Home ARTE E CULTURA Ponte Milvio – cippo riemerge dal fango e dalle erbacce

Ponte Milvio – cippo riemerge dal fango e dalle erbacce

cippo sotto Ponte Milvio

Nel corso di lavori sulla banchina del Tevere, proprio sotto la Torretta Valadier, un elemento in particolare affiorato dal terreno ha attirato la curiosità di tanti. Si tratta di un reperto archeologico rimasto per anni sepolto sotto le erbacce e la sporcizia.

Abbiamo quindi chiesto all’archeologa Licia Capannolo, curatrice con Andrea Venier della nostra rubrica 20 secoli di XX, di farci una scheda su questo cippo riportato alla luce dopo anni di oblio.

La scheda

Tra il 1943 e il 1950 l’argine sulla riva destra del Tevere, a ridosso di Ponte Milvio, fu interessato da sterri per la realizzazione di un nuovo sistema di arginatura che prevedeva la costruzione di grandi muraglioni i quali avrebbero dovuto risolvere il gravoso problema dello straripamento del fiume.

Ponte Milvio in una foto degli anni 40 - Clicca per ingrandire
Ponte Milvio in una foto degli anni 40

 Alluvione Ponte Milvio 1901 - Clicca per ingrandire
Alluvione Ponte Milvio 1901
Alluvione Ponte Milvio del 1937 da sito roma segreta - Clicca per ingrandire
Alluvione Ponte Milvio del 1937 da sito Roma Segreta

 I lavori furono eseguiti dal Genio civile e in quell’occasione vennero alla luce i resti di alcuni colombari, di epigrafi funerarie e un tratto della via Flaminia antica. Alcune modifiche apportate al progetto originario permisero la salvaguardia della strada antica che per un tratto del suo percorso camminava parallela al fiume, mentre fu necessario demolire i colombari che avrebbero impedito la costruzione della curva del muraglione stesso. Oltre alla strada rimase in situ un cippo di travertino nella quale si riportavano i nomi dei due censori del 55-54 a.c. M. Valerius Messala e P. Servilius Vatia Isauricus

 Carta Archeologia da Lanciani - Clicca per ingrandire
Carta Archeologia da Lanciani
Ponte Milvio fine 700: Gli argini del Tevere - Clicca per ingrandire
Ponte Milvio fine 700: Gli argini del Tevere
Ponte Milvio nel 1870 - Clicca per ingrandire
Ponte Milvio nel 1870

Si tratta di un cippo terminale del Tevere di cui venne data notizia nel 1819 dal Fea, poiché, evidentemente, era visibile già da allora. Questa ipotesi venne confermata circa settant’anni dopo dal Nibby il quale disse che affacciandosi dal parapetto del ponte si poteva vedere il cippo incassato nella gradinata costruita con massi di tufo “..che quando le acque del Tevere sono al livello ordinario, mostra essere stata di otto gradini..”. Lo studioso aggiunse che i cippi probabilmente erano due. Infatti parlando della nostra iscrizione dice che ..”essa fu posta come l’altra incontro..”.. Quella che il Nibby chiama l’altra (iscrizione) si trovava nella Villa Albani, trascritta sia dal Fabretti che dal Marini. Tra le due l’unica differenza era il modo di trasporre i nomi dei due censori ..”per la vecchia ambizione di non sembrare uno meno dall’altro..”, ma su questa osservazione torneremo più avanti.

Nibby ancora dice che di questa tipologia d’iscrizione se ne conoscevano 18 esemplari, di cui 10 ritrovati sulle sponde del fiume tra Ponte Milvio e Ripetta

Ponte Milvio anonimo 1500 - Clicca per ingrandire
Ponte Milvio anonimo 1500

Queste erano poste ad una distanzi di 100 piedi l’una dall’altra, ossia a circa 18,50 m. e quella di Valerio Messala e Servilio Isaurico distava dal fiume circa 6 metri. La funzione di questo cippo terminale era segnare l’ampiezza del letto del fiume e quindi di determinare un confine tra l’agro pubblico e privato

Argine destro visto da Ponte Milvio - Clicca per ingrandire
Argine destro visto da Ponte Milvio

Ma vediamo più da vicino cosa dice l’iscrizione riportando il testo e proponendo lo scioglimento del Nibby:

M. Valerius M. f./M. n. Messal/ P. Servilius C. f./ Isauricus ces./ ex. S.C. termin.

M(arcus) Valerius M(arci) f(ilius)/ M(anli) n(epos) Messal(a)/ P(ublius) Servilius C(aii) f(ilius)/ Isauricus (censores)/ exS(enatus) C(onsulto) termin(averunt).

L’iscrizione ricorda quindi la censura di Marco Valerio Messala, figlio di Marco e nipote di Manlio e di Publio Servilio Isaurico, figlio di Caio che per decreto senatorio delimitarono il terreno pubblico dal privato.

In età repubblicana la cura delle acque e la costruzione e la manutenzione degli acquedotti era affidata ai censori. Questa magistratura venne istituita nel 443 a.c. ed era responsabile di tenere il censimento che fino a quella data era prerogativa dei consoli. Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.c. ai censori venne affidato il compito di compilare le liste dei senatori e spettava loro anche la cura morum, ossia la supervisione sulla condotta morale dei cittadini. Questi magistrati che erano sempre in due venivano eletti ogni cinque anni dai comizi centuriati e la loro carica durava 18 mesi. La Terminatio riparum et alvei Tiberis si eseguiva sempre per decreto del senato, ex senatus consulto, dai censori o dai consoli. Augusto dopo la morte di Agrippa e dopo essersi occupato lui stesso di tale compito istituì la figura dei Curatores riparum et alvei Tiberische operavano sempre ex senatus consulto.

Tornando all’iscrizione il testo proposto è quello inciso sulla faccia del cippo che guarda il fiume.

 Iscrizione sulla faccia rivolta al fiume - Clicca per ingrandire
Iscrizione sulla faccia rivolta al fiume

Infatti la lastra di travertino ne riporta un’altra incisa sulla faccia posteriore rispetto al fiume, il cui testo è lo stesso, ma con una differenza: i nomi dei censori sono invertiti

Iscrizione sulla faccia del cippo rivolta verso il muro - Clicca per ingrandire
Iscrizione sulla faccia del cippo rivolta verso il muro

Forse le parole del Nibby (..”per la vecchia ambizione di non sembrare uno meno dall’altro..”) si riferiscono proprio a questa particolarità, ma il significato della doppia iscrizione non deve essere letto secondo l’interpretazione data dallo stesso.

Lo studioso Le Gallelencando i 21 cippi a lui noti dei due censori dice che questo è l’unico caso di una doppia iscrizione dedicatoria. Forse la spiegazione di questa unicità sta nella posizione del cippo.

Muro Cippo e Tevere visti dal lato della strada moderna - Clicca per ingrandire
Muro Cippo e Tevere visti dal lato della strada moderna

Infatti esso guarda sia il fiume che quel tratto di via consolare che fortunatamente venne risparmiato durante i lavori di sistemazione degli argini, ma che il Nibby non poteva vedere.

Muro, Cippo, Tevere - Clicca per ingrandire
Muro, Cippo, Tevere

Del tracciato antico tornarono alla luce i muri di contenimento in opera quadrata che fiancheggiavano il piano stradale,

Particolare del muro di contenimento della-Flaminia - Clicca per ingrandire
Particolare del muro di contenimento della Flaminia

forse una sorta di viadotto che consentì alla strada di viaggiare ad una quota più elevata per evitare il suo possibile allagamento, vista la vicinanza dal fiume

Ponte Milvio nel 1700 - Clicca per ingrandire
Ponte Milvio nel 1700
Ponte Milvio Piranesi - Clicca per Ingrandire
Ponte Milvio Piranesi

Quindi la ragione della doppia iscrizione può essere ricercata nella volontà di far vedere sia a chi navigava sia a chi percorreva la via Flaminia, il confine stabilito dai due censori.

Da una lastra di travertino è stato possibile ricostruire, almeno per via ipotetica, un piccolo lembo di storia antica, ma soprattutto le due iscrizioni ci hanno permesso di capire la funzione del cippo in relazione al suo contesto, dandoci così preziose informazioni topografiche di ciò che doveva esserci a Ponte Milvio in età Tardo repubblicana. Il suo posto quindi è lì dove è sempre stato e non in un museo, dove invece si perderebbe come un anonimo pezzo di travertino, anche se con nome e cognome. Farlo rimanere dov’è però, significa dargli una giusta veste, quella che la memoria di un passato illustre merita, conservando e valorizzando anche ciò che gli sta intorno, come la strada e facendo in modo che la sua conoscenza impedisca al fango di ricoprirla ancora una volta.

Licia Capannolo.

Riferimenti Bibliografici.
Gaetano Messineo,Via Flaminia: da Porta del Popolo a Malborghetto, 1991, Roma, pp. 57-60.
A.Nibby, Analisi storico, topografico, antiquario della carta dei contorni di Roma, II (1887), Roma, pp. 587-90.
Marta Sordi, Scritti di Storia Romana, 2002, Roma, p. 228.
E. Martinori, Via Flaminia, 1929, Roma, p. 48.

La ricerca delle immagini è stata curata da Andrea Venier.

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3 COMMENTI

  1. Grazie, fa veramente piacere ricevere notizie storiche sul nostro quartiere, e le foto sono interessantissime.

  2. Interessante l’articolo. ma è tutta un’altra cosa sentirselo leggere da chi l’ha scritto.
    ancora complimenti

  3. SAREBBE TEMPO DI “ACCORGERSI” CHE IL TEVERE PASSA A ROMA!!! MILLENNI DI STORIA, RODOLFO LANCIANI IN UN SUO LIBRO INDICAVA IN ZONA SULLE SUE RIVE PRESENZE DI MANUFATTI RILEVANTI E MAI MESSI IN LUCE; ANZI NO, NELL’ATTUALE DEPOSITO AMA ESISTE LA CASA DI OVIDIO NASONE (SCOPERTA E RISEPOLTA, E’ PIU’ IMPORTANTE LA IMMONDIZIA). CI SONO “CITTADINE” NEL MONDO (AD ESEMPIO CAMBRIDGE) CHE HANNO FIUMICIATTOLI, NEI QUALI NAVIGANO YACHT !!!! MA ALLORA, VOGLIAMO “V A L O R I Z Z A R L O”, UTILIZZANDOLO COME MUSEO FLUVIALE, PER SNELLIRE IL TRAFFICO CITTADINO, PER RICREARE I BARCONI “PRENDISOLE”, PER ANDARCI A PASSEGGIO!!!! VISTO CHE LA POLITICA HA ALTRO DA FARE, RIUNIAMOCI, CREIAMO NOI APPASSIONATI UN “QUALCOSA” PER FARLO VIVERE; FORZA RAGAZZI, SONO A DISPOSIZIONE!!!!!

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