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Teatro Ciak, applausi alla «donna che visse due volte»

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Nella serata di ieri, giovedì 24 novembre, ha debuttato al Teatro Ciak (via Cassia, 692) La donna che visse due volte, l’adattamento per il palcoscenico di Vertigo, il classico del cinema che Alfred Hitchcock diresse nel 1958.

Presentato da Ubik Produzioni e Teatro Stabile del Giallo, in novanta minuti (più l’intervallo) lo spettacolo segue le tracce del film senza perdere di vista le pagine del romanzo da cui fu tratta la sceneggiatura, D’entre les morts di Thomas Narcejac e Pierre Boileau.

La trama è nota: sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John “Scottie” Ferguson (interpretato da Ruben Rigillo) lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola. Gavin Elster (Fabrizio Bordignon) chiede all’amico di sorvegliare la moglie Madeleine (Linda Manganelli), la quale in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima.

Ferguson è immediatamente affascinato dalla donna e, quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio, fra i due nasce una storia d’amore sulla quale, però, incombe l’ombra della tragedia…

La rappresentazione presenta molti pregi, soprattutto se non eludiamo le domande che seguono. Come si fa a portare sulla scena un capolavoro assoluto del cinema, non avendo, inoltre, a disposizione gli strumenti della settima arte? Com’è possibile reggere il confronto con attori del calibro di Jimmy Stewart e Kim Novak? Come si rendono i numerosi cambi di scena e di location?

Pur non avendo l’intento di paragonarsi alla pellicola (a teatro, ovviamente, si gioca con regole differenti), lo spettacolo ne osserva e ne spia costantemente i movimenti, ne insegue le vertigini e le suggestioni. Fatalmente, poi, lo spettatore, i confronti, li fa: le immagini del film sono troppo potenti per potersene liberare quando si spengono le luci in sala.

Fatte queste doverose premesse, considerata la difficoltà della sfida e l’altezza dell’asticella, il salto riesce, la rappresentazione, che sarà in scena fino a domenica 11 dicembre, convince e possiede diversi punti di forza.

I quattro attori sul palco, innanzitutto, sono una garanzia. Ruben Rigillo, anche grazie alle contorsioni del suo corpo, che restituiscono alla platea i tormenti dell’anima, è uno Scottie Ferguson assai efficace e persuasivo. Linda Manganelli, alle prese con l’eterea Madeleine e la terrena Judy, cattura lo spirito di entrambe, differenziandole con mestiere e riunendole poi con abilità. Solidissimo, come sempre, Fabrizio Bordignon, nei panni del vecchio amico di Scottie. Ultimo ma non ultimo, Enrico Ottaviano, che ricopre validamente tre ruoli, apporta un contributo decisivo alla fluidità della vicenda e rappresenta un robusto appiglio per la regia.

Anna Masullo dirige con estrema attenzione, scova soluzioni brillanti e scansa con perizia i numerosi tranelli che un’operazione del genere porta con sé. Nonostante l’adattamento, curato da Masolino D’Amico, non contempli la figura di Midge, baluardo di una razionalità dalla quale Scottie si allontana progressivamente, lo spettatore è messo costantemente a parte dei pensieri e delle derive psicologiche del protagonista maschile.

La regista cita costantemente e inevitabilmente il film, ma non si lascia invischiare nella tela insidiosa dell’emulazione. Ecco, allora e per esempio, i colori – soprattutto il verde, caro a Sir Alfred – proiettati sulla scena per sottolineare emozioni, evidenziare turbamenti, indicare posti e situazioni. Masullo risolve, poi, l’arduo problema dei numerosi cambi di scena e di luogo – e del tempo che trascorre – in una maniera tanto semplice (ma solo per noi che guardiamo) quanto sorprendente.

Così, la rappresentazione, che si avvale anche di proiezioni video piazzate nei momenti giusti, tiene insieme e lega efficacemente tutto quanto: il mito di Orfeo ed Euridice, l’atmosfera allucinata di Bruges la morta, le coordinate sinistramente noir indicate da Boileau e Narcejac (che al romanzo di Georges Rodenbach devono molto), la miscela potente di senso di colpa, inganno e suggestioni sovrannaturali con la quale Hitchcock alimentò il suo capolavoro, incentrato su una storia d’amore che sconfina in territori oscuri e sinistri e precipita in una vertigine.

E – troppo spesso lo dimentichiamo – se uno spettacolo riesce è anche merito di chi lavora dietro le quinte. Quindi applausi anche per: Francesco Ghisu (scene), Alessandro Molinari (musiche), Valentina Bazzucchi (costumi)Marco Catalucci (disegno luci), Diego Caccavallo (capo costruzioni ), Elisabetta Montemagno (direttore di produzione) e Diego Buonanno (foto e locandina).

Save the date

La donna che visse due volte (Vertigo) è in scena al Teatro Ciak fino all’11 dicembre. Dal giovedì al sabato le rappresentazioni iniziano alle ore 21, la domenica alle ore 17.30.

Per informazioni e prenotazioni si può inviare una mail a info@teatrociakroma.it o telefonare al numero 0633249268. I biglietti possono essere acquistati on line o al botteghino del teatro (martedì-sabato 10-13 e 16-19, domenica 10-13).

Giovanni Berti

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