
In zona Saxa Rubra, sulla destra della Via Flaminia prima del GRA e proprio di fronte al centro di produzione della RAI, c’è una vasta area che a partire dagli anni ’40 ospitò numerose fornaci per la produzione di laterizi.
L’acqua del Tevere e l’argilla delle sponde fornirono la materia prima e così per quasi trent’anni, fino all’avvento dei laterizi in cemento, le fornaci prosperarono dando lavoro a tanti operai che si stabilirono a Labaro e Prima Porta. Oggi di quelle fornaci rimangono solo poche strutture malandate e un’alta ciminiera.
Quest’ultima, realizzata in mattoni e su cui ancora si legge il nome dei vecchi proprietari, recentemente è stata seriamente danneggiata da un fulmine, tanto che si è reso necessario chiudere un tratto della strada e proteggere l’area con alte strutture in lamiera. I danni, molto gravi, sono evidenti e si paventa l’abbattimento della ciminiera.
Questi terreni che negli anni sono sfuggiti all’edificazione sono inseriti in un’ampia area archeologica che ha inizio dall’incrocio di via Flaminia con via Flaminia Nuova – Mausoleo di Marco Nonio Macrino, Monte delle Grotte, Tomba dei Nasoni, Tomba di Fadilla – e termina a Prima Porta con la Villa di Livia e il ponte romano sul Cremera.
Un’area questa che potrebbe avere grandi potenzialità e che meriterebbe di essere valorizzata, assunta a ruolo di parco archeologico, dall’antica Roma all’archeologia industriale – fonte di reddito e fulcro di interesse culturale e turistico in ogni parte del mondo – qui rappresentata dalle fornaci in disuso.
La recente realizzazione dei “parchi di affaccio sul Tevere” ha mostrato come il territorio, e in modo particolare quello adiacente al fiume, possa essere valorizzato anche senza cementificare un solo metro quadrato. Nessuna opera edilizia, nessuna costruzione, nessuna viabilità: si tratterebbe solo di dare importanza ad un’area che già contiene tutti gli elementi di interesse.
Francesco Gargaglia
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