
In tempi in cui della sanità si parla quasi sempre per ciò che non funziona, ogni tanto arriva anche una buona notizia. Quella che segue è la testimonianza di Roberto Fioretti, nostro assiduo lettore, che ha voluto raccontare la sua esperienza all’ospedale Sant’Andrea.
“Carissimo Direttore,
quando si parla di sanità pubblica, quasi sempre lo si fa per raccontare ciò che non funziona. Liste d’attesa interminabili, disservizi, errori medici: episodi che giustamente trovano spazio nelle cronache e che contribuiscono ad alimentare una diffusa sfiducia nei confronti del sistema sanitario.
Eppure esiste anche un’altra sanità. Una sanità che funziona, che rispetta i tempi, che accoglie i pazienti con professionalità e organizzazione. È per questo che desidero condividere la mia recente esperienza presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma, una delle principali strutture sanitarie della zona nord della città.
Una lista d’attesa che funziona
Meno di un anno fa ho effettuato una visita di chirurgia generale che ha reso necessario un piccolo intervento chirurgico in Day Hospital. Il medico mi aveva avvertito che l’operazione si sarebbe potuta svolgere entro e non oltre un anno dalla visita e mi aveva inserito nella lista d’attesa.
Chiunque abbia avuto a che fare con la sanità pubblica sa bene cosa significa sentir parlare di liste d’attesa. Spesso il timore è quello di tempi molto più lunghi di quelli previsti.
Nel mio caso, invece, la promessa è stata mantenuta. Dopo undici mesi sono stato contattato dall’ospedale e operato il 2 marzo. Sono entrato nella struttura alle 7 del mattino e alle 18 ero già tornato a casa”.
Non basta un reparto eccellente
Raccontata così può sembrare una vicenda ordinaria. In realtà questa esperienza racchiude una serie di passaggi che dimostrano quanto il Sant’Andrea sia una struttura efficiente, sostenuta da grandi professionalità e da procedure interne capaci di mettere in relazione tra loro i diversi reparti in modo rapido ed efficace.
Molto spesso negli ospedali pubblici si trovano singoli reparti di grande livello, vere eccellenze professionali. Ma queste realtà rischiano di restare isole felici all’interno di strutture dove il resto dell’organizzazione fatica a funzionare con la stessa efficacia.
Un grande ospedale, invece, nasce quando tutto il sistema lavora insieme: accettazione, diagnostica, sale operatorie, assistenza e dimissioni.
Un riconoscimento internazionale
Non è un caso che la classifica World’s Best Hospitals 2026 della rivista Newsweek abbia inserito l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea tra i migliori ospedali del mondo.
La struttura è riconosciuta come il primo ospedale pubblico del Lazio e figura tra le principali realtà sanitarie italiane, collocandosi intorno alla 203ª posizione nella graduatoria globale.
Alla luce della mia esperienza personale, questo riconoscimento non appare come una semplice posizione in classifica. È la conferma concreta che, quando organizzazione, professionalità e dedizione lavorano insieme, anche la sanità pubblica italiana può diventare motivo di orgoglio per i cittadini”.
Giusto Roberto. E forse, ogni tanto, vale la pena ricordarlo. Come lei ha ben fatto qui.
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