Home CRONACA Leonardo Lamma, Procura contro il GIP. Nel mezzo la verità

Leonardo Lamma, Procura contro il GIP. Nel mezzo la verità

Non fa una piega la domanda del papà: "Perché non andare a processo e vedere cosa emerge?"

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E’ guerra totale a palazzo di Giustizia di Roma. A combattersi sono il procuratore che sin dall’inizio segue il caso di Leonardo Lamma, lo studente motociclista morto a Corso di Francia il 7 aprile del 2022, e il GIP.

Per due volte il PM Attilio Pisani, sostituto presso il Tribunale della capitale, ha chiesto l’archiviazione e per due volte il GIP l’ha respinta.

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Al giudice  per le indagini preliminari non era bastata l’iscrizione sul registro degli indagati di due funzionari di Acea, a gennaio ha preteso che fossero indagati anche funzionari  municipali e vigili urbani, con l’accusa di omicidio stradale per la mancata messa in sicurezza del tratto di Corso Francia interessato dalla riparazione di Acea. Nessuna transenna o cartello era stato apposto per segnalare ad automobilisti e motociclisti che quel tratto era pericoloso.

Una pressione alla quale si è ribellato il procuratore che adesso ricorre in Cassazione, chiedendo che sia la suprema corte a dirimere la questione. E il PM non usa mezzi termini definendo “abnorme” la determinazione del GIP ad andare avanti nel processo.

“Censurabile” il modo di procedere del GIP. Usa parole forti il dottor Pisani nel chiedere che venga censurato il comportamento del GIP. “Indebita ingerenza” definisce la presunta violazione dei diritti della difesa, di soggetti quali i funzionari municipali e i vigili urbani ancora da identificare.

Adesso toccherà alle toghe di piazza Cavour dirimere il  duro conflitto esploso a piazzale Clodio. Che non è meramente procedurale, perché al fondo c’è una diversa ed opposta valutazione dell’incidente nel quale ha perso la vita il giovane Lamma.

La Procura individua nell’imperizia alla guida di Leonardo Lamma la responsabilità dell’incidente; il GIP la attribuisce invece alla superficialità con la quale la parte pubblica si occupa della sicurezza stradale dei cittadini.

Due visioni inconciliabili. Nel mezzo la giustizia e la famiglia di Leonardo, la mamma e il papà che attendono che si faccia luce su quanto accaduto quel pomeriggio in cui ha perso la vita il loro ragazzo.

Non c’è orgoglio professionale ferito che tenga di fronte alla morte di un giovane. Perché non andare a processo e vedere cosa emerge?” è la domanda che si fa Stefano Lamma, il papà, intenzionato a vederci chiaro in questa ostinazione della Procura.

Rossana Livolsi

Leonardo Lamma, respinta dal GIP la seconda richiesta di archiviazione

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9 COMMENTI

  1. Credo sia umanamente impossibile per un genitore accettare la morte di un giovane figlio ed è umanamente comprensibile che per sopravvivere si cerchi di trovare un colpevole di quella morte.
    Meno comprensibile è che si tenda, nel sentire generale e sui mezzi di informazione, ad ignorare le vere cause degli incidenti stradali: velocità eccessiva, guida distratta e imprudente.
    Eppure si cerca sempre di trovare un capro espiatorio in presunte carenze della strada e della sua manutenzione.

  2. Egregio Nando Bruzio, nella fattispecie ci vuole un gran bel coraggio a parlare di ricerca di capro espiatorio, di presunte carenze della strada in presenza di video, foto, articoli, testimonianze dirette che la buca non fosse stata richiusa proprio a regola d’arte. Davanti al dolore immenso di due genitori sarebbe meglio tacere quando non si hanno certezze e prove di quel che si dice.
    Stia bene.

    • Gentilissimo Urbano massimo rispetto per il dolore dei genitori ma sull’episodio ha effettuato indagini la Procura, un tecnico è stato incaricato dal giudice di esaminare il caso e si è giunti ad escludere che il sinistro fosse stato provocato dalla “buca”. Questo è un dato di fatto ufficiale non una mia opinione.

      • Veda, egregio Nando Bruzio, le medaglie hanno sempre due facce. Nella fattispecie, girando quella che lei ha in mano avrebbe letto che il tecnico di parte ha dimostrato ben altro, tanto da convincere il GIP a respingere due volte la richiesta di archiviazione e a chiedere al PM di indagare più a fondo. Prendo a prestito le sue parole: “anche questo è un dato di fatto ufficiale non una mia opinione”.
        Stia bene.

        • Gentilissimo Urbano il tecnico di parte è appunto “di parte” e cerca di evidenziare gli aspetti che avvalorano la tesi della propria parte. Il tecnico del giudice non deve sostenere una tesi precostituita ma aiutare l’accertamento della verità. Nel nostro ordinamento democratico è il PM che deve condurre le indagini e l’ostinazione del GIP a entrare nel merito di come devono essere condotte le indagini (non è compito suo) è obiettivamente anomalo tanto che della questione sarà investita la Cassazione

          • Veda, egregio Nando Bruzio,lei senza volerlo, oppure proprio volendolo, ha già emesso un giudizio sposando la tesi del consulente del PM. Ma commettendo un errore, egregio amico. Il PM non è un giudice come dice lei, ma è un magistrato inquirente avendo un ruolo attivo nella conduzione delle indagini. Non emette giudizi, né lui né il suo consulente. L’ostinazione del GIP lasciamola decidere alla Cassazione della quale né lei né siamo componenti.
            Stia bene.

  3. C’è un articolo del Codice della Strada che dice che la velocità deve essere sempre in funzione delle condizioni ambientali e della strada.

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