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Parchi d’affaccio e i tesori nascosti di Ponte Milvio

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Partiranno all’inizio di marzo i cantieri per la realizzazione dei cinque Parchi d’affaccio giubilari, dando così avvio al grande intervento di rigenerazione e valorizzazione dell’asse urbano del Tevere“. Parola di Sabrina Alfonsi, assessore capitolino all’Ambiente.

Per quanto riguarda Roma Nord, la Torretta Valadier di Ponte Milvio sarà trait d’union fra due nuove grandi aree verdi sulla sponda del Tevere. A sinistra, lato Tor di Quinto, nascerà infatti un’oasi naturalistica che si estenderà fino al ponte Flaminio. A destra, un cosiddetto parco di affaccio che, lungo via Capoprati, si estenderà fino a ponte Duca d’Aosta.

Per la realizzazione dell’oasi naturalistica, circa 6,5 ettari di sponda oggi inaccessibile e degradata, è prevista la bonifica della vegetazione, la riforestazione, la realizzazione di due belvedere e di un’area di aggregazione con vista verso Ponte Milvio.

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Nel parco di affaccio che nascerà a destra della Torretta Valadier, nell’area golenale compresa tra Ponte Milvio e Ponte Duca d’Aosta (circa 2 ettari) verranno realizzate piazze attrezzate con sedute, piantati nuovi alberi e sistemati i percorsi.

Due tesori nascosti

Non tutti sanno che nell’una e nell’altra parte esistono dei reperti archeologici di estrema bellezza e importanza. Uno di modestissime dimensioni, l’altro di vaste.
Due tesori che potrebbero essere riportati alla luce, magnificati, offerti alla vista dei romani e dei turisti.

Un’operazione della quale il Municipio XV potrebbe farsi promotore per incrementare l’immagine e l’offerta turistica del territorio. Tentare non nuoce.

Quel palazzo sul Tevere tre metri sotto il suolo

Nel novembre del 2017, a una manciata di metri da Ponte Milvio, i resti di un edificio di età imperiale vennero trovati in via Capoprati, la stradina lungo il Tevere dove si svolge il mercato dell’antiquariato e che partendo dalla destra della Torretta Valadier si snoda fino a Ponte Duca d’Aosta e oltre.

Il ritrovamento avvenne durante degli scavi Acea che portarono alla luce un bellissimo pavimento in marmo in ‘opus sectile’, decorato cioè con straordinari marmi policromi, e alcuni elementi architettonici. Il tutto venne fatto risalire a oltre duemila anni fa.

I lavori degli archeologi subirono uno stop durante il periodo invernale ma ripresero con gran lena a primavera del 2018 portando alla luce una complessa stratificazione di più costruzioni.

In particolare si trattava di un edificio dotato di una sala rettangolare con un lussuoso pavimento, di una grande aula absidata costruita con materiali di pregio, di due grandi strutture circolari e infine di un’area di sepoltura con tre tombe di cui una realizzata con delle anfore africane di grandi dimensioni tagliate a metà in lunghezza (per vedere le foto clicca qui).

Quale la funzione di questo complesso costruito interamente tra III e IV secolo d.c. sui resti di antichi magazzini del secolo I? Rimarrà un mistero perché la porzione di edificio riportata alla luce non poteva essere ampliata, estendendosi al di sotto del lungotevere. Gli archeologi ipotizzarono trattarsi di un luogo pubblico, forse un luogo di culto vista la presenza delle tombe.

Censito, catalogato e studiato, il sito fu visitabile per alcuni giorni. Poi il tutto venne rinterrato nonostante che in tanti a gran voce ne chiedessero una diversa valorizzazione.

Ecco, riportare alla luce questo splendido ritrovamento, proteggerlo con un tetto trasparente (come realizzato in numerosi altri siti archeologici in Italia) e offrirlo alla vista dei romani darebbe grande lustro al parco d’affaccio nel cui contesto si inserirebbe, oltre a renderlo meta di studiosi e turisti.

Quel cippo dimenticato

A giugno del 2009, a seguito di alcuni lavori di sistemazione della banchina del Tevere, sotto Ponte Milvio, sul lato sinistro della Torretta Valadier, affiorò dal terreno un importante reperto archeologico rimasto per decenni sepolto sotto le erbacce e la sporcizia.

Si trattava di un cippo, la cui storia venne ricostruita per VignaClaraBlog.it da due archeologi (leggila qui).  Riportato alla luce, venne deciso che doveva essere protetto, recintato, e messo in bella vista. Ma durò poco. Abbandonato da chi avrebbe dovuto curarlo, venne di nuovo sommerso dalle erbacce.

A inizio 2021 furono alcuni ragazzi del Liceo De Sanctis a riaccendere i riflettori sul cippo facendone oggetto di un’iniziativa culturale nel quadro di un concorso nazionale basato sulla realizzazione di un video che doveva descrivere e pubblicizzare un’iscrizione latina presente in un luogo pubblico.

I ragazzi ce la misero tutta e pubblicarono su youtube un filmato ben fatto e interessante che venne anche premiato (guardalo cliccando qui). Ma nonostante la loro buona volontà il cippo ancora oggi è dimenticato, sommerso da vegetazione e detriti.

Nell’ambito della realizzazione dell’oasi naturalistica restituire dignità a quel reperto archeologico restaurandolo, proteggendolo con una teca ed esponendolo alla vista dei romani e dei turisti, sarebbe operazione come minimo dovuta.

Claudio Cafasso

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