia quella gobba sull’asfalto.
Romano, Del Preposto, Luciani e Ruggeri, ciascuno per le proprie competenze, sono quindi accusati perché, secondo la Procura, “omettevano di verificare la corretta esecuzione dei lavori, consentendo la rimozione delle transenne nonostante si fosse in presenza di un rappezzo provvisorio ed irregolare”.
Tutti e quattro avrebbero tenuto condotte colpose segnate da negligenza e inosservanza delle disposizioni di legge. Viene loro contestata l’omessa verifica della corretta esecuzione dei lavori, nonostante la presenza di un rattoppo non definitivo e caratterizzato da irregolarità evidenti. Una condizione che avrebbe reso quel segmento di Corso Francia potenzialmente pericoloso.
Nel dispositivo della Procura si evidenzia come il rattoppo non omogeneo avrebbe provocato uno scossone alla moto guidata da Leonardo Lamma. Il mezzo procedeva a una velocità stimata di circa 75 chilometri orari, superiore ai limiti consentiti, ma ritenuta non sufficiente, da sola, a spiegare la perdita di controllo.
L’udienza preliminare
Il prossimo passaggio è fissato per il 6 marzo 2026, davanti al GUP del Tribunale di Roma. Sarà il giudice dell’udienza preliminare a valutare la richiesta della Procura e decidere se esistono elementi sufficienti per il rinvio a giudizio o se emettere una sentenza di non luogo a procedere.
In questi ultimi 44 mesi Paola e Stefano Lamma, genitori di Leonardo, non hanno mai smesso di chiedere verità. Una battaglia portata avanti con dolore ma con determinazione, raccogliendo segnalazioni, immagini, testimonianze. Non per cercare un colpevole a ogni costo, ma per capire fino in fondo cosa accadde quel pomeriggio e perché una strada aperta al traffico potesse presentare condizioni così critiche.
In questi anni anche VignaClaraBlog.it ha seguito passo dopo passo questa vicenda, raccontando le condizioni di Corso Francia sia nei giorni prima sia in quelli successivi all’incidente, le segnalazioni rimaste inascoltate, le testimonianze dei motociclisti e l’attesa, lunga e dolorosa, della famiglia. Un percorso fatto di atti, perizie, sopralluoghi.
L’udienza del 6 marzo 2026 rappresenterà quindi un primo momento di verifica giudiziaria su una vicenda che ha segnato profondamente questo territorio.
Per i genitori di Leonardo, per i cittadini del posto, per chi percorre ogni giorno Corso Francia quella data non chiuderà una ferita ma potrà forse aprire uno spazio di verità su una morte che, a distanza di quasi quattro anni, continua a chiedere risposte su come e perché una strada aperta al traffico in condizioni precarie possa trasformarsi, in pochi secondi, in una trappola mortale.
Claudio Cafasso
Leonardo Lamma, i genitori: “Nessuna fatalità, non ci arrendiamo”
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