
Il Parco di Tor di Quinto, una delle più belle aree verdi pubbliche di Roma Nord, da alcuni giorni è al centro di una crescente protesta avviata da alcuni frequentatori, una dei quali ha dato il via anche a una petizione che al momento ha raccolto poco meno di trecento firme.
Oggetto della contestazione è un grande capannone in corso di costruzione che pare essere destinato a ospitare eventi e manifestazioni in via “provvisoria”, dice un cartello sulla recinzione.
Il parco, realizzato sfruttando un invaso naturale presente nell’area, si estende per circa nove ettari lungo l’argine del Tevere. Intorno al suo lago sono impiantati 250 alberi tipici delle zone umide, come pioppi, frassini, carpini e querce comuni. Una rete di percorsi si snoda intorno al laghetto e tra le essenze arboree, raggiungendo i canneti che si sviluppano lungo l’ansa del fiume Tevere che costeggia il parco.
Parco che comprende anche un’area cani, non spesso utilizzata dai proprietari degli amici a quattro zamper che li lasciano liberi sui prati suscintando discussioni e litigi. Ma questa è un’altra storia.
Tornando al capannone, già in fase avanzata di realizzazione, non si sa quanto spazio dei nove ettari occupi ma chi lo contesta teme che l’intervento comporti una riduzione degli spazi pubblici e un impatto negativo sull’ambiente.
Le preoccupazioni riguardano anche la circolazione stradale, già congestionata per la presenza di impianti sportivi, e i possibili disagi acustici legati ad attività serali o notturne. Alcuni sottolineano come il parco, da sempre chiuso al tramonto, rischi di trasformarsi in un polo di aggregazione notturna.
Su Facebook corre il tam tam della protesta. “Era un angolo di pace per tutti”, scrive una cittadina. “Ci tolgono il verde e ci portano rumore e confusione”, aggiunge un altro, senza spiegare, come correttezza vorrebbe, che “rumore e confusione” non andrebbero a danni di eventuali residenti visto che il parco è del tutto isolato e lontano dalle prime abitazioni.
Ma tant’è. I firmatari della petizione – probabilmente all’oscuro del fatto che il parco Tor di Quinto è a tutti gli effetti un “Punto Verde Qualità” (forse il migliore di Roma) e che la convenzione in atto fra il Comune e i gestori dei PVQ consente loro di adibire parte delle aree verdi a iniziative autonome (basti ricordare che anni fa a Tor di Quinto si tenne VinoForum) – chiedono chiarimenti a Sabrina Alfonsi, assessore capitolino all’Ambiente, domandando come sia stato possibile autorizzare la realizzazione di una struttura simile in un’area pubblica destinata al verde.
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Buonasera la cosa vergognosa e che si tratta di un locale da ballo eretto all’interno di un parco dove periodicamente ci sono bambini ed a pochi metri ce un asilo nido, e tale struttura e finanziata totalmente da BAT (British American Tobacco) ovvero una multinazionale del tabacco, per promuovere il loro ultimo dispositivo elettronico per FUMARE.
Grazie per l’articolo e per avere segnalato la petizione che intanto ha superato i 900 firmatari. Mi pare un tantino derisorio della legittima richiesta di cittadini di salvaguardare uno dei pochissimi spazi verdi esistenti a Roma Nord. In primo luogo, la struttura “provvisoria” è gigantesca e non è dato sapere per quanto tempo resterà. Viste le sue dimensioni e la complessità della sua costruzione (qualcuno si è accorto del via vai di camion ad inizio ottobre nel parco?) non credo che verrà smantellata a breve. Il che significa che il problema è che una bella parte del parco viene ulteriormente sacrificata per far posto ad interessi privati. Significa che a meno che i partecipanti agli eventi non siano tutti dei civilissimi signori riuniti per discutere di filosofia (si parla invece di discoteca), ci ritroveremo graffiti, spazzatura, giochi dei bambini rovinati, come succede ovunque in questa nostra città.
Ricordate per favore anche come siamo arrivati a questo punto, all’incuria e al degrado in cui il Comune lasciò il parco Tor di Quinto per incapacità di curare il verde e per la maleducazione di noi romani. La giunta Alemanno (se non ricordo male) fece la prima convenzione con una società privata che si prese carico di curare la gestione del parco in cambio del permesso di costruire gli edifici che ospitano il ristorante e un asilo nido (benemerito ma privato, non certo comunale a prezzi calmierati), oltre ad un immenso parcheggio. Non che le cose siano andate molto meglio e infatti la società è fallita e il parco è precipitato nel solito degrado. Ora c’è una nuova convenzione e la prima cosa che fa il nuovo concessionario è costruire. Giustamente voi ricordate che la convenzione in atto permette al concessionario di realizzare eventi autonomi ma siamo sicuri che questo significhi la costruzione di strutture semipermanenti e la realizzazione di qualsiasi genere di eventi? Una discoteca, davvero? Ne abbiamo bisogno? Siamo davvero sicuri che la migliore destinazione di un parco pubblico siano eventi notturni, ovviamente a pagamento? È questo quello che ha in mente la nostra amministrazione? Perché non si riesce a Roma a gestire gli spazi pubblici come si fanno in altre zone civili in Europa, ampliando gli spazi verdi e i servizi pubblici per le famiglie, per i bambini e per i ragazzi? Senza scomodare i soliti scandinavi, a Parigi hanno riqualificato interi quartieri, togliendo auto e restituendo spazi pubblici ai cittadini. Basta vedere come sono gestite città grandi come Roma in Spagna, come Barcellona. Non è possibile usare, per i famosi eventi, gli spazi intorno a Viale Tor di Quinto, come fatto, per esempio quest’anno, per le Cirque Du Soleil? Avete giustamente dedicato molta attenzione all’altro scempio in progettazione del nuovo megaparcheggio a Corso di Francia. Date per favore spazio anche a questo scempio in atto oggi a Tor di Quinto. Grazie
Riporto testualmente dal sito del Comune di Roma sui PVQ, ove non mi pare si faccia alcun cenno a “DISCOTECHE” le quali, fino a prova contraria, snaturano la funzione per il quale il Parco è sorto.
La petizione ad oggi è arrivata a 1100 firme.
“Punto Verde Qualità è l’espressione scelta per indicare un programma di riqualificazione ambientale che l’Amministrazione ha intrapreso per recuperare alcune aree verdi abbandonate o in stato di degrado, interessate in molti casi da procedure di esproprio rimaste in sospeso.
In questo modo l’Amministrazione Roma Capitale ha inteso realizzare una sintesi tra l’esigenza di tutela e recupero ambientale del patrimonio pubblico e quella, anch’essa molto sentita, di favorire la nascita di società di gestione che costituiscano un volano per la ripresa occupazionale. In una parola: qualificazione e rilancio urbano e sociale.
Queste aree di proprietà comunale, attraverso bandi pubblici, sono state concesse in gestione a soggetti privati che le hanno trasformate in parchi curati e attrezzati. Al loro interno sono stati realizzati servizi di interesse aggregativo, ricreativo e sportivo, accessibili in parte gratuitamente e in parte a pagamento.
La formula dei Punti Verdi è nata proprio per reperire le risorse necessarie alla creazione e alla custodia di nuove parchi pubblici: in cambio della manutenzione e del controllo delle aree da sistemare, i gestori ricevono infatti dalla Pubblica Amministrazione la possibilità di svolgere alcune attività commerciali.
Per questo motivo, all’interno dei Punti Verde Qualità sono spesso presenti bar, campi sportivi, asili nido convenzionati con il Comune, ludoteche, palestre e piscine. Tali attività sono comunque sottoposte a vincoli di eco-compatibilità perchè non possono estendersi oltre un terzo della superficie totale di ciascuna area verde e perché prevedono l’utilizzo di fonti rinnovabili.
Resta invece libero e gratuito, l’accesso alle aree verdi, così come sono gratuiti e aperti a tutti i giochi per bambini, i bagni pubblici e le aree ludiche per i cani. I Punti Verdi Qualità, oltre a migliorare la qualità urbana del verde, soprattutto nelle zone decentrate della città, contribuiscono così a dare una risposta concreta al problema della carenza di fondi in bilancio da destinare alla manutenzione del verde pubblico urbano, trasformando spazi inutilizzati in frequentatissimi poli di incontro e di svago per frequentatori di tutte le età.”