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Al via la bonifica e riqualificazione di Ponte Flaminio

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Al via la bonifica e la riqualificazione di Ponte Flaminio, il ponte più grande della città per lunghezza ed estensione, ma anche uno dei ponti più maltrattati e trascurati di Roma; la ragione è forse da ricercare nel fatto che è poco frequentato dai pedoni. Giusto chi va a prendere il bus le cui fermate sono posizionate alle due estremità.

Ma chi, animato da buona volontà, fino a oggi avesse deciso di affrontarlo a piedi avrebbe dovuto predisporsi a uno spettacolo deprimente: grandi scritte sui marmi, centinaia di piccole scritte in ogni angolo, grumi di lucchetti appesi alle inferriate, erbacce in ogni fessura, acqua putrida nelle vasche e poi la grande fontana (direzione sud) ripiena di acqua stagnante dove cresce verdissima la “Lisca” (o Typha), pianta che si sviluppa nei terreni paludosi e negli acquitrini.

Neppure il bravo ingegnere Brasini (autore fra l’altro di Villa Brasini e dell’ingresso monumentale del Bioparco) avrebbe potuto pensare che il suo ponte con gli alti fanali e le aquile imperiali sarebbe stato terreno fertile per una pianta di palude.

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Al via la bonifica

Ma da questa mattina Ponte Flaminio tornerà (si spera) all’antico splendore.
Col sopralluogo del sindaco Roberto Gualtieri accompagnato dall’assessore capitolino ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini e dal presidente del Municipio XV Daniele Torquati, ha preso infatti il via un complesso intervento di recupero.

Finanziata con circa 600.000 euro dal bilancio capitolino, l’operazione riguarda l’intera struttura del ponte – lungo circa 300 metri, con marciapiedi larghi 10 metri – e prevede due fasi principali: una prima fase di pulitura a secco con tecnologia a micro-aereo-abrasione, utilizzando minerale naturale, e una seconda fase di trattamento protettivo con impregnante oleo-idrofobico, che garantisce resistenza a macchie, oli e agenti atmosferici senza alterare l’aspetto originario del travertino. (red/cmg)

 

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4 COMMENTI

  1. Piccola nota: Armando Brasini era architetto e urbanista, non ingegnere. L’ingegnere che si occupò della parte strutturale fu Aristide Giannelli.

    • Un’altra piccola nota:il Viadotto del Villaggio Olimpico fu realizzato da Pierluigi Nervi che non era architetto ma ingegnere. La parte architettonico fu l’architetto Vittorio Cafiero che aveva realizzato moltissime opere in stile razionalista ed aveva collaborato con altri alla progettazione del Villaggio Olmpico.

  2. Mi congratulo con il Comune per l’intervento di riqualificazione del ponte ma i lavori dovrebbero interessare anche le scalinate realizzate alle estremità del ponte che sono lasciate al completo abbandono e non permettono ai pedoni di utilizzarle in sicurezza.

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