di Vincenzo Pira
La nuova mappatura dei quartieri di Roma rappresenta un passaggio che va oltre la dimensione tecnica della delimitazione amministrativa. Una carta urbana non è mai soltanto una rappresentazione grafica: stabilisce relazioni, rende visibili territori, riconosce identità e, soprattutto, contribuisce a definire le priorità della città.
È in questa prospettiva che assumono particolare rilievo gli aggiornamenti relativi alle Zone Funzionali Inviolatella Borghese e Parchi Volusia e Papacci, elaborati dall’Amministrazione a seguito della proposta approvata dalla Giunta di Roma Capitale il 7 luglio 2026 e delle osservazioni ripresentate in occasione del Consiglio Municipale del 28 luglio 2026 dai rappresentanti del Comitato promotore, Ruggero Lenci e Gianni Rescignano.
La questione, infatti, riguarda un principio che abbiamo più volte sostenuto: la città deve essere progettata sulla base delle relazioni territoriali reali e non soltanto sulla sovrapposizione di confini amministrativi.
La nuova mappa può essere letta anche come un’occasione per riprendere alcuni temi che consideriamo centrali: la riconoscibilità dei quartieri, la continuità degli spazi verdi, la razionalità della viabilità, l’accessibilità ai servizi e il rapporto tra aree urbanizzate e territorio agricolo.
Labaro e Colli d’Oro, Valle Muricana e Pietra Pertusa, non possono essere considerati semplicemente come aggregati residenziali periferici. Sono parti di un sistema urbano caratterizzato da una forte presenza di aree verdi, tenute agricole, parchi, infrastrutture viarie e nuclei abitativi spesso cresciuti in modo disomogeneo.
La mappatura diventa quindi utile quando riesce a restituire questa complessità, invece di semplificarla.
La questione decisiva è passare dalla periferia intesa come margine alla periferia intesa come territorio dotato di una propria struttura, di proprie centralità e di proprie connessioni.
Particolarmente significativa appare la ridefinizione della Zona Funzionale Inviolatella Borghese.
La proposta di ampliamento, che comprende i terreni del CREA da via Due Ponti a via di Grottarossa e la successiva fascia di terreni da via di Grottarossa al GRA, consente di ricomporre una porzione territorialmente significativa delle antiche tenute agricole di Acquatraversa, Inviolata e Inviolatella, riconducibili alla proprietà del principe don Marcantonio Borghese.
Il riferimento alle tavole del Catasto Rustico U.T.E. di Roma del 1870-1952, foglio 136, tavole XIV e XV, non ha soltanto un valore storico-documentario. Dimostra quanto sia importante leggere la trasformazione contemporanea alla luce della stratificazione storica del territorio.
Il paesaggio agricolo non è infatti uno spazio vuoto tra un quartiere e l’altro. È una struttura territoriale che ha contribuito a determinare la forma stessa della città.
Per questo l’ampliamento della Zona Funzionale rappresenta un passo nella direzione giusta. Ma il confine può essere ancora più razionale. Rimane tuttavia aperta una questione importante.
La Zona Funzionale Inviolatella Borghese dovrebbe comprendere anche le fasce territoriali sino a via Flaminia, via Fabbroni, via Pareto e via Cassia, nel suo tracciato originario, includendo quelle porzioni oggi escluse ma già ricomprese nei confini individuati per il Parco Campagna.
È questo uno dei punti sui quali occorre continuare a ragionare.
La coerenza di una mappa non può essere valutata soltanto sulla base dei confini catastali o amministrativi: deve considerare continuità paesaggistiche, ecologiche, storiche e funzionali.
Se un’area appartiene allo stesso sistema ambientale e agricolo, separarla artificialmente attraverso una linea cartografica rischia di produrre una rappresentazione meno razionale della realtà.
La domanda da porsi, dunque, è semplice: il confine deve seguire la storia amministrativa oppure la struttura effettiva del territorio?
La risposta dovrebbe privilegiare la seconda.
Altrettanto significativa è la scelta di ripristinare la Zona Funzionale Parchi Volusia e Papacci secondo la rielaborazione proposta.
Qui emerge un altro principio essenziale: la rete dei parchi deve essere considerata come una infrastruttura urbana, non come una somma di aree verdi separate.
Parchi, corridoi ambientali, aree agricole e spazi aperti costituiscono infatti una rete che contribuisce alla qualità urbana quanto le strade, il trasporto pubblico e i servizi.
Per quartieri come Labaro, Colli d’Oro, Valle Muricana e Pietra Pertusa questo tema è particolarmente rilevante. La presenza di grandi sistemi ambientali rappresenta una delle principali risorse territoriali disponibili, ma può diventare una risorsa urbana soltanto se viene messa in relazione con gli abitanti e con le loro esigenze quotidiane.
Il valore della nuova mappatura sarà quindi misurato non soltanto dalla correttezza dei confini, ma dalla sua capacità di produrre decisioni razionali.
Una buona mappa dovrebbe aiutare a rispondere a domande molto concrete:
dove collocare i servizi di prossimità; quali connessioni viarie migliorare; quali percorsi pedonali e ciclabili realizzare; come collegare quartieri oggi separati; quali aree verdi proteggere e mettere in rete; dove individuare nuove centralità; come migliorare il rapporto tra Labaro, Colli d’Oro, Valle Muricana/Pietra Pertusa e santa Cornelia; come evitare che la crescita edilizia proceda senza una corrispondente crescita dei servizi.
In questo senso, mappare significa anche scegliere. Una nuova idea di periferia
Roma ha bisogno di una rappresentazione dei propri territori capace di superare la vecchia contrapposizione tra centro e periferia. Quartieri come Labaro, Valle Muricana e Santa Cornelia non devono essere considerati soltanto come aree periferiche alle quali portare, tardivamente, servizi e infrastrutture.
Devono essere riconosciuti come parti costitutive della città, con una propria identità e con una propria struttura territoriale.
La nuova mappa può rappresentare un passo importante in questa direzione, se sarà utilizzata non come un punto di arrivo ma come strumento per una politica urbana più razionale.
La sfida successiva è trasformare la rappresentazione cartografica in un programma: confini coerenti, viabilità razionale, parchi connessi, servizi accessibili e centralità riconoscibili.
È questa, in definitiva, la prospettiva che abbiamo sostenuto anche in relazione a Labaro e Colli d’Oro, a Valle Muricana e Pietra Pertusa e alle altre realtà del quadrante: non una periferia da amministrare ai margini della città, ma una città policentrica da costruire a partire dai suoi territori.
Ai responsabili dell’Assemblea capitolina l’ardua sentenza che preghiamo di ascoltarci e di decidere con consapeviolezza.
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Ricordiamo come fondamentali i seguenti accorpamenti proposti dal Consiglio municipale di Roma XV:
Labaro e Colli d’Oro (QU.XV.13 e QU.XV.14): Non si tratta di due quartieri distinti. Costituiscono un unico grande quartiere la cui popolazione condivide storia, gli stessi servizi, le medesime infrastrutture e le stesse problematiche sociali e urbane.
Valle Muricana e Pietra Pertusa (QU.XV.16 e QU.XV.17): Anche per questo territorio vale quanto detto per Labaro.
Superare l’attuale frammentazione della Zona Funzionale ZF XV 04 “Inviolatella Borghese”, che oggi esclude aree fondamentali per la realizzazione del parco. In particolare risultano escluse le porzioni di territorio poste a sud del Fosso dei Frati (indicato in alcune cartografie come Rivolo dell’Aniene), sia nel tratto con accesso da via di Villa Lauchli sia in quello raggiungibile da via dell’Inviolatella Borghese. Rimangono inoltre fuori dalla perimetrazione anche i terreni del CREA compresi tra via Due Ponti e via di Grottarossa, che rappresentano il nucleo centrale dell’antica Tenuta dell’Inviolatella Borghese.
Accorpare, quindi, in un’unica Zona Funzionale, denominata ZF XV 04 “Inviolatella Borghese”, tutti i circa 300 ettari necessari alla realizzazione del costituendo Parco Campagna.