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Il Papa delle periferie a Valle Muricana

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Papa Francesco a Valle Muricana. Si è trattato di un grande evento che ha richiamato un’enorme folla di fedeli e ha acceso i riflettori su questa estrema, spesso dimenticata, periferia di Roma Nord. Le sue parole, i suoi sorrisi, gli sguardi, le emozioni dei presenti sono raccontate in questo servizio e nelle nostre foto.

Il Papa delle periferie ai confini di Roma. Papa Francesco, nella mattina di domenica 26 maggio, ha celebrato la messa nella parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria nel vasto quartiere romano di Prima Porta. Ad accoglierlo una grande folla nel cortile antistante la chiesa: tante donne, tanti bambini, papà con i figli sulle spalle.

Papa Francesco ha deciso che doveva essere questa la prima parrocchia romana cui fare visita. In una zona, quella di Valle Muricana, troppo spesso dimenticata e tappa dei soli comizi elettorali. Il Pontefice ha parlato con i bambini facendo loro domande sulla Trinità, ha scherzato sul derby, ha fatto sorridere e sperare le tante persone lì per lui, arrampicate sui muretti o sulle inferriate. Perché “la realtà si capisce meglio dalle periferie”.

Le mani, fuori dalla parrocchia di Prima Porta, sono levate verso il cielo. Si agitano, salutano, gioiscono. Sono rivolte verso quell’elicottero tanto atteso che intorno alle 8.40 di questa mattina è atterrato dietro la chiesa di via Sulbiate a Valle Muricana.

Tanti si sono allora avvicinati freneticamente verso i cancelli della chiesa. E tanti avevano gli occhi puntati sui due grandi maxischermi. Papa Francesco, prima della celebrazione della messa, ha incontrato dentro la chiesa alcune mamme con figli piccoli e persone disabili dando loro la benedizione. Fuori, intanto, si accavallavano le voci, i canti e l’attesa.

Poi finalmente, alle 9.30 i passi del pontefice fuori dalla parrocchia, i sorrisi dei bambini sotto il piccolo palco allestito per l’occasione, lo stupore negli occhi delle donne.

Un breve ringraziamento da parte del parroco don Benoni Ambarus che si è subito presentato, “sono un prete romano e rumeno”, e ha ringraziato il Papa per aver scelto la chiesa dei Santi Elisabetta e Zaccaria per la sua prima visita ad una parrocchia romana. “Idealmente siamo come delle sentinelle della città” ha affermato la voce emozionata del parroco.

La parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria è un luogo di aggregazione spirituale ma non solo. Nella zona che ospita circa 15.000 abitanti e in un quartiere che non offre molti spazi di socializzazione, la chiesa nata appena tre anni fa è diventata un importante punto di riferimento soprattutto per i bambini e i ragazzi.

“Questa visita è importante per i giovani, per i nostri figli – commenta una signora che in punta di piedi cerca di sbirciare da dietro il cancello – Può dare loro speranza, farli avvicinare alla comunità parrocchiale”.

Il giardino davanti il piccolo palco è gremito di uomini e donne con il mento all’insù. I balconi delle case vicine sono colme di persone appoggiate ai davanzali o con una macchinetta fotografica in mano.

Una signora è riuscita ad arrampicarsi su un muretto e confessa: “Noi sinceramente ci sentiamo abbandonati, siamo scoraggiati. I politici vengono qui solo se gli servono i voti, promettono, promettono e poi niente, ci abbandonano e tutto resta com’è. Quindi sono proprio contenta che il nostro Santo Padre è venuto qui da noi. E’ un segnale importante”.

Papa Francesco ha ringraziato don Ben e la comunità parrocchiale per l’accoglienza e ha lodato il lavoro svolto sul territorio. “Mi piace quello che dite sulle sentinelle. Ed è vero che la parola periferia ha un senso negativo – ha commentato il pontefice – Ma ne ha anche uno positivo e sai perché? Perché la realtà si capisce meglio non dal centro ma dalle periferie”.

E tra lo scherzo e la riflessione Papa Francesco ha iniziato a parlare con i bambini delle prime file, quei 16 bambini vestiti con gli abiti bianchi che avrebbero poi ricevuto dal Santo Padre il sacramento della comunione.

Ha chiesto loro “A voi bambini vi domando: chi sa chi è Dio? Alzate la mano. Sì tu dimmi…forte forte, rispondete forte”. Un botta e risposta quello tra il pontefice e i piccoli fedeli che ha stupito in molti e ha generato molti commenti: “E’ proprio forte stò Papa. Si è messo a parlà coi ragazzini”. “Ma che bravo che è. Si comporta come se fosse un qualunque sacerdote di una qualunque parrocchia”.

Cos’è la Trinità, cos’è la comunione. Tutte domande a cui i bimbi hanno risposto in coro, entusiasti. Come interrogati da un qualunque sacerdote di una qualunque parrocchia. Ma l’emozione nei loro occhi, negli occhi delle loro mamme era tanta.

“Gesù ci ha salvato – ha proseguito papa Bergoglio – e cosa fa quando cammina con noi nella vita? Questa è difficile – ha incitato scherzosamente – e chi la sa vince il derby”. Una fragorosa risata si è levata dalla folla. Applausi. Sorrisi. Alcuni hanno iniziato ad urlare “Francesco uno di noi”.

E’ arrivato poi il momento in cui il Santo Padre ha amministrato il sacramento dell’Eucarestia a 16 bambini e distribuito la comunione ad altri 28. Tutti in fila ordinati ed emozionati nei loro abiti bianchi. Molti di loro avevano già fatto la comunione in turni precedenti ma hanno avuto la possibilità di prendere l’ostia dal Papa.

Gli altri 16, invece, hanno ricevuto questa mattina direttamente dal pontefice il sacramento dell’Eucarestia: sono i bambini che hanno seguito il catechismo con Maria Angelini, 19 anni, studentessa del quinto anno del Liceo Scientifico Blaise Pascal, la più giovane delle tre catechiste della chiesa.

La messa è finita. Ma la folla freme. Gli addetti alla sicurezza hanno iniziato a collocare le transenne lungo un percorso che porta fuori dai cancelli della chiesa. Telefonini, tablet, macchine fotografiche. Schermi scintillanti pronti a scattare l’attimo del passaggio di Papa Francesco.

“Sono così emozionata” si commuove una signora, la nipotina in braccio, pronta ad allungare le braccia nella speranza di una carezza, di un bacio del Santo Padre. “Oggi è un giorno di festa – continua – mai avrei pensato che il Papa potesse venire proprio qui dove abitiamo noi. Lo sento davvero più vicino. E’ uno di noi”.

La papa mobile è pronta. Gli uomini della sicurezza anche. Il breve percorso è pieno di piccole soste: una carezza, uno sguardo, una stretta di mano. Ma l’ora dell’Angelus si avvicina e l’elicottero è pronto.

Il sorriso di Papa Bergoglio scompare dietro la chiesa. Ma resta ben impresso sui volti della gente.

Daniela Buongiorno

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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2 COMMENTI

  1. Come presidente di Assocommercio Romanord e come scout aspettavamo l’arrivo di questo Papa che come un normale Don Francesco ci richiama ogni giorno a quella Cristianita’ fatta di valori semplici e fraternita’. L’attenzione data da Papa Francesco al nostro territorio, per troppo tempo cresciuto disordinatamente a discapito delle necessita’ vere dei sui abitanti, anzi diversamente sviluppatosi per soddisfare gli appetiti immobiliari e della grande distribuzione, è un segnale ricco di particolare attenzione per Roma nord. Il XV Municipio oggi è sotto i nostri occhi di vita quotidiana, un territorio strangolato dal traffico dove i cittadini sono ostaggi abbandonati al loro destino lamentando ferite profonde e difficili da sanare in ogni angolo. Giovanna Marchese Bellaroto pres.Assocommercio romanord

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