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Francesco, il Papa delle periferie. Anche quelle di Roma Nord

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foto di repertorio
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Francesco è stato, più di ogni altro Pontefice, il Papa delle periferie del mondo: da Lampedusa a Giuba, in Sud Sudan, Bergoglio ha sempre privilegiato gli angoli del pianeta dimenticati dal mondo.

E come Vescovo di Roma, è stato anche il Papa delle periferie romane, quelle “segnate da troppe miserie, abitate da grandi solitudini e povere di reti sociali”, come le definì nel 2020, nel corso delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale.

Nel suo lungo pontificato, iniziato il 13 marzo 2013, Papa Francesco ha costruito un fortissimo legame con i lembi estremi del territorio romano, a partire da Roma Nord.

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Papa Francesco a Valle Muricana

La prima periferia in assoluto a cui vuole far visita, è il 26 maggio del 2013 ad appena due mesi dalla sua elezione, è Valle Muricana, oltre Prima Porta, una periferia della periferia vissuta da dodicimila abitanti.

Una sola parrocchia, quella dedicata ai Santi Elisabetta e Zaccaria. Il parroco don Benoni Ambarus (oggi vescovo ausiliare della Diocesi di Roma) si presenta dicendogli “sono un prete romano e rumeno” affermando che le periferie della capitale sono “idealmente come delle sentinelle della città”.

Mi piace quello che dite sulle sentinelle. Ed è vero che la parola periferia ha un senso negativo – commenta il pontefice – Ma ne ha anche uno positivo e sai perché? Perché la realtà si capisce meglio non dal centro ma dalle periferie”.

E’ un bagno di folla, il primo di una lunghissima serie. Ecco il resoconto della giornata, clicca qui.

Pochi mesi dopo a Prima Porta

Lunedì 6 gennaio 2014, Papa Francesco è l’ospite d’onore della chiesa Sant’Alfonso Maria de’ Liguori in via della Giustiniana, a Prima Porta, invitato dai giovani della parrocchia a vedere il presepe vivente allestito dai parrocchiani.

Partecipa con allegria al presepe e quando gli viene adagiato sulle spalle un agnellino diventa un vero e proprio pastore.

Al momento dei saluti, tra sorrisi e palloncini, le ultime parole dell’ospite d’onore sono per il parroco, don Dario Pompeo Criscuoli: “Certo che per mettere su tutto questo tu devi essere pazzo, ma va bene: certe pazzie piacciono a Dio”.

Ecco il resoconto della visita, clicca qui.

E di nuovo a Prima Porta

Nel pomeriggio del 2 novembre del 2016, alla presenza di migliaia di fedeli Papa Francesco celebra la messa per i defunti nel cimitero Flaminio, a Prima Porta. È la prima volta che accade, prima di lui gli i altri Papi hanno sempre preferito il cimitero monumentale del Verano.

Ma quello di Prima Porta è il cimitero in periferia e Bergoglio non può venir meno ai suoi principi. Ed è così che il Cimitero Flaminio, già allora degradato più o meno come oggi, ospita per la prima volta un Papa accolto da migliaia di romani, anche da chi non ha un defunto da visitare. (clicca qui).

A Labaro la condanna del “chiacchiericcio”

3 marzo del 2019, siamo nella parrocchia di San Crispino da Viterbo in via Offanengo, a Labaro, dove per la terza volta in sei anni di pontificato Papa Francesco torna a visitare una “borgata” di Roma Nord.

Incontra i bambini del catechismo, poi i poveri e i senza fissa dimora assistiti dalla parrocchia con i quali si sofferma a parlare della loro vita, e infine i malati e i disabili.

Dopo la messa, l’omelia che resterà famosa, tutta incentrata sul non sparlare degli altri. “Il chiacchiericcio non risolve nulla, semina discordia, inimicizia e male… sparlando degli altri comincia la guerra, la distruzione: la lingua è potentissima, distrugge come la bomba atomica. Prima di sparlare degli altri prendi uno specchio e guardati” sostiene il Pontefice esortando i presenti a porsi queste domande: “come io mi comporto con la gente? Come è il mio cuore con la gente? Sono un’ipocrita? “.

E per non sparlare degli altri, il Papa dà le sue ricette. La prima è la preghiera e la seconda, che fa sorridere e applaudire i presenti, è mordersi la lingua, mordersela forte perché  così “si gonfierà e non potrai parlare“.

Cliccando qui, il resoconto della visita a Labaro.

Allo Stadio Olimpico

Fra una visita e l’altra alle periferie del territorio del Municipio XV, Papa Francesco non manca di fare visita allo Stadio Olimpico.

È inizio giugno del 2014, arriva verso le 17 ed entra in campo passando nel tunnel normalmente utilizzato dai giocatori per arrivare sotto la tribuna Tevere dove è stato allestito un palco dal quale fa il suo discorso. L’occasione è una manifestazione religiosa che coinvolge oltre 52mila persone fra le quali 1500 delegati stranieri in rappresentanza di 52 Paesi del mondo,1000 sacerdoti, oltre 500 tra seminaristi e religiose e 3mila tra bambini e i ragazzi.

Carmen Martina Gomez

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1 commento

  1. Se è vero che Papa Francesco è stato il Papa dei poveri, degli ultimi, dei meno fortunati è anche vero che ” la politica” (nazionale, europea, mondiale….) ha dato il meglio di se nell’esercizio di quella attività in cui è maestra: l’elogio ipocrita nei confronti di un qualcuno che non c’è più!
    La stessa politica indifferente di fronte all’ ingiustizia sociale, alle stragi, alle guerre….quella che vuole il riarmo dell’Europa e plaude poi agli insegnamenti di Papa Francesco….un esempio di straordinaria coerenza……cosi sia!

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