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Roma Nord terra di cippi coricati

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Sarà pur vero che un antico manufatto abbandonato in un prato o all’incrocio di una strada dopo qualche decennio entra a far parte del paesaggio (in altre parole  nessuno ci fa più caso) ma è anche vero che antichi reperti, specie se in marmo e lavorati, forse  meriterebbero migliore collocazione. Si trovano un po’ dappertutto, al Flaminio come nelle aiuole di Corso Francia.

Il discorso è diverso per quei manufatti, colonne, cippi, parallelepipedi destinati invece a dare una qualche indicazione, sia essa stradale o riferita a qualche opera del passato.

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Dopo il cippo stradale di Via Cassia ne abbiamo scovato un altro nei pressi di Ponte Milvio, in Via De Robilant; in verità erano due ma uno è scomparso (quello sul Lungotevere)  e a ricordarne la presenza è rimasto solo il basamento.

Quello nei pressi dello Stadio della Farnesina invece giace in quel luogo da tempo immemorabile tanto che sarebbe impossibile dire a quale anno risale la sua “caduta”.

Realizzato nel 1960 dal Ministero dei Lavori Pubblici è un bellissimo cippo (sembrerebbe  in travertino) coricato all’angolo della strada e giusto per renderlo un poco più visibile a chi è abituato al paesaggio è circondato con una rete in plastica di colore arancione. Non mancano, all’interno del piccolo recinto erbacce e ovviamente il solito contorno di rifiuti e plastiche varie.

In considerazione dell’importanza dell’area (la sistemazione dello Stadio della Farnesina risale al 1910 e in quel luogo per molti anni si allenò la squadra di calcio della Lazio) forse anche quel cippo meriterebbe migliore sorte. Come fatto a Corso Francia, dove a tutt’oggi svetta ancora una gigantesca pietra miliare dell’ANAS con l’indicazione “Vie Cassia Flaminia”.

Francesco Gargaglia

Quel cippo sulla Cassia, tiriamolo su

 

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