Home CRONACA Fleming, al posto di 200 appartamenti un gregge di capre

Fleming, al posto di 200 appartamenti un gregge di capre

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200 appartamenti o decine di capre? Questo è il dilemma per il futuro dell’area attualmente verde di via Città di Castello, a Collina Fleming. Il terreno, di proprietà privata con un progetto in tasca da molti anni, è in completo stato di abbandono e rifugio di nomadi e bestiame.

Hanno infatti delle nuove inquiline, le capre, i 15mila metri quadri che si estendono da via Città di Castello fino a via Roccaporena, a lungo contesi tra pubblico e privato; destinati in origine al verde pubblico ma resi edificabili con la delibera della Giunta capitolina n.46 del 2003. Nel 2012 fu approvato il progetto di urbanizzazione e tutta l’area venne recintata, ma i lavori non vennero mai avviati, fino a dicembre 2021 quando il nuovo proprietario si è presentato con gru e operai, per essere interrotto poco dopo.

A oggi, gli unici che sembrano godere di quest’ampio e prezioso spazio privo di cemento sono alcune famiglie di nomadi, che vivono dentro baracche di fortuna con le loro capre, nascosti e indisturbati tra le vie residenziali del Fleming.

Un cantiere lasciato al pascolo

L’alta recinzione in lamiera e i teli oscuranti impediscono la vista ai passanti, tuttavia lungo lo stretto corridoio di confine tra l’area e le case di via Morlupo, una parte è stata divelta permettendo a tutti l’ingresso.

Lo spettacolo è inaspettato. Un cantiere abbandonato, di cui rimangono tracce ben visibili. Sono ancora lì il container dell’ufficio con i fascicoli del progetto riposti tra gli scaffali e appoggiati sulle scrivanie, insieme a mozziconi di sigarette e piatti sporchi.

Il bagno chimico e le docce per gli operai sono infestati da regnatele, scarafaggi e rampicanti; i condizionatori ed enormi batterie abbandonate per terra (invece di essere smaltite come la legge impone perché altamente inquinanti).

Le grandi buche scavate a dicembre 2021 sono state ricoperte e, nonostante il terreno arido e brullo, il verde ha riguadagnato terreno, infatti in pochi mesi diverse piante spontanee hanno messo radici. Solo la buca più vicina a via Roccaporena è stata lasciata aperta, poco ampia e poco profonda.

Tutto tace come in una landa desolata, se non fosse per un leggero belare di alcune capre che ruminano felici. Proseguendo più avanti, dove la collina inizia la sua discesa verso viale di Tor di Quinto, si scorge appena un folto gruppo di baracche costruite con materiali di fortuna. Sono ben nascoste, tra i rovi su un lato e i teli oscuranti dall’altro, invisibili dalla strada o dalle case circostanti.

Breve cronistoria

La vicenda dell’area di via Città di Castello inizia nel 2003, quando il Comune di Roma emana la delibera n.46 per rendere edificabile il terreno ed eliminando, quindi, il vincolo paesistico e la destinazione a verde pubblico prevista fino all’ultimo Piano Regolatore Generale. Un atto nato per “compensare” il proprietario di un’area di 11mila mq, in località Monte Arsiccio (via Trionfale), entrata a far parte del parco regionale dell’Insugherata e quindi non più edificabile.

Così, dopo che per 44 anni il Comune aveva avuto il diritto/dovere di acquisire il terreno degli eredi Pantanella per destinarlo a Parco pubblico, il Fleming viene privato dell’unico possibile polmone verde del quartiere. Ricordiamo, tra l’altro, che gli standard urbanistici prevedono per legge 18 metri quadri ad abitante.

Al successivo proprietario, Luca Parnasi, viene concesso di costruirvi quattro palazzi, un teatro e un parcheggio, per un totale di 39.000 metri cubi: quattro palazzine, due spazi adibiti al verde pubblico attrezzato, un parcheggio interrato di circa 50 posti e un’area destinata a servizio pubblico.

Dei 14.180 metri quadri solo 4.170, meno di un terzo, e suddivisi in due parti, da destinare a verde pubblico, circa 2500 a servizi pubblici e quasi 1800 per la viabilità pubblica, compreso il collegamento tra via Città di Castello e via Roccaporena.

I residenti, riuniti nel “Comitato Cittadino XV Municipio”, hanno da subito avviato una battaglia legale contro tale delibera attraverso un appello al sindaco e un ricorso al TAR per “palesi ed evidenti falsità ed omissioni”, per evitare la colata di cemento e favorire la realizzazione di un parco pubblico in un quartiere con elevati tassi di inquinamento, continua congestione del traffico e privo spazi verdi.

Ai cittadini non viene dato alcun riscontro, ma nel mentre Parnasi finisce al centro dell’inchiesta del nuovo stadio della Roma e i lavori non vengono mai avviati.

Fino al 2021, quando la proprietà e i diritti su quell’area del Fleming passano alla società Nova RE. A metà dicembre vengono scavate due profonde buche dai profili netti, probabilmente le basi per le fondamenta delle nuove costruzioni. I lavori vengono sospesi poche settimane dopo, a seguito dell’intervento del Municipio XV in attesa degli esiti della Conferenza dei Servizi, le buche ricoperte e le ruspe spostate in altri cantieri.

Oggi

Oggi, nove mesi dopo lo stop, tutto è immobile, abbandonato, quasi dimenticato. Gli unici che sembrano godere di quest’ampio e prezioso spazio sono dei nomadi nelle loro baracche e con le loro capre, lontani dagli sguardi e nascosti nel verde.
Del nuovo proprietario dell’area non si sa più nulla. Forse edificare 200 appartamenti al Fleming non gli interessa più.

Giulia Vincenzi

Quando arrivarono le ruspe (dicembre 2021)

Fleming, 200 appartamenti al posto di un parco

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5 COMMENTI

  1. Sarebbe bello che diventasse un parco pubblico collegato con una ciclabile con il parco di Tor di Quinto . . . . ormai sono rassegnato che questa idea, sottoposta più volte a tutti i politici che si sono succeduti, diventasse realtà !!!
    Aspettiamo e vediamo se i nostri nipoti avranno questa fortuna

  2. Quello che trovo assolutamente inconcepibile ed ingiustificabile è che per “compensare” qualcuno della perdita di edificabilità in una determinata zona si debba danneggiarne un ‘altra con caratteristiche ed esigenze completamente diverse.

    • Ha perfettamente ragione ma nessuno ha mai dato la risposta . . . magari anche l’attuale giunta del Municipio potrebbe farsi carico del problema e trovare una soluzione di questo “ultimo spazio verde” del quartiere!
      Aspettiamo fiduciosi che qualcuno batta un colpo, intanto i nostri ragazzi e gli anziani del quartiere continuano a sostare per strada.

      • Magari fosse, tuttavia ho l’impressione che i poteri del Municipio non contino nulla ma tutte le decisioni in questo ambito siano prese dal Comune.

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