Home ATTUALITÀ La morte di Camilla Sanvoisin a La Giustiniana, oggi l’autopsia

La morte di Camilla Sanvoisin a La Giustiniana, oggi l’autopsia

Camilla Sanvoisin
ArsMedica

AGGIORNAMENTO
Ecco i risultati dell’autopsia, clicca qui

——————–

Arriverà dall’autopsia prevista per oggi una risposta definitiva sulle cause che hanno determinato la morte di Camilla Sanvoisin, la giovane venticinquenne deceduta nella notte fra il 12 e il 13 febbraio in un appartamento in via Foà, quartiere La Giustiniana, sulla Cassia. L’ipotesi più accreditata è che ad ucciderla sia stata un’overdose.

Promuovi la tua attività commerciale a Roma Nord

Dall’esame autoptico e tossicologico arriveranno oltre alle informazioni utili per chiarire esattamente le cause e l’orario della morte anche gli elementi che serviranno a stabilire se, con un soccorso tempestivo, Camilla si sarebbe potuta salvare.

A trovare la giovane senza vita, è stato suo compagno, Giacomo Celluprica, 35 anni, che al suo risveglio, verso le 5.30 di giovedì 13 febbraio, ha dato l’allarme e ha poi raccontato agli investigatori del Commissariato Flaminio Nuovo di essersi addormentato accanto a lei dopo che entrambi avevano assunto eroina.

L’uomo è indagato per morte come conseguenza di altro reato e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Durante le perquisizioni è stato infatti trovato un quantitativo di metadone superiore a quello prescritto da alcune ricette mediche sequestrate dagli agenti.

Le indagini comunque proseguono. Verifiche sono in corso sulla versione dell’uomo. Sono stati sequestrati i cellullari per ricostruire i suoi contatti e quelli di Camilla nelle ore che hanno preceduto il suo decesso. Accertamenti, dunque, per risalire ai pusher.

Si sarebbe potuta salvare?

L’interrogativo principale ora è se la giovane, deceduta verosimilmente a causa di un’assunzione eccessiva di sostanze stupefacenti, potesse essere salvata con un intervento di aiuto immediato da parte del convivente.

Domanda difficilissima a cui dare una risposta di primo acchito, saranno i periti a doversi assumere questo compito.

Questa tragica vicenda riporta alla mente quella di Maddalena Urbani, morta per overdose e senza soccorsi il 27 marzo 2021 sempre sulla Cassia, in un appartamento in via Vibio Mariano.

Per quella tragedia fu condannato in Appello a quattro anni e sei mesi Abdulaziz Rajab, il pusher siriano nella cui abitazione morì Maddalena, mentre tre anni fu la pena inflitta a Kaoula El Haouzi, amica della ragazza. Entrambi furono accusati di omicidio colposo.
“Il processo di secondo grado ha stabilito che Maddalena poteva essere salvata se soccorsa tempestivamente. Ha avuto una drammatica agonia durata circa 15 ore ma nessuno ha chiamato il 118”, fu il commento dei legali della famiglia.

Giorgio Bilachi

© RIPRODUZIONE VIETATA

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome