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Museo Canonica, la “fortezzuola” di Villa Borghese

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Galvanica Bruni

Nella più bella villa di Roma, tra Piazza di Siena e il “giardino del lago” c’è, nascosta in parte dalla vegetazione, una costruzione che ricorda per il muro di cinta merlato un castello o una fortezza: è il museo Pietro Canonica che, visitato da turisti e qualche scolaresca, resta per così dire “in ombra” rispetto ad altri luoghi più noti della Villa: eppure è un piccolo straordinario gioiello che merita una visita approfondita.

Ubicata in via Pietro Canonica 2, vicino a piazza di Siena, la costruzione, chiamata “fortezzuola”, risale al 1600 e in passato fu  utilizzata come stalla, deposito delle carrozze ma soprattutto come “gallinaro”; il luogo ospitava varie specie di pennuti come struzzi e pavoni che servivano a soddisfare la passione venatoria  dei Principi Borghese.

Lasciata andare in malora, la “fortezzuola” cominciò a risorgere quando Pietro Canonica ci mise sopra gli occhi facendone la sua abitazione, lo studio d’arte ma soprattutto il luogo dove raccogliere parte delle sua prolifica produzione artistica.

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Sebbene la figura del Canonica, dopo la fine della Seconda guerra mondiale cadde un po’ nel dimenticatoio, non si può di certo ignorare che fu uno dei più grandi e conosciuti, soprattutto all’estero, scultori italiani. Di origini piemontesi, fin da piccolo si interessò all’arte e in particolare alla scultura; giovanissimo esordì in alcune mostre riscuotendo un immediato successo per la capacità di lavorare il marmo che nelle sue mani sembrava perdere durezza.

Apprezzato dalla famiglia reale, da nobili e notabili, la sua fama si diffuse all’estero dove, soprattutto grazie all’intercessione di alcune nobildonne, fu introdotto finanche alla corte russa. Divenne così lo scultore di re, governanti, generali: sebbene impegnatissimo a realizzare busti di personaggi importanti non interruppe però una certa produzione che riguardava ad esempio la figura femminile e quella infantile.

Dopo la Grande Guerra si dedicò anche a realizzare opere per monumenti militari e sacrari. Oggi davanti alla “fortezzuola” c’è una delle sue opere più note, il “Monumento all’umile Eroe”: una statua in bronzo del mulo “Scudela” e del suo conduttore, un alpino della prima Guerra Mondiale.

Anche la storia della casa-museo Canonica è interessante; quando l’artista, che aveva laboratori di scultura in tutta Italia, si trasferì definitivamente a Roma chiese al Comune l’utilizzo a vita della “fortezzuola”; in cambio si offrì di restaurarla interamente e di trasformarla in un museo.

La trattativa fu lunga e complessa ma alla fine il Comune accettò la proposta; Canonica – che nel frattempo era stato nominato alla direzione di numerose accademie tra cui l’Accademia di Belle Arti di Roma – fece restaurare completamente l’edificio adibendo il piano terra alla raccolta delle opere e il primo piano ad abitazione privata.

La “fortezzuola”, oramai casa-museo del Canonica, venne occupata dall’artista dal 1932 al 1959, data della sua morte; grazie all’opera infaticabile della seconda moglie Maria Assunta Riggio tutto quello che era contenuto nell’edificio, bronzi, calchi in gesso, bozzetti, disegni entrò a far parte del patrimonio artistico museale.

Il museo, oltre al grazioso giardino interno con un pozzo in stile rinascimentale, comprende sette sale espositive, un deposito di sculture (rimosse dall’intera Villa Borghese a scopo di salvaguardarle dai furti), un giardino posteriore all’edificio e l’abitazione dell’artista che, posta al primo piano, comprende un corridoio, un antisalone, una sala della musica (Canonica fu anche musicista e compositore),una sala da pranzo, una camera da letto e lo studio con soffitto in cassettoni lignei. E tutto è rimasto come un tempo. Un luogo di fascino che merita davvero una visita.

Nelle sue memorie Pietro Canonica ha scritto: “L’arte è la manifestazione di quanto, con la sensibilità del suo spirito, l’artista vede nella bellezza del Creato, nell’infinita varietà delle sue forme, dei suoi colori, della sua musica”.

A Villa Borghese, nella sua casa e nel suo museo, è possibile vedere il creato con gli stessi occhi del Maestro.

Francesco Gargaglia

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