
Dopo aver denunciato il cartello “LGVT F. Felini” — sì, proprio così, con tanto di abbreviazione creativa e doppio errore per indicare il Lungotevere Federico Fellini — pensavamo di averle viste tutte.
E invece no.
Perché Roma, quando si tratta di toponomastica fantasiosa, non delude mai.
E allora ecco un’altra chicca tutta romana, di quelle che se non le tocchi con mano fai fatica a crederci.
Provate a fare questo esperimento. Fermate un tassista e ditegli: “Mi porta in via Bisucchio, per favore?”. Guardatelo negli occhi. Noterete un attimo di silenzio, poi un’espressione tra il perplesso e il sospettoso. Forse penserà che state scherzando.
Provate allora con la tecnologia, che oggi sa tutto. Aprite Google Maps o il vecchio TomTom e digitate “via Bisucchio, Roma”. Risultato? Smarrimento digitale. Crisi esistenziale del navigatore. Il nulla cosmico.
Eppure, a Labaro, via Bisucchio esiste. O meglio: sembrerebbe esistere.
C’è pure il cartello stradale, bello piantato lì, come a dire “tranquilli, siete arrivati”.
Peccato che sia tutto sbagliato.
La strada che non c’è (ma c’è)
Perché la verità è molto più semplice, e anche molto più romana: via Bisucchio non esiste.
Non esiste negli archivi, non esiste nelle mappe ufficiali, non esiste per chiunque, dai corrieri ai mezzi di soccorso. Esiste solo su quel cartello. Un cartello farlocco. Un errore toponomastico che va avanti da sette anni.
Già nel 2019 lo avevamo raccontato su VignaClaraBlog.it (clicca qui) ma sette anni dopo, tutto uguale. Il cartello è ancora lì. Resistente. Coerente nella sua incoerenza.
Roma, città eterna… anche negli errori
Roma è fatta così. È capace di sorprenderti con la storia, con la bellezza, con gli scorci che ti lasciano senza parole.
E poi, senza soluzione di continuità, ti piazza davanti una strada che non esiste.
Una via fantasma, ufficializzata da un cartello che ufficiale non è. È un piccolo capolavoro di surrealismo amministrativo: una via indicata ma inesistente, visibile ma irreperibile, reale ma inesatta.
E poi c’è il paradosso
Nonostante la inesistenza toponomastica, il nome è recentemente apparso in documenti amministrativi legati al posizionamento delle (inutili) tabelle elettorali per il recente referendum. Da non crederci.
La strada non esiste eppure viene citata in documenti ufficiali del Comune di Roma. Basta cliccare qui oppure qua e nella pagina relativa al Municipio XV come per incanto comparirà via Bisucchio.
Basterebbe poco
La cosa più disarmante è che basterebbe poco. Il nome vero di quella strada è via Bisuschio dal lontano 1981, quando con la delibera n. 5302 del luglio dello stesso anno il Campidoglio decise di chiamarla così. Peccato che nel 2019, dopo aver rifatto il manto stradale, fu rifatta anche la segnaletica stradale. Sbagliandola.
Nei successivi sette anni sarebbe bastata una verifica e una sostituzione. Un gesto semplice, quasi banale. Ma evidentemente non abbastanza urgente da interrompere questo piccolo capolavoro di burocrazia creativa.
Perché alla fine, diciamolo: solo a Roma può esistere una strada che non esiste. E restare lì, tranquilla, indicata da un cartello. Sbagliato.
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