
Labro è un piccolo paese arroccato su una collina al margine nord della Sabina, poco lontano dal confine tra Lazio e Umbria; dista da Roma un centinaio di chilometri e, fatta eccezione per gli ultimi otto, per arrivarci si viaggia su strade statali: la n. 4 Salaria fino a Rieti e poi la SS 79 bis.
Superato il bivio per Greggio, dopo una lunga galleria, si volta a destra costeggiando il piccolo lago di Ventina (fa parte della Riserva dei laghi di Ripa Sottile) e in circa venti minuti si arriva a Labro.
Il paese medioevale, situato ad una quota di 556 metri, si affaccia su un’ampia vallata chiusa a nord dai boschi e monti che segnano il confine con l’Umbria e aperta a sud alla piana reatina.
Arrivati al borgo, il paesaggio è davvero straordinario perché spazia sino al lago di Piediluco che con le sue acque scure risplende sotto i raggi del sole come uno specchio antico.
Labro è tutto bello: belle le case in pietra con antichi portoni in legno; belli i minuscoli giardini nascosti da piccoli muretti; belli i vicoli realizzati con grossi ciottoli. Tutto è curato alla perfezione, non c’è nulla fuori posto; è evidente in tanta cura la mano dell’uomo che a partire dalla fine degli anni ‘60 è intervenuta per provvedere al recupero dell’intero paese oggi per lo più luogo di villeggiatura.
Arrivando a Labro si può lasciare l’auto in una piccola area adiacente al castello e da lì iniziare la visita del borgo con la bella chiesa di S.Maria Maggiore, le torri in pietra, e i vicoli che corrono attorno alla cima della collina.
In qualsiasi punto si sosti il panorama è stupefacente anche se l’occhio inevitabilmente corre alle acque scure di Piediluco.
In realtà il lago è nemmeno tre chilometri in linea d’aria e per raggiungerlo ci vogliono pochi minuti di auto. Piediluco, alimentato dalle acque del Velino e del Nera e insieme agli altri piccoli laghi della zona è ciò che resta del Lacus Velinus, un grande bacino di origine alluvionale. Le acque di questi laghi sono ricche di molte specie diverse di pesci, tra cui il luccio, il persico, la carpa, la tinca ma anche la trota: pesci che si possono trovare sulla tavola dei tanti ristoranti della zona.
Se si va a Labro in un giorno feriale, specie nella stagione autunnale, si rimane colpiti dal gran silenzio che regna nel borgo; poche le persone in giro e non molti i turisti.
Ma questo silenzio e questa calma è ciò che forse affascina di più di questo luogo senza tempo dove è possibile camminare tranquilli immersi nei propri pensieri e godere così di attimi di pace.
Francesco Gargaglia
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Mi ha fatto presente Sandro Bari, Direttore della rivista culturale “Salotto romano” e grande conoscitore del territorio laziale, che a Labro in passato sulla parete di una vecchia cisterna c’era una scritta che oggi sembra non esserci più, opera forse di un qualche artista ritiratosi nel silenzio del borgo. Vale davvero la pena di riportare questo testo:
“Labro di pietre aperte
scarno groviglio pallido di strade
non c’è passo o respiro
che non risuoni e
all’angolo ti aspetta
il dolore e la viva
pazza felicità di essere al mondo
tu cosi solo”.