
Non una semplice irregolarità formale o un documento da aggiornare. Nel cantiere di Prima Porta dove sono in costruzione dieci villette a schiera, i controlli hanno fatto emergere una serie di carenze che avrebbero esposto gli operai al rischio di cadere dall’alto.
Lavorazioni sul tetto giudicate pericolose, aperture nei solai e nei muri affacciate sul vuoto senza adeguate protezioni, ponteggi non fissati correttamente e privi di alcuni elementi essenziali. A queste criticità si sarebbero aggiunti dubbi sulla conformità delle linee vita installate sulla copertura e un utilizzo non completo dei dispositivi anticaduta da parte dei lavoratori.
Al termine degli accertamenti quattro persone sono state denunciate alla magistratura per reati in materia di sicurezza sul lavoro. Non sono stati resi noti né i nomi né i rispettivi ruoli all’interno del cantiere.
Il controllo nel cantiere
Il sopralluogo è stato effettuato nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia Roma Cassia insieme al personale dello SPreSAL dell’Asl Roma 1, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Il controllo rientrava nella più ampia operazione condotta tra Prima Porta, Labaro e Sacrofano già raccontata da VignaClaraBlog.it, durante la quale sono state denunciate complessivamente quattordici persone per vicende diverse (se l’hai perso, leggilo qui).
Uno dei capitoli dell’operazione ha riguardato proprio il cantiere residenziale di Prima Porta. Le autorità non hanno reso noto l’indirizzo esatto del complesso né la fase raggiunta dai lavori, limitandosi a riferire che nell’area è in corso l’edificazione di dieci villette a schiera.
Sul tetto in condizioni ritenute pericolose
La prima contestazione riguarda il mancato rispetto delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e coordinamento del cantiere.
Durante il sopralluogo, infatti, sarebbero state osservate lavorazioni in corso sulla copertura degli edifici in condizioni considerate pregiudizievoli per l’incolumità degli operai.
Il rischio principale era quello della caduta dall’alto, uno dei pericoli più gravi nei cantieri edili. Basta una perdita di equilibrio, un appoggio instabile o un dispositivo non correttamente agganciato perché una normale operazione sul tetto possa trasformarsi in un incidente dalle conseguenze gravissime.
Nel caso controllato a Prima Porta, secondo quanto accertato, le misure previste per proteggere i lavoratori non sarebbero state applicate in modo completo.
Aperture nei solai e muri affacciati sul vuoto
Un’altra criticità ha riguardato le aperture lasciate durante la costruzione nei solai e nei muri prospicienti il vuoto.
Si tratta, per esempio, dei vani destinati alle scale, agli ascensori, agli impianti, alle finestre o alle porte-finestre, che durante le diverse fasi del cantiere possono rimanere temporaneamente aperti.
Proprio per questo devono essere protetti con parapetti, tavole fermapiede, sbarramenti o coperture sufficientemente solide da impedire la caduta di una persona.
Nel cantiere delle villette non sarebbe stato adeguatamente verificato che tutte queste aperture fossero protette. Un’omissione tutt’altro che secondaria: un solaio aperto o un muro senza parapetto possono costituire un pericolo non soltanto per chi lavora direttamente nelle vicinanze, ma anche per chi attraversa l’area trasportando attrezzi o materiali.
Ponteggio non fissato e parapetti incompleti
Gli accertamenti avrebbero poi evidenziato numerose carenze nel ponteggio.
La struttura non sarebbe risultata correttamente fissata e dotata di parapetti adeguati. Sarebbero mancati anche alcuni ancoraggi e alcuni piani calpestabili, cioè le superfici sulle quali gli operai devono muoversi e lavorare.
Il ponteggio non è una semplice impalcatura montata intorno a un edificio. Deve essere stabile, completo in ogni sua parte, ancorato alla costruzione e dotato di protezioni capaci di impedire la caduta sia delle persone sia dei materiali.
La mancanza di un ancoraggio, di un piano di passaggio o di un tratto di parapetto può compromettere la sicurezza dell’intera struttura, soprattutto durante le lavorazioni in altezza.
I dubbi sulle linee vita
Nel corso del controllo sarebbe inoltre emerso che non era stata verificata la conformità delle linee vita presenti sulla copertura.
Con questa espressione si indicano i sistemi di ancoraggio ai quali gli operai possono collegare imbracature e dispositivi anticaduta mentre lavorano sul tetto.
Non basta, però, che sulla copertura sia presente un cavo o un punto di aggancio. L’intero sistema deve essere progettato, installato e controllato in modo da resistere alle sollecitazioni prodotte dall’eventuale caduta di una persona.
Un ancoraggio non conforme o fissato a una parte non sufficientemente stabile può rivelarsi inutile proprio nel momento in cui dovrebbe arrestare la caduta.
Secondo quanto emerso, inoltre, gli operai non avrebbero utilizzato in maniera completa i sistemi di protezione messi a disposizione. Il dato, tuttavia, non elimina le responsabilità di chi deve organizzare il lavoro, verificare le condizioni del cantiere e assicurarsi che le misure di sicurezza vengano effettivamente rispettate.
Il piano di sicurezza
Al centro delle contestazioni c’è il piano di sicurezza e coordinamento, il documento che deve individuare i rischi presenti nel cantiere e stabilire procedure, protezioni, attrezzature e modalità di svolgimento delle diverse lavorazioni. Non è quindi un adempimento da conservare in una cartella per mostrarlo durante un’ispezione.
Le prescrizioni devono trovare concreta applicazione sul posto: dal montaggio dei ponteggi alla protezione delle aperture, dall’organizzazione dei lavori in quota alla verifica dei dispositivi anticaduta.
Un piano formalmente corretto ma non rispettato durante i lavori lascia la sicurezza soltanto sulla carta.
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