Home ATTUALITÀ Cimitero Flaminio, salme fatte a pezzi anziché cremate. In 16 a giudizio

Cimitero Flaminio, salme fatte a pezzi anziché cremate. In 16 a giudizio

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Galvanica Bruni

16 persone, 13 dipendenti AMA e 3 di un’agenzia funebre, a giudizio per i reati di truffa e di vilipendio di cadavere. Intascavano denaro da chi aveva congiunti morti da più di due decenni le cui salme dovevano essere o estumulate o cremate.

Ad essi offrivano questo servizio ad un costo molto più basso di quello ufficiale – ovviamente in nero – ma poi il servizio non veniva reso. Le salme venivano invece dissezionate, le ossa fatte a pezzi e depositate nell’ossario comune mentre il ricavato della truffa diviso fra i tre dipendenti dell’agenzia e i loro complici in divisa AMA.

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Questo è quanto accadeva al cimitero Flaminio di Prima Porta tra gennaio e febbraio del 2020. La truffa prendeva spunto dal fatto che la legge prevede che a distanza di 20 o 30 anni dalla tumulazione avvenga l’estumulazione della bara e, se il cadavere è mineralizzato, si proceda alla raccolta delle ossa da spostare quasi sempre nell’ossario comune, liberando quindi il loculo.

Capita, però, che in molte aree del cimitero il corpo si conservi in buono stato. Quindi i parenti del defunto sono costretti a pagare per rinnovare la concessione o per effettuare la cremazione del caro. Ed è qui che subentravano i truffatori proponendo ai parenti di occuparsi loro direttamente della questione liberandoli da ogni incombenza in modo veloce, senza tante procedure e moduli da riempire e soprattutto ad un costo molto più basso, 300 euro al posto degli oltre mille “ufficiali”.

Chi ci è cascato si è invece ritrovato, ovviamente a sua insaputa, con la salma del defunto fatta a pezzi e messa nell’ossario comune.

Le indagini sono scattate nei primi mesi del 2020 grazie ai contatti attivati dall’Ama con alcuni cittadini-utenti in merito a pratiche cimiteriali da definire. L’azienda ha quindi collaborato con Carabinieri sulla base delle incongruenze sospette emerse e a cogliere in flagrante gli uomini in tuta arancione con la scritta Ama sono state le telecamere posizionate dai militari che li hanno ripresi mentre facevano scempio delle salme.

L’Ama ha deciso di costituirsi parte civile nei confronti dei suoi dipendenti (sospesi dal servizio e dalla retribuzione fin dal maggio del 2020 sulla base delle “condotte illecite nell’espletamento di alcune operazioni cimiteriali”) chiedendo un risarcimento di 500mila euro. Lo hanno scritto i legali della società nell’atto depositato a processo: c’è stato un “gravissimo danno economico diretto e indiretto, oltre che d’immagine, che gli imputati hanno recato alla società cui compete in via esclusiva il servizio di gestione cimiteriale“.

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1 commento

  1. Qual’è la per “il vilipendio di cadavere”? Mi auguro sia altissima e che sia applicata: il rapinatore se non altro ha coraggio, rischia mentre invece questi figuri…

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