Home ATTUALITÀ Ponte Milvio, quella progettualità invocata da anni. Dov’è?

Ponte Milvio, quella progettualità invocata da anni. Dov’è?

Galvanica Bruni

Ospitiamo con piacere una “lettera al direttore” inviataci da Paolo Salonia, portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio. Il tema non è nuovo ma sempre attuale. Per Ponte Milvio “serve un progetto” e serve subito.

Serve – come va scrivendo il nostro direttore da anni – un movimento d’opinione che ricordi alle istituzioni che Ponte Milvio esiste, che non è solo “città storica” sinonimo di morta ma che volendo potrebbe essere anche e soprattutto città viva.
Serve che i tanti appartenenti al mondo dell’imprenditoria, dell’associazionismo, dell’arte, dello spettacolo e della cultura residenti in zona si uniscano e facciano loro questo obiettivo: a Ponte Milvio non occorrono eventi episodici, serve invece progettualità e  programmazione che riportino vita, cultura, attrattiva e socialità laddove oggi è solo movida.

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Scrive dunque Paolo Salonia…

Gentile Direttore, caro Claudio, ancora una volta ti scrivo chiedendoti ospitalità su VignaClaraBlog.it. E ancora una volta il soggetto dei miei “pianti e alti lai” è Ponte Milvio (estesamente inteso nel quadrilatero da molti anni agli onori delle cronache, e non per virtù o generose dimostrazioni di buone pratiche amministrative).

Verrebbe da dire che qui il tempo sembra essersi fermato ma, attenzione, non vorrei essere frainteso. Infatti, la realtà urbana, quella della vita quotidiana (serale e notturna, feriale e festiva), di questa parte di città appare altro che fermata, viceversa si è incredibilmente aggravata, oltre ogni più cupa previsione.

Quello che risulta cristallizzato nel tempo è la ripetitività degli appelli (sempre più rarefatti, spenti ed estenuati nella disillusione) e delle denunce, gli stessi e le stesse di dodici, quindici anni fa. Fin nella scelta delle parole utilizzate per descrivere i mali, vecchi e nuovi.

E poi, altra bella addormentata nel bosco, continua ad essere totalmente dormiente, assente, latitante la risposta amministrativa di chi sarebbe (anzi, è) chiamato a gestire la cosa pubblica, il bene comune.

Infine, su tutto, ben spalmata, la “distrazione” della massa, inerte (bada bene, non “inerme”), completamente assorbita dal “presentismo” che connota questi tempi bui che a tutto aspirano, tranne che al futuro.

Miscela esplosiva – l’inazione degli amministratori e la distrazione della massa – che di fatto ha prodotto (e continua a produrre) il frutto marcio dell’aggravamento di questa realtà, virandola inevitabilmente verso uno status quo invincibile, immodificabile, solamente subìto e da subire, immersi in una effimera gioiosità (non certo dei cittadini residenti) schiamazzante, omologata e omologante come il botulino sulle labbra..

Ma fino a quando? E fino a quale limite?  Estremamente rappresentativo di questo quadro risulta essere l’archivio di VignaClaraBlog.it dove è possibile ritrovare l’album fotografico della storia che si è sgranata come un rosario da oltre quindici anni a oggi.

Qualunque articolo, o commento, è possibile pescare lì, sembra scritto ieri pomeriggio, meglio ancora questa mattina. Ho provato ad estrarre a caso, direi quasi bendato.

Senza un progetto Ponte Milvio muore

Mi è venuto subito sotto gli occhi un tuo articolo, quasi recente perché “solo” del gennaio 2017. Praticamente ieri, considerando il “fermo immagine” dovuto alla pandemia da Covid 19.

Già il titolo promette bene: “Senza un progetto Ponte Milvio muore”. Ripeto, questo nel gennaio 2017, figuriamoci oggi nel 2024 che il progetto non è arrivato. Anzi ne sono arrivati troppi, tutti irricevibili.

Pensiamo all’ultimo in ordine di arrivo, finalizzato appunto alla stabilizzazione del transitorio, quella fantastica proposta – data la sua lungimiranza, giustamente si spalma sull’intero territorio nazionale – del Senatore Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del “Fatto in Italia” (hanno detto che non si debbono utilizzare parole straniere e poi intitolano i Ministeri in modo anglofono…….bah!): i dehors “pandemici” transitati con un solo guizzo decretativo da provvedimento temporaneo e straordinario a misura strutturale, et voilà abbiamo trasformato le nostre “città d’arte” in un tavolino continuo senza soluzione di continuità, sul quale mangiare e bere in allegria, coprendo bellezze e paesaggi urbani.

Per fortuna che, se la proposta cammina, il Governo sollevi in questo modo le amministrazioni comunali e municipali dal dover continuare ad imbarazzarsi con il proprio costante asservimento alla potente categoria (leggi consenso, leggi elettori).

Così sarà anche per Piazzale Ponte Milvio e per le strade che lo circondano, già oggi impraticabili. Anche perché in questi anni – altro segnale della “dinamicità” del luogo – si sono moltiplicate in progressioni geometriche le licenze per locali e localetti di somministrazione cibo&bevande, creando uno squallido panorama del continuum senza soluzione, anche notevolmente maleodorante (meglio non parlare della qualità dell’aria). In una parola, brutto e puzzolente.

E tu sai quante volte, anche occupando le pagine di VCB, come Comitato Abitare Ponte Milvio abbiamo chiesto venisse adottata una moratoria sul rilascio incondizionato delle licenze.

L’area ha così definitivamente perduto la sua caratterizzazione storica, a suo tempo connotata soprattutto dalla diversificazione dell’offerta. Sarei tentato di soffermarmi su questo punto che introduce il discorso sulla città, ancora di più su quella storica, ma mi allungherei troppo e preferisco estendere la mia riflessione ad altri aspetti.

Traffico, sosta, decoro e malamovida: ferite nel costato

Per esempio, seguendo i cahiers de doléances del tuo intervento del 2017, il traffico e la sosta e la sostanziale assenza di controllo e vigilanza da parte della Polizia Municipale.

Come sai, da moltissimi anni il Comitato chiede sia adottata la sosta tariffata (le “strisce blu”) in tutta l’area, ma a tutt’oggi nulla è accaduto. Solo recentemente, veicolando la proposta come Consulta dei Comitati, si inizia a discuterne concretamente, ma siamo al classico “carissimo amico” di fronte alla prospettiva dell’ottovolante dei passaggi per i Dipartimenti comunali competenti. E nel frattempo imperversa il far west delle doppie/triple/quadruple fila.

Scrivevi di decoro – stato dei luoghi, lato destro lato sinistro, spazio antistante la Torretta, il muro vicino che tante colorazioni fantasiose ha dovuto subire (e noi con lui), sponda sul fiume, i parapetti del Ponte Mollo – ed io mi chiedo cosa sia cambiato oggi.

In verità, cambiamento c’è stato, ma in peggio. Del resto, qualsiasi fenomeno di degrado non contrastato tende a degradarsi ulteriormente. Non c’è necessità di scomodare la “teoria delle finestre rotte”.

E lo scenario naturale che pure gioca un ruolo fondamentale per l’immagine della città?

Basta guardare come sono stati ridotti i platani di Piazzale Ponte Milvio, quelli che non sono stati direttamente abbattuti  per diventare poveri “mozziconi” da utilizzare come ennesimo tavolino dell’ennesima “pizza&fichi” su Viale di Tor di Quinto. Ma la storia degli alberi a Roma con la Giunta Gualtieri rappresenta un capitolo che dovrebbe interessare direttamente la Procura della Repubblica.

Per non parlare delle domeniche con le partite allo Stadio Olimpico, in specie quando gioca la SSLazio con le invasioni di vere e proprie squadracce lasciate libere e sfrenate di compiere qualsiasi cosa – o ancora peggio gli scontri tra opposte tifoserie – . Allora l’area diventa territorio off-limits, le regole e le leggi dello Stato non valgono più, sono sospese. Ai residenti non resta altro da fare che barricarsi in casa in attesa che passi la tempesta. Per chi può, fuga nella seconda casa.

Questa è la regola per i fine settimana quando si scatena, incontrollata e incontrastata, la movida (meglio, la malamovida) sulla quale ho scritto fino allo sfinimento, ma a tutt’oggi ha stravinto lei.

E’ stato possibile grazie alla colpevolissima complicità delle diverse Giunte Municipali che si sono succedute con meccanismi di rotazione (dovuti anche alla incapacità dei cittadini di utilizzare con criterio il proprio diritto/dovere di voto) che hanno prodotto “uscite dalla porta e rientri dalla finestra” a dir poco grotteschi.

Per cui, oggi ci si ritrova a dovere riarmare le stesse identiche battaglie e per gli stessi identici motivi di dodici anni fa con gli stessi identici interlocutori.

Ma se non hanno assunto provvedimenti amministrativi per sanare la situazione allora, che speranze potremmo nutrire ora che quella situazione si è incancrenita grazie alla loro latitanza perenne?

Trasformazione antropologica

Scrivevi nel tuo editoriale del 2017, caro direttore, che senza un progetto Ponte Milvio muore ed è esattamente quello che è accaduto.

Se ci fa impressione parlare di “morte”, almeno prendiamo coscienza della metamorfosi, quella che amo definire “trasformazione antropologica”.  Ponte Milvio – e l’area circostante – con la sua attuale monotona realtà, pietrificata nel “tutto uguale senza soluzione di continuità”, non è più “città”, se la città rappresenta ancora il luogo della diversificazione, della molteplicità, della gamma completa di colori e sfumature.

Qualcuno ha detto che il Municipio e il Comune ci ascoltano. Credo – e mi spiace doverlo ammettere – che non sia assolutamente vero. Sono convinto, piuttosto, che seguano altre logiche, altri interessi, a noi totalmente estranei.

E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non saremmo, infatti, nello stato in cui siamo, se al primo posto della loro agenda ci fosse (e ci fosse stato) il bene comune. Ben altra è l’immagine della città del buon governo di Ambrogio Lorenzetti.

Da dove cominciare?

Da dove possiamo iniziare, allora, per innescare una inversione di tendenza?

Temo non sia produttivo rimettersi “lancia in resta” sulle singole battaglie di un tempo, anche se unificate a gruppi omogenei. L’approccio deve essere olistico, iniziando con il porci la domanda fondamentale che non è più “la movida”, “la sosta selvaggia”, “i dehors”, ma “perché siamo arrivati qui e abbiamo permesso che si stabilizzasse questo “sistema di non valori”?

Tutto si tiene – movida, sosta selvaggia, dehors… – e si configura come qualcosa di organico e, a suo modo, strutturale nel caos che produce. Certamente funzionale ad un indirizzo, ad alcune scelte anche se miopi e di cortissima prospettiva.

E’ necessario prendere coscienza di essere stati derubati della nostra dignità di cittadini, derubricati a consumatori (nella migliore delle ipotesi).

Si tratta di una lotta di “riappropriazione della città” di lungo respiro, da poggiare interamente su un rinnovata consapevolezza della centralità della cultura. Un percorso lungo, faticoso e molto impegnativo. Necessiterebbe di alleanze e sostegno.

Quest’ultimo soprattutto è carente nel generale clima di distrazione, egoismo e superficialità. Superficialità tanta e invincibile (oltre che inaccettabile). Ad esempio, quella di certi giornalisti che ogni tanto, riprendendosi dall’usuale torpore sul tema (torpore, distrazione o decisioni redazionali?), all’improvviso sembrano accorgersi che Roma soffre di mali estremi. Ma non è così e basta poco per stanare l’apparenza della loro indignazione che vale meno di un miraggio nel deserto.

Infatti – mi chiedo – costoro, prima di inanellare banalità scontate per riempire le colonne che gli sono state assegnate ripetendo piattamente l’elenco delle stesse cose che i cittadini lamentano da ben oltre un decennio, non farebbero molto meglio a documentarsi per approfondire l’analisi e porsi qualche domanda del tipo “…ma siamo ancora qui?…e perchè?…cosa o chi non ha funzionato?…”.

Il materiale c’è e in abbondanza, basterebbe avere voglia di dare contributi efficaci, originali, con il coraggio di formulare analisi dei fenomeni e non l’inutile ripetizione dell’elenco dei mali.

Come scrivesti tu, manca la progettualità (temo che questa, quando esiste, sia indirizzata verso altri obiettivi), ma – aggiungo – anche il coraggio (spesso la capacità) di mettersi in gioco.

Ma è urgente agire

E’ già molto tardi, non a caso l’area è dimostrato essere, da molto tempo ormai, di grande appeal per interessi opachi, limitiamoci a dire per “strani” personaggi con “strane” attitudini e frequentazioni.

Tutti sanno delle ragnatele che si sono qui infittite, le inchieste televisive lo hanno confermato, quanto galleggia superficialmente nelle nottate della movida lo testimonia ulteriormente, ma guai a dirlo. Viceversa, soprattutto questa terrificante realtà va contrastata, denunciata, urlata.

Mi fermo qui, consapevole di avere, ancora una volta, eccessivamente abusato della tua ospitalità.

Come Comitato Abitare Ponte Milvio e come singolo cittadino continuo a sperare che VignaClaraBlog.it possa diventare sempre di più il luogo all’interno del quale stimolare e far decollare un confronto collettivo e progettuale che introduca un profondo cambiamento di indirizzo e di governo di questa parte di città.
Grazie per avermi concesso spazio e parola.

Paolo Salonia
Portavoce Comitato Abitare Ponte Milvio

 

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2 COMMENTI

  1. È cominciato tutto con la “riqualificazione” di Ponte Milvio… e oggi suamo arrivati al punto che per es., ad ogni partita di calcio, le strade attorno alla piazza diventano degli orinatoi a cielo aperto senza che nessuno faccia niente… non si potrebbe, in attesa di un progetto (sic !), fare almeno rispettare le regole del vivere civile ?

  2. Mi sorprendo per la scarsa attenzione suscitata in queste pagine dal tema proposto da Paolo Salonia portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio: la necessità di una progettualità urbanistica per elevare il tasso di socialità e di vita culturale nella quotidianità.
    Detto in termini ancor più semplici: se vogliamo tentare di convivere secondo i nostri valori a Ponte Milvio, o in un qualunque luogo urbano, occorre che la visione dei nostri valori la riversiamo in un’attività progettuale e programmiamo conseguentemente le azioni necessarie. La legge del caso non è una buona legge per regolare la vita di una Comunità. È un tema affascinante, ed è il tema per eccellenza della politica.
    E la situazione politica è ancor più critica se, come apprendiamo, al voto per le prossime decisive elezioni del Parlamento Europeo è prevista un’astensione del 50% degli elettori.
    Rischiamo di essere emarginati come europei dalla scena mondiale, eppur non partecipiamo e non proviamo a invertire questo declino neanche votando e dando fiducia a quelle Liste che possono rafforzare e accelerare il processo di consolidamento della Unità Europea.
    Ma tornando alla nostra progettualità per Ponte Milvio, se non riusciamo ad affrontare il tema alla radice, proviamo almeno per singoli passi. Ci sono due piccole opportunità a breve per cui la nostra Municipalità è impegnata e verrà valutata: il Centro Polifunzionale presso il mercato di via Riano e il prossimo Bando per attività culturali, atteso per settembre. Attendiamo fiduciosi.

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