
A chi non sa ancora come trascorrere il prossimo Ferragosto rischiando di rimanere in una città calda e soffocante consigliamo un itinerario nella zona di Filettino, il comune più alto (e fresco) del Lazio: un’escursione da Campo Staffi al Monte Tarino.
Campo Staffi, nota località sciistica, si trova a 1700 metri mentre il Monte Tarino raggiunge una quota di 1961 metri; l’itinerario che consigliamo è forse uno dei più belli del Lazio. Lungo circa 10 chilometri (tra andata e ritorno), con un dislivello massimo di 300 metri, è un percorso di media difficoltà che si snoda in parte nei boschi di faggi e in parte lungo crinali di roccia che offrono panorami stupefacenti.
Come arrivarci? Raggiunta la località di Campo Staffi si percorre la strada asfaltata fino alla fine del grande piazzale e si parcheggia dove finisce l’asfalto: il sentiero è proprio di fronte.
Indicato da tabelle e segnavia bianco rossi, il sentiero si infila subito nel bosco e dopo essere passato sotto i cavi metallici degli impianti di risalita scende decisamente verso il basso fino ad un piccolo pianoro (1600 m).
Da questo punto il tracciato comincia a salire attraverso dei prativi dai quali è possibile osservare la grande estensione dei boschi (in queste zone ci sono alcune tra le faggete più grandi di Europa).
Il sentiero si fa poi sempre più ripido fino a sbucare improvvisamente su una terrazza naturale che si affaccia su di un panorama che lascia, per la maestosità e bellezza, davvero meravigliati.
Ora il sentiero si fa stretto e procede su di un crinale zigzagando tra le rocce mentre sale decisamente verso la vetta. In poco meno di un chilometro e con un dislivello di 100 metri si raggiunge, con attenzione, la cima indicata da una croce in acciaio inossidabile.
La vista spazia per 360 gradi e abbraccia una vastissima area dei Monti Simbruini, Ernici e del Gran Sasso d’Italia e Velino. Lo spettacolo che si gode da questa vetta, una delle più belle della zona, è incredibile.
Questa escursione attraversa un territorio di grande fascino: il bosco è prevalentemente di faggio, un albero maestoso che cresce in montagna tra gli 800 e i 2000 metri. Nelle zone aperte è possibile invece osservare il ginepro che a causa dell’altitudine e del freddo invernale cresce rimanendo letteralmente attaccato al terreno e cespugli di “uva orsina” (le bacche sono molto gradite dagli orsi che qui però non ci sono ad eccezione di alcuni rari passaggi).
Se si ha l’accortezza di portare un binocolo sarà possibile osservare (quasi sicuramente) coppie o più esemplari di grifone, un grosso avvoltoio che nidifica sulle falesie di Petrella Liri, frazione del comune di Cappadocia, in territorio abruzzese.
Questa escursione che richiede (se si procede senza fretta) tra le 5 e 6 ore è di media difficoltà ma non presenta punti o passaggi pericolosi , anche se nell’ultimo tratto richiede un minimo di attenzione (a volte in alcuni passaggi è necessario aiutarsi con le mani); la disponibilità di uno o due bastoncini (quelli, ad esempio, usati nel Nord Walking) sarà di quindi grande aiuto.
Attenzione, lungo l’itinerario non ci sono sorgenti o fontanili e quindi è necessario portare al seguito una borraccia piena d’acqua. Inoltre, i duemila metri del Monte Tarino, sulla cui cima soffia sempre un piacevole ma fresco vento, consigliano di portare al seguito, anche nelle giornate calde, una felpa e una mantellina per la pioggia (i temporali di calore in montagna, nel pomeriggio, sono sempre possibili).
Francesco Gargaglia
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Mi fa piacere che, nella Sua descrizione non usi il termine – abusato ed inspiegabile – mozzafiato.
Bravo, ma non solo per questo!