
I primi vagiti la nostra Vigna Clara li ha fatti sulla collina degli ‘Stellari’ agli inizi degli anni ’50. E potremmo dire che per la durata della sua infanzia, tutto il quartiere ha gravitato intorno a Piazza Jacini, la piazza madre, da cui si entrava nel complesso.
C’era tutto, dall’edicola al benzinaio, dal bar alla rosticceria, dal barbiere al tabaccaio. In piazza. E dentro, nel Palazzo Commerciale, alimentari, frutta, verdura, macellerie, tintoria, di tutto. Persino la Messa, la domenica, al terzo piano di quello che è stato probabilmente il primo abbozzo di centro commerciale di Roma, se non d’Italia.
In fondo alla piazza c’era anche un cinema e quasi di fronte la fermata dell’autobus che portava in centro. Allora qualcuno diceva che portava a Roma.
A Piazza Jacini, Desiderio Fracassa, classe 1931, ci è arrivato a trent’anni. Quando il centro nevralgico del quartiere non si era ancora spostato verso Largo Stelluti, che non mi ricordo se era già stato asfaltato o era ancora mezzo paludoso. A pieno titolo, quindi, uno di quei pionieri del Far Nord i cui ricordi stiamo cercando di mettere insieme.
Stava facendo il portiere in uno stabile di Corso Francia ultimato da poco. Ma aveva fatto il meccanico per parecchi anni ed era così bravo, come meccanico, che lo chiamarono nell’autofficina che era lì, vicino al bar, per un problema a una Alfa Romeo che nessuno riusciva a risolvere. Lui l’ha risolto e in quell’officina ci è rimasto. Come Capo officina. Una carriera da portiere chiusa rapidamente ed una come capo officina destinata a durare una vita.
Desiderio purtroppo non c’è più e noi siamo andati a farci una chiacchierata con il figlio, Massimiliano Fracassa. La passione per i motori pare che possa essere una malattia ereditaria. Come tante altre passioni del resto…
Quanti anni aveva quando ha messo piede nell’ officina di suo padre?
Quattordici. Era il 1981. Mio padre era il capo officina. L’officina era del signor Leonardo Tamanti, un imprenditore importante. L’officina gli serviva solo per pagare utenze di vari appartamenti… assai benestante, aereo privato… livelli molto alti…una bravissima persona. Veniva ogni tanto, poco prima di pranzo, prendeva il caffè con mio padre. Qualche volta tornava alla chiusura.
Questo era tutto il rapporto che avevamo con lui. Eravamo servizio autorizzato Opel. La prima officina autorizzata Opel a Roma. Dal ’64. Autorizzata dall’Auto Import, che era la rappresentanza ufficiale della Opel in Italia.
E suo padre era contento di averla con lui?
All’inizio mi ha ostacolato tanto… Dovevo finire le medie e avevo deciso di non proseguire gli studi. Avevo già la vespetta. Quando gli dissi che volevo andare a lavorare, volevo fare il meccanico, mi disse “Perfetto. La vespa va in garage e vai con la bicicletta nell’officina di un amico”.
Si chiamava Francesco Sorana, a quattro chilometri da casa. Noi abitavamo ad Anguillara. Faceva tutti i mezzi pesanti della Sip. Allora… si chiamava Sip. Tutte le mattine prendevo la bicicletta e andavo a lavorare, dalla mattina alle 8 alla sera alle 8. Il sabato orario ridotto…
Per farle capire… avevo amici che facevano il meccanico come me e guadagnavano circa trenta mila lire a settimana. Io ne prendevo cinque mila. Perché mio padre aveva parlato con il suo amico e gli aveva detto di massacrarmi.
Voleva che continuasse gli studi…
Ovviamente… ma io ho resistito. Pensi che per andare il sabato sera a ballare con gli amici, ci volevano sei mila lire e io non ce le avevo. Mia madre me ne dava sottobanco due mila… sennò neanche quello potevo fare.
Dopo quasi otto mesi, mio padre si convinse che facevo sul serio e mi prese a lavorare con lui. Quarantacinque anni fa.
È cambiata parecchio Vigna Clara da allora, eh?
Mamma mia… per me poi era tutto nuovo. Venivo dal paese. Qualche volta c’ero venuto al cinema, il cinema Vigna Clara, ma mi sembrava tutto nuovo… Bello… gente vera. Sempre benestante, anche allora, professionisti, tutti mega professionisti, veri signori. Un’altra cosa… È cambiato tutto…
Qual è stata la macchina più importante di cui si è dovuto occupare?
Abbastanza recentemente, poco prima del covid, una Aston Martin. Era l’anno della Brexit. Me lo ricordo perfettamente perché ordinammo in Inghilterra una parte del motore, monoblocco, pistoni ecc., e con la confusione della Brexit i ricambi mi arrivarono sei/sette mesi dopo. Il cliente aveva avuto un problema a Grosseto ma l’aveva voluta portare da me. L’abbiamo avuta in officina quasi per un anno.
Quella di James Bond?
No, molto più recente. Una gran bella macchia, Cabrio, tenuta benissimo, uno splendore. Il cliente abita qui, agli Stellari.
E clienti importanti?
Non so… se lo ricorda Luc Merenda… quello dei polizieschi…
E come no, certo…
Alberto Sordi…
Sordi…? E come mai?
Era venuto a trovare Enza Sampò che abitava e abita ancora qui vicino. La sua panda era rimasta con la batteria a terra e gliela abbiamo cambiata. Lui, proprio lui… Albertone… era proprio come al cinema o alla televisione, scanzonato, alla mano, divertente… identico.
E poi tanti calciatori della Lazio, che hanno abitato da queste parti… E poi ancora, Lisa Gastoni, Monica Guerritore col marito Roberto Zaccaria, la figlia ed anche il primo marito, Gabriele Lavia, tutti clienti nostri, che si fidano e ci portano le macchine.
E poi c’è il signor Occhipinti, che ha occupato gli ultimi due piano del Palazzo con i suoi laboratori e che dicono si stia comprando tutti i locali della piazza. È un cliente suo, no?
Lo conosco abbastanza bene… Ha un posto macchina qui dentro e i suoi furgoni caricano e scaricano qua dentro cartoni e cartoni di roba.
E le ha detto cosa ci vuol fare con tutti i negozi che pare si sia comprato?
No… gliel’ho chiesto, ma dice che al momento non ha ancora deciso niente. Ci sono mille idee- dice – ma al momento ancora niente di concreto.
Le capitano clienti difficili?
Tanti, ma con quarant’anni di esperienza ho imparato come fare ad allontanarli, con educazione, con garbo…
Sono più difficili le donne o gli uomini?
Mah, direi gli uomini… Ma con le donne capita però che quando cerchi di spiegare cosa bisogna fare, ti dicono che è inutile, tanto non ci capiscono niente. Allora chiedi di parlare magari col marito e ti dicono che è inutile perché intanto decidono loro. Ma poi al momento, ti dicono che non si aspettavano tanto.
E allora vai a spiegare che non esiste un apparecchio per fare la radiografia del motore. Si fa il preventivo, ma è sempre un’ipotesi. Per questo io cerco di spiegare il lavoro, ma il preventivo vero lo posso fare una volta che ho aperto. E allora possono nascere delle discussioni…
Quello che mi dà fastidio è che sembra che io smonto a posta per far sì che il lavoro si debba fare per forza, mentre io mi sforzo di fare sempre le cose in trasparenza. Le rotture di scatole sono cose che cerco di evitare.
Ma adesso l’officina è sua?
Sì. adesso è mia. Nel 93/94, non mi ricordo mai le date, morì il principale, l’imprenditore. Non avevano figli. E la moglie disse a mio padre che gli sarebbe venuta incontro. E lui si accollò le cambiali. Allora si facevano le cambiali…
A lui non mancava molto per andare in pensione, ma l’ha presa per me. E ha pagato per tanti, tanti, tanti anni. Però alla fine ci siamo ritrovati una bella struttura. Abbiamo fatto molte migliorie… devo dire che ho avuto un padre molto intelligente. Mi ha massacrato, ma poi al momento giusto, ha deciso di lasciarmi fare.
Andavate d’accordo sulla gestione dell’officina?
Mio padre era all’antica. Io sono partito dalle puntine e condensatore, come lui, ma ora c’è la centralina elettronica che gestisce tutto della macchina. Ci volevano attrezzature, corsi di aggiornamento… che si facevano solo a Milano o a Bologna. Erano costi importanti. E lui era contrario. “Ma no, vedrai che è un fuoco di paglia. Vedrai che torneremo al carburatore… vanno tanto bene…”.
Però poi mi ha lasciato fare. Ha fatto due errori mio padre nella sua vita. Questo e un altro. Nell’acquisto dell’officina, c’era anche il locale dove siamo adesso, il nostro ufficio, che era il magazzino ricambi Opel. In quel periodo fu introdotto lo scontrino fiscale. Di ricambi non se ne vendevano tanti e mio padre, che non era molto lungimirante, decise che dovendo mettere anche lo scontrino fiscale, comprare anche il negozio non conveniva.
E infatti qui vennero dei negozi… Giù e Ga, mi pare…
No, prima venne Furio, una pellicceria, un giovane dell’età mia, molto simpatico e molto in gamba che purtroppo morì in un incidente con la moto. Poi Giù e Ga, poi la pescheria. E poi l’ho ripreso io, in affitto, per mettere in piedi un noleggio auto a breve e lungo termine, ma non è stata una brillantissima idea…
Non funziona?
Funziona per loro. Non per il noleggiatore finale e non per l’utente, se non ha una partita iva e dei costi da abbattere. Quelli che pagano poco e dicono che almeno non hanno problemi, in realtà non hanno niente. Hanno franchigia su tutto, anche se devono cambiare una gomma.
Come vede il suo futuro?
Come vedo il mio futuro… bella domanda… Intanto io ho una grossa passione che è il padel. Mi diverto a giocare a padel in maniera esagerata… Mi piacerebbe poter rallentare. Smettere del tutto non mi va. Vorrei rallentare. Vorrei che ci fosse uno…
E non ce l’ha?
Ce l’avevo, Alessandro – se lo ricorda?- quello con gli occhi chiari… se n’è andato tre anni fa…
Un tumore, mi pare, no?
Melanoma all’occhio. Per me è stato come perdere un fratello a livello umano e un braccio a livello professionale. Se mancavo io, c’era lui e potevo stare tranquillo.
E adesso?
Ho due ragazzi che sono fantastici, e Daniela che sta con me da tanti anni, però…
Nessuno sarebbe in grado di portare avanti l’officina…?
Sarebbero perfettamente in grado, ma se uno dei due si mette a fare il lavoro mio, chi fa il meccanico? Non se ne trovano più. Meccanici, elettrauto, elettronici… ce ne stano pochi e tutti grandi. Ma è cambiato anche tutto il sistema del mercato.
Se lei compra una macchina nuova, gliela danno con almeno cinque anni di manutenzione e garanzia compresi. Il che significa che lei per cinque anni farà la manutenzione nell’officina del concessionario.
Quindi voi per la Opel…
Noi non siano più Opel. Quando è passata al gruppo Stellantis, sono cambiate troppo le carte in tavola e non mi piaceva più. E allora ho deciso di sganciarmi e diventare Bosch Car Service. Qualcosa che ci permette quasi sempre di arrivare a identificare il problema… con qualsiasi marca.
Qual è stato il guasto più strano e più difficile che le è capitato?
Mah… ce ne sono stati tanti… Uno però ci fece impazzire. Una signora che sentiva un sibilo continuo appena la macchina si muoveva. Alla fine, ma dopo parecchio tempo, scoprimmo che in una ruota era rimasto incastrato un topolino. Il dentino davanti strusciava sul disco e produceva quello strano sibilo.
Concludiamo parlando di Piazza Jacini. Come la vede?
Brutta… la vedo morta, spenta… non vedo un futuro, perché qui ormai è tutto chiuso…
Ma per voi è un problema?
Mah… diciamo che per noi è un problema solo estetico… perché fortunatamente non è che la gente veniva nei negozi e poi…”Guarda, c’è un’officina…quasi quasi mi faccio riparare la macchina”.
Da noi vengono apposta perché hanno un problema. Anzi, semmai accadeva il contrario. Col fatto che venivano a fare dei lavori da noi, uscivano e andavano al bar… al negozio, tabaccheria, libri e compagnia bella. I miei clienti sono in una zona abbastanza ampia, anche se il grosso ce l’ho qui intorno…
Però Piazza Jacini sta morendo…
Piazza Jacini a livello estetico e anche a livello funzionale, sì… sta morendo. C’è rimasto solo il bar che non so quanto durerà…
Mi ha detto la signora che le aumenteranno l’affitto e quindi a fine contratto se ne va.
Ecco… appunto. Il bar pure andrà via. L’ alimentari spero che rimanga, il Carrefour. C’è il ristorante, Luna, il fioraio… spero che regga, Elisa…carina… ma se ne vuole andare anche lei perché qui non c’è più un grosso passaggio.
Qui, uno, che ci viene a passeggiare a fare? Non c’è più niente. Non ci cono più nemmeno gli studi medici… ce n’erano tanti… che portavano un sacco di gente. Non c’è più neanche Velitti che si è spostato a piazza Giochi…
È veramente un peccato. Una piazza così particolare, con il suo pezzettino di storia, meriterebbe proprio qualcosa di meglio.
Michele Chialvo
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