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Pendolaria 2024, Ferrovia Roma Nord sempre tra le peggiori d’Italia

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C’é un numero, una percentuale che fa tremare i vertici delle aziende di trasporto su rotaia nella nostra regione. Quaranta per cento; quaranta per cento in meno di viaggiatori sulle linee ferroviarie del Lazio. E’ la perdita di clientela che si registra nel dopo pandemia, tra il 2019 e oggi.

E’ stata calcolata da Legambiente che ha presentato il rapporto Pendolaria 2024. Una caduta verticale che non dà segni di ripresa a differenza del resto d’Italia. Ovunque la gente è tornata a salire sul treno meno che nel Lazio.

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Solo in  Piemonte (meno 20%), in Lombardia (meno 13,5%) e in Campania (meno 9,2%) ancora si arranca ma non con le perdite che si registrano sulle tratte laziali. Sono 150mila viaggiatori in meno, quasi una debacle per il sistema trasportistico regionale.

E dalla Pisana si fanno orecchie da mercante di fronte a questo obiettivo fallimento. Le risorse che arrivano sono infatti al lumicino: appena lo 0,04 % del bilancio regionale a fronte dello 0,94 che stanzia la Lombardia, dello 0,80 % della Campania, dello 0,69% dell’Emilia. Insomma, la Regione Lazio si volta dall’altra parte. Per il materiale rotabile ha stanziato appena dieci milioni di euro e il confronto con le altre regioni di eguale dimensione, è imbarazzante: 193 la Lombardia, 78 L’Abruzzo, 60 l’Emilia. Non c’è confronto.

E allora forse non c’é da meravigliarsi se una volta scesi dal treno i laziali non sono più risaliti, nonostante il miglioramento della condizione sanitaria. L’età media dei convoglio è di 17,8 anni, di due anni superiore alla media nazionale. Ma è un’età che è frutto a sua volta della media della flotta Trenitalia che ha tra le vetture più nuove d’ Italia, appena 13 anni e di quella di Cotral-Atac che è di 32,5 anni. In assoluto e di molto l’età più avanzata di tutto il paese.

Trent’anni  e passa che spiegano le pessime performance delle due linee oggi gestite da Cotral.

La Roma Lido, ossia la Metromare che percorre gli scassatissimi 28 chilometri e mezzo, tra stazioni chiuse, stazioni irraggiungibili, fermate fantasma, in un tempo biblico, incompatibile con qualunque impegno di lavoro, di studio o finanche di piacere. Dovrebbe servire il quadrante sud ovest della capitale.

Dovrebbe invece servire il quadrante settentrionale la Roma-Viterbo, meglio nota come la Ferrovia Roma Nord. Quasi 102 chilometri suddivisi tra servizio urbano – 12,5 chilometri – ed extraurbano, 89,4 chilometri. Non ha mai funzionato, né l’extraurbano, né l’urbano, e il passaggio a Cotral che doveva essere risolutivo ha semmai peggiorato le cose.

Attese estenuanti in banchina, sovraffollamento d’estate e d’inverno sui pochissimi treni a disposizione. Senza aria condizionata e senza riscaldamento. Migliaia di corse soppresse ogni anno, ed anche nel 2023 sono state settemila, quasi venti al giorno. Un record mondiale.

Delle 35 fermate, pochissime quelle dotate di biglietteria. Quando è aperta. Barriere architettoniche insormontabili e degrado delle stazioni. Secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente sono le peggiori linee d’Italia. Si contendono lo scettro.

Ci sono 481 milioni di euro dal PNRR stanziati per la loro trasformazione in linee metropolitane, ma non è detto che le promesse si traducano in fatti. Perché il Ministero dei Trasporti sin qui ha solo tagliato sui fondi europei destinati ai Trasporti: ha lasciato a secco la Roma-Pescara e soprattutto ha azzerato le risorse per la chiusura dell’anello ferroviario.

Rossana Livolsi

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