
C’è una farfalla disegnata con le ali gialle e bianche sul tappeto dell’area giochi del Parco Volpi in via della Farnesina. Ma ora quella farfalla è attraversata da una scritta nera tracciata con vernice spray: “Palestina libera”. Un’altra grande scritta “Free Gaza” campeggia invece tra altalene e scivoli.
Così, un luogo pensato per la leggerezza dell’infanzia si è trasformato nell’ennesimo sfogo di un disagio politico espresso nel modo più sbagliato: imbrattando la cosa pubblica.
Un gesto che, pur volendo probabilmente esprimere solidarietà verso una causa umanitaria, finisce invece per offendere il senso civico di una comunità e il decoro di uno spazio pubblico. Perché imbrattare un’area giochi non libera Gaza. Deturpa Roma.
Ci si può indignare, discutere, manifestare, scrivere, fare volontariato, informare e contribuire in mille altri modi alla causa che si ritiene giusta. Ma il vandalismo non è mai un atto politico. È solo inciviltà travestita da militanza. Danneggiare il bene comune in nome della libertà altrui è un paradosso: si pretende giustizia in un luogo di ingiustizia, ma la si cerca commettendo un’ingiustizia qui, a casa nostra.
Qualcuno ha detto che dietro ogni scritta, ogni panchina distrutta, ogni muro deturpato, c’è un piccolo segnale di una più grande diseducazione collettiva: quella che confonde la libertà di espressione con il diritto di danneggiare.
Parole sacrosante. Perché mentre c’è chi si batte concretamente per la libertà di popoli lontani, dovremmo tutti ricordare che la libertà comincia da vicino: dal rispetto di ciò che è di tutti. Anche di un pavimento colorato dove corrono dei bambini.
Rimuovere quelle scritte sarà ora compito del Municipio XV o del Servizio capitolino ai Giardini. Ma rimuovere l’idea che vandalizzare equivalga a partecipare è compito di ciascuno di noi.
Claudio Cafasso
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Commento impeccabile che condivido dalla prima all’ultima parola.
Bisogna lavorare sulla coscienza individuale e sulla nostra consapevolezza di essere cittadini e custodi del bene comune.