Home CRONACA Fleming, 200 appartamenti al posto di un parco

Fleming, 200 appartamenti al posto di un parco

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Ottica Artigiana Carli

L’area verde di via Città di Castello, l’unica di tutto il quartiere Collina Fleming, ha una nuova proprietà e il suo programma è di edificarvi 200 appartamenti. Tra lo sconcerto dei cittadini che per anni si sono battuti per avere un parco pubblico, il XV Municipio sta verificando gli atti del progetto, anche se il terreno è già stato smosso dalle ruspe.

Giù in fondo a via città di Castello, una traversa residenziale di via Flaminia, si estende un’area recintata di circa 15mila mq. Una proprietà privata con iniziale destinazione a verde pubblico che la delibera della Giunta capitolina n.46 del 2003 rese edificabile.

Da quel momento ebbe inizio una battaglia a suon di ricorsi portata avanti dai residenti attraverso Il “Comitato Cittadino XV Municipio“, per impedire che una colata di cemento ricoprisse per sempre l’unico polmone verde di un quartiere ad alto tasso di inquinamento e di congestionamento del traffico.

Per anni la situazione è rimasta sospesa, nessun lavoro in corso e nessun accesso al pubblico. Fino allo scorso dicembre, quando le ruspe hanno iniziato a scavare.

“L’iter è ripartito – spiega Daniele Torquati, presidente del XV Municipio – perché i diritti edificatori e l’accordo di programma sono stati rilevati dalla nuova società. Il 9 novembre l’amministrazione comunale, a seguito di diverse richieste degli ultimi anni, ha dovuto fare ripartire la Conferenza dei Servizi composta da tutti gli enti coinvolti secondo le specifiche competenze. Acea, per esempio, si occuperà di verificare lo stato delle fognature”.

“Noi – continua – stiamo verificando le proposte presentate dalla società nell’ottica del rispetto dell’interesse pubblico, dando attenzione soprattutto alla viabilità. Entro il 7 febbraio, l’Ufficio tecnico municipale darà il suo parere e sulla base di tale studio faremo le nostre valutazioni politiche, al netto dei diritti edificatori che sono stati concessi nel 2011”.

Lavori iniziati e poi fermati

Un’alta recinzione in lamiera circonda dal 2012 quell’ettaro e mezzo di terreno del Fleming tanto conteso tra pubblico e privato. Al suo interno, a metà dicembre 2021 sono stati avviati dei lavori che hanno visto in azione operai e ruspe.

Tra una lamiera e l’altra si scorgono, infatti, cumuli recenti di terra e al centro due profonde  buche dai profili netti, probabilmente le basi per le fondamenta delle nuove costruzioni.

Al momento, però, è tutto fermo. I lavori sono stati interrotti a seguito dell’intervento del Municipio XV in attesa degli esiti della Conferenza dei Servizi.

Il nuovo proprietario

Radovan Vitek, 51 anni, imprenditore ceco con un patrimonio di 4,9 miliardi secondo Forbes (il business magazine più famoso al mondo), trasferitosi da poco a Roma. La sua società si chiama CPI Property Group, ha sede a Lussemburgo e rappresenta il principale gruppo immobiliare nella Repubblica Ceca, nell’Europa centro-orientale e a Berlino, con un portafoglio di 9.8 miliardi di euro e un fatturato di 291 milioni.

Vitek, a ottobre 2020, è diventato socio di maggioranza di Nova Re, una società attraverso la quale – secondo il Sole 24 Ore – intende diventare protagonista del mercato immobiliare italiano.

Nella Capitale ha già acquisito l’ex ippodromo di Roma a Tor di Valle, il Centro commerciale Maximo, l’area di via dei Monti della Tiburtina (Pietralata), l’ex sede Alitalia alla Muratella e l’area di via Città di Castello al Fleming.

La vicenda in pillole

La vicenda di questa area – nel tempo sempre frequentata da genitori con carrozzine, anziani, abitanti in compagnia dei loro amici a quattro zampe – inizia nel 2003, quando il Comune di Roma, con delibera n. 46 del 2003, decise di accogliere il progetto del costruttore Parnasi di costruirvi quattro palazzi, un teatro e un parcheggio, per un totale di 39.000 metri cubi. Il tutto sull’ultima ed unica area di un ettaro e mezzo destinata dal Piano regolatore Generale del 1961 a verde pubblico di Collina Fleming, un quartiere dove non c’era, e non c’è tuttora, neanche un metro quadro a verde e servizi, mentre gli standard urbanistici prevedono per legge 18 metri quadri ad abitante.

L’area risultava di proprietà degli eredi Pantanella tuttavia, in base alla previsione del PRG, era diritto/dovere del Comune provvedere alla sua acquisizione per destinarla a Parco pubblico ma, in 44 anni ciò non è mai avvenuto. La delibera serviva invece a “compensare” il proprietario di un’altra area di 11mila mq, in località Monte Arsiccio (via Trionfale), entrata a far parte del parco regionale dell’Insugherata e quindi non più edificabile.

Tornando a via Città di Castello, la delibera prevede che dei 14.180 metri quadri solo 4.170, meno di un terzo, suddiviso in due parti, siano destinati a verde pubblico, circa 2500 a servizi pubblici e quasi 1800 per la viabilità pubblica, compreso il collegamento tra via città di Castello e via Roccaporena.

La delibera viene subito contestata dai residenti, attraverso un appello al sindaco e un ricorso al TAR per “palesi ed evidenti falsità ed omissioni”. Il Comitato Cittadino per il XX Municipio avvia la sua battaglia per bloccare l’edificazione e favorire la realizzazione di un parco pubblico, secondo loro necessario per un quartiere che registra elevati tassi di inquinamento, continua congestione del traffico e assenza di spazi verdi. Il Comitato sottolinea, tra le altre cose, che al momento dell’emanazione della delibera il vincolo paesistico di inedificabilità fosse ancora in atto.

Nel 2006 il XX Municipio (oggi XV) esprime parere favorevole con prescrizioni. Nel 2011, la Regione Lazio e il Comune di Roma, in seguito all’esito della Conferenza dei Servizi, firmano l’Accordo di Programma e la Convenzione urbanistica che consentono al costruttore Parnasi di cementificare l’area verde del Fleming. Nel 2012, l’area viene recintata e il progetto di urbanizzazione reso noto, con tanto di planimetria: quattro palazzine, due spazi adibiti al verde pubblico attrezzato, un parcheggio interrato di circa 50 posti e un’area destinata a servizio pubblico.

I lavori non vengono però mai avviati fino a quando il proprietario del terreno, Luca Parnasi, finisce al centro dell’inchiesta del nuovo stadio della Roma. E così, nel 2021, i diritti su quell’area del Fleming vengono ceduti alla società Nova RE.

Il resto è storia di oggi. Ruspe al lavoro e Municipio XV idem mentre c’è chi risolleva il problema davanti al TAR. Mario Attorre, storico esponente del Comitato Cittadino che in prima persona ha seguito tutta la vicenda di questo lembo di verde, fa sapere che “il TAR non si è ancora espresso su questo tema ” e che ha dato incarico a uno studio di avvocati “di chiedere al Tribunale amministrativo di riprendere in mano la questione quanto prima”.

Giulia Vincenzi

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11 COMMENTI

  1. Da che ricordi io, abito lì dal 1962, quell’area è sempre stata oggetto di appetiti contrastanti con il pubblico interesse (verde pubblico). Già diversi anni fa fu costruita, non si capisce bene grazie a quali santi in paradiso, l’orrenda costruzione della TELECOM in fondo a Via Città di Castello, appiccicata, in sfregio ad ogni regola urbanistica, alle palazzine di Via Città della Pieve. Oggi, al di là di ogni considerazione locale non si capisce perché in una città che continua a spopolarsi e con milioni di metri cubi di edifici vuoti, abbandonati, si continui a consumare il suolo anziché, appunto, riutilizzare il riutilizzabile.

  2. Non ricordo più quante petizioni ho firmato nel vano tentativo di chiedere una sistemazione per la zona alla fine di via città di castello,sistemazione che favorisse il benessere degli abitanti con uno spazio verde a disposizione di bambini e anziani.Purtroppo nulla è stato fatto .Io vivo nel quartiere dal1968 e la situazione è peggiorata sotto tutti gli aspetti

  3. Che brutta fine che ha fatto la Collina Fleming! E qualcuno ha ancora il coraggio di definirlo “quartiere chic”! Sempre più congestionata , sporca, senza verde e priva di un vera piazza di quartiere (Piazza Monteleone di Spoleto è in uno stato indecente).

  4. Perfetta ricostruzione della storia, che evidenzia disinteressi pubblici rispetto alle necessità del quartiere. Attraverso il Comitato per il XV, specialmente grazie a Mario Attorre, i residenti hanno cercato di far valere le proprie ragioni, anche ricorrendo al Tar, ed il diritto ad avere uno spazio verde che se ben gestito potrebbe ribilanciare in parte la mancanza di verde del quartiere. Spero che la nuova giunta si possa far carico della volontà popolare mediando con gli interessi privati.

  5. Se invece di lasciare tutto fermo e quindi erbacce e no parco, permettere di costruire in modo green in armonia con il verde e obbligare a garantire a spese dei costruttori del verde a disposizione della collettività…non andrebbe bene? cerchiamo di evitare gli scontri ma di coniugare gli interessi reciproci. Dal disegno del progetto sembrerebbe esserci del verde pubblico, valutiamolo ma non ostacoliamo a priori così non si va da nessuna parte.

  6. Siamo solidali con i cittadini di Roma nord ” fleming” per l’ennesimo scempio urbanistico che nella nostra città viene commesso . Noi stiamo lottando a Santa Severa affinchè , una chiesa, un convento e il parco dell’immacolata non vengano abbattuti per far posta a 60 appartamenti in riva alla spiaggia. Basta a colate di cemento , uniamo tutte le forze affinchè la politica dell’affarismo sfrenato, contro ogni logica di qualità di vita , porti alla nostra città ancor più fonti di inquinamento dell’aria, idrogeologico e dell’economia . IN BOCCA A LUPO

    https://www.facebook.com/Salvaguardia-Chiesa-Convento-dellImmacolata-Santa-Severa-RM-102928465268846/

    • No sapevo nulla di questo scempio! in bocca al lupo! La politica si riempie la bocca con parole tipo “crescita sostenibile”, in realtà si piegano sempre agli interessi della speculazione edilizia che continua implacabilmente a consumare suolo.

  7. Fleming è da tempo diventato invivibile, superaffollato e non tansitabile con le macchine ( e faticosamente anche a piedi). Per molti negozi c’e impossibilità a raggiungerli. Come si può pensare di sovraccaricarlo di altre abitazioni? Possibile che il senso di responsabilità degli amministratori venga sempre sopraffatto dall’interesse privato?

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