
Il santuario della SS. Trinità, situato a 1337 metri sui contrafforti del Monte Autore (1853 m), è forse uno dei santuari più visitati in Italia; è antichissima tradizione raggiungerlo a piedi in piccoli gruppi o in vere e proprie compagnie di pellegrini che preceduti da un portatore di croce salgono faticosamente fino al piccolo Santuario, ricavato su di una terrazza ai piedi di una vertiginosa parete di roccia strapiombante alta circa 300 metri.
La SS. Trinità si trova sul confine settentrionale del Lazio a 2 km dall’Abruzzo e poco distante dall’abitato di Cappadocia; può essere agevolmente raggiunto con l’auto sia provenendo da Anagni-Trevi nel Lazio che da Tagliacozzo-Cappadocia-Camporotondo.
L’origine e una leggenda
L’origine di questo luogo sacro è assai antica e ha favorito il nascere di numerose leggende; una in particolare è assai diffusa. Si racconta infatti che un contadino mentre arava un campo al di sopra della tagliata, perso il controllo di una coppia di buoi, li vide cadere nel vuoto.
Precipitatosi in basso trovò entrambe le bestie vive e vegete; il racconto del miracolo si diffuse immediatamente tra la popolazione locale che in quel luogo volle creare un Santuario intitolato alla SS. Trinità.
Sebbene il racconto popolare sia suggestivo la realtà è ben diversa; su quella terrazza sorgeva in passato un tempietto pagano trasformato da eremiti o monaci-basiliani in Santuario e poi piccolo monastero. All’interno di una grotta fu realizzato un affresco di scuola bizantina (XI Secolo) rappresentante la SS.Trinità, immagine sacra che diede il nome al luogo.
Si esce di spalle
Al santuario si arriva percorrendo a piedi una stradina ben messa e in lieve discesa che da un ampio parcheggio porta alla terrazza dove nel corso degli anni sono state realizzate numerose strutture anche di tipo logistico.
Ovviamente la grotta con l’affresco è il luogo più importante e lo si raggiunge salendo una breve scalinata; uscendo dalla grotta tradizione vuole che i gradini che portano all’esterno siano scesi rivolgendo le spalle verso il basso.
Nel Santuario sono oggetto di venerazione anche la chiesetta del Crocefisso e quella dedicata a S.Anna.
Con il trascorrere degli anni oltre al Sacro ha preso piede anche il “profano” per cui dozzine di bancarelle che vendono un po’ di tutto sono sorte lungo il percorso; si tratta ovviamente di una importante risorsa economica per i piccoli centri abitati della zona oggi in gran parte spopolati.
Ci sono anche i grifoni
Non è raro vedere, alzando gli occhi lungo l’impressionante tagliata di pietra, volteggiare una coppia di Aquile o un gruppo di Grifoni (Gyps-fulvus) che da anni nidificano sulle falesie nei pressi del piccolo paese di Petrella Liri.
Il Grifone, con una apertura alare di circa 2,5 m, è stato reintrodotto negli Appennini trenta anni fa e oggi si contano circa 300 esemplari nell’area dei Monti della Laga-Gran Sasso d’Italia.
Bellezza e maestosità
Gli escursionisti che si recano al Santuario possono usufruire di una fitta rete di sentieri che conducono alle cime più alte e più belle della zona: Monte Autore, Monti Tarino e Tarinello, Campo Staffi.
San Benedetto, vedendo nella maestosità e bellezza dei luoghi la mano di Dio, volle scegliere queste montagne e queste valli per dare corpo alla sua “regola”; una bellezza e maestosità che nel corso dei secoli non è mutata e che si offre oggi in tutta la sua magnificenza al pellegrino, al viandante e anche al semplice turista.
Francesco Gargaglia
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