
Il Comitato di Quartiere Labaro, con il patrocinio e partenariato del Municipio Roma XV, il supporto di tanti enti commerciali e di solidarietà, organizza per il quarto anno consecutivo “Festa del Carnevale dei popoli a Labaro”
L’evento si terrà domenica 15 febbraio; la sfilata musicale e artistica partirà da lago Foppolo per arrivare a via Brembio con costumi che dipingono la varietà e la bellezza delle diverse provenienze di chi abita a Labaro.
Durante il tragitto, musica, balli e spettacolo con giocolieri, trampolieri, clown nel piazzale di via Brembio.
Insegnare alle nuove generazioni il senso di questa festività: fin dal mondo antico le celebrazioni carnevalesche, con i loro rumori, fuochi e maschere, avevano lo scopo di scacciare le tenebre dell’inverno e propiziare l’arrivo della luce primaverile. È un rito di fertilità e di rinascita della natura.
Un momento di “sospensione” della norma. La maschera permette di celare la propria identità, eliminando le gerarchie sociali e permettendo una trasgressione controllata. Il “folle” diventa saggio, il povero diventa re, e le regole quotidiane vengono capovolte. Questo caos ha una funzione rituale: liberare le tensioni sociali e dare momenti di allegria e di speranza di miglior qualità della vita.
Labaro e Prima Porta erano luoghi di incontro e scontro tra gli etruschi e i romani, via Veientana Vetere era infatti la strada che univa la città di Veio con la via Flaminia e il Tevere. La villa di Livia era un luogo in cui si festeggiavano gli eventi più importanti dell’anno.
Nella cultura etrusca Phersu (plurale phersunah) era la “maschera” o “la persona mascherata”. Una figura mediatrice tra il mondo dei vivi e quello dei morti, un elemento che trasforma il lutto in uno spettacolo. Anche tra loro un rituale di inversione, dove il travestimento e la maschera servono a gestire la morte attraverso il gioco, il rito e lo spettacolo.
Nel mondo degli antichi romani le feste Saturnali celebravano il passaggio dall’inverno alla primavera, il risveglio della natura e la rinascita. In questo periodo, il caos temporaneo sostituiva l’ordine costituito, permettendo una sorta di purificazione collettiva attraverso lo scherno e l’eccesso. “Semel in anno licet insanire! (“una volta all’anno è lecito impazzire”) sintetizza lo spirito del Carnevale, un periodo in cui le regole sociali venivano sospese, i ricchi potevano comportarsi da poveri e viceversa.
La tradizione di bruciare fantocci (come il “Carnevale” o il “Re Carnevale”) simboleggia l’eliminazione del vecchio e del negativo per lasciare spazio alla nuova vita, fertilizzando la terra per il nuovo ciclo agricolo.
La festa si è rinnovata nei secoli ma ha sempre mantenuto i suoi fondamentali riferimenti culturali e trasgressivi.
Negli ultimi decenni il quartiere di Labaro ha accolto persone provenienti da molte regioni dell’Italia e dal mondo. La festa del Carnevale dei popoli è oggi la loro festa e ci presentano la loro cultura, musica, balli, cibi della tradizione originaria. Il carnevale dei popoli dove ogni scherzo vale; anche a Labaro.
(testo di Vincenzo Pira)
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