
“Egregio Direttore, non mi sono potuto esimere dallo scriverle questa lettera a seguito della triste notizia del piccolo Domenico, morto oggi al Monaldi di Napoli. Converrà con me che certe notizie prevaricano quelli che sono i confini di una via, un quartiere, una città”.
Così ci scrive Roberto Fioretti, nostro assiduo lettore, col quale condividiamo lo sconcerto per questa vicenda di palese malasanità e il dolore che avrà stretto il cuore di milioni di italiani nell’apprendere questa mattina il decesso del piccolo Domenico “un angelo volato libero tra gli altri angeli del cielo”, come ha scritto una nostra cara amica.
“Ci sono cose che riguardano tutti noi e che fanno male – scrive dunque Roberto – e il regno animale ce lo insegna con una forza primordiale: i piccoli si difendono fino all’ultimo respiro, con ogni mezzo, anche a costo della vita. Che siano minuscoli o giganteschi, che vivano sulla terra, nel cielo o nell’acqua, le madri del mondo animale rappresentano spesso l’unico, estremo baluardo tra i propri cuccioli e il resto del mondo, per garantirne la protezione e assicurare loro una possibilità di sopravvivenza.
Certo, la natura non è perfetta. I leoni maschi, così come gli orsi, possono uccidere i cuccioli non propri per riportare le femmine in una condizione fertile e accoppiarsi di nuovo. È una legge crudele, dettata dall’istinto e dalla necessità di perpetuare la specie. Eppure, ciò che resta straordinario è la forza con cui ogni specie lotta, nonostante tutto, per difendere le nuove vite. Costi quel che costi.
Noi umani, invece, non sempre siamo altrettanto capaci. E nel confronto, forse, non siamo nemmeno così evoluti come amiamo pensare quando si tratta di proteggere i nostri cuccioli.
Dal piccolo Domenico, morto all’alba di oggi al Monaldi di Napoli, ai bambini di Gaza e a quelli di tutte le sporche guerre che insanguinano il mondo, è dolorosamente evidente che non siamo paragonabili agli animali nella tutela dei più indifesi. E anche quando non si arriva all’estremo epilogo, troppo spesso lasciamo che i nostri cuccioli crescano soli, senza una guida solida, senza un’educazione adeguata, senza quella protezione che dovrebbe essere un diritto e non un privilegio.
Dovremmo fare come gli animali. Ma, a pensarci bene, per certi versi lo facciamo già. La parte più crudele e brutale del mondo animale nei confronti dei piccoli, quella sì, siamo perfettamente in grado di replicarla. Non a caso chi si macchia di delitti contro l’infanzia viene comunemente definito “un animale”.
Eppure, c’è una differenza sostanziale: la natura agisce per istinto, noi per scelta. E quando i bambini muoiono, o vengono abbandonati alla solitudine e alla violenza, non è la legge naturale a parlare. È la nostra responsabilità”.
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Mi spiace ma la responsabilità non è “nostra”, è di chi quei morti, bambini o adulti che siano, li causa. Semmai la nostra responsabilità sta nel non trattare queste persone come andrebbero trattate: come degli assassini. Che stiano a Mosca, a Tehran, a Tel Aviv, a Minneapolis… vedete voi.
Come non è “nostra” per le vittime della Legge 22 maggio 1978, n. 194 ma di chi la ha promulgata.
Il trapianto di cuore in un bambino di 2 anni non è certo come curare un mal di testa…richiede sicuramente straordinarie competenze: se ci sono stati degli errori i presunti responsabili saranno chiamati a rispondere delle loro azioni ma BASTA processi in televisione e sui giornali in nome di un inesistente “diritto all’informazione” che serve solo a suscitare morbosità. E’ ora che su questa vicenda (e su tantissime altre) cada il silenzio non fosse altro per rispetto nei confronti del piccolo Domenico.
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