Home CRONACA Al lupo al lupo a Roma… ma sarà poi vero?

Al lupo al lupo a Roma… ma sarà poi vero?

lupi parco di veio
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E’ forse arrivato il momento di mettere in guardia i bambini romani sul fatto di non parlare con sconosciuti pelosi e soprattutto di non dare informazioni su dove abitano le nonne?

Sembrerebbe proprio di sì dal momento che i lupi sono arrivati a Roma; mica nei paraggi, che già ci stavano, ma proprio dentro la città; varcata la periferia, superati i quartieri di Labaro e Prima Porta, i lupi all’inseguimento dei cinghiali stanno penetrando nella capitale.

E’ quanto sostiene Il Messaggero in un articolo di venerdì 1 luglio nel quale con l’ausilio di alcuni tecnici si lancia il grido “al lupo al lupo” affermando che dopo aver fatto strage di pecore nelle campagne dell’hinterland romano ora si sta preparando a dare l’assalto alla città alle calcagna di cinghiali belli grassottelli, ingrassati dai rifiuti dei romani.

Come abbiamo scritto più volte, si sa che i lupi bazzicano le campagne nei dintorni della capitale Roma (il comune agricolo più grande d’Europa) e soprattutto nella grande area del Parco di Veio, a confermarmelo è stato anche il Presidente  del Parco facendo sapere che una quarantina di essi vivrebbero tra Formello, Sacrofano e Campagnano  divisi in 4-5 famiglie ognuna con il suo territorio.

Sono solo una modesta entità dell’ancor più modesta popolazione del lupo appenninico che, messo sotto tutela perché a rischio estinzione, è nel tempo cresciuta arrivando a colonizzare anche le Alpi dove era estinto. Oggi forse se ne contano 1000-2000 esemplari compresi quelli presenti nel Lazio e nei dintorni della capitale piuttosto che nei grandi boschi di Bracciano e Viterbo. Normale quindi che possano vivere anche ai margini di una grande città, specie se l’ambiente e’ ampio e boscoso (un lupo in una notte può percorrere anche 100 km).

Poco credibile invece che abbandonino i loro areali per avvicinarsi all’uomo che da tempo immemorabile  considerano un predatore (in realtà l’unico). A conferma che i lupi si siano fatti arditi e’ il caso degli esemplari presenti a Castel di Guido, a pochi km da Roma sulla via Aurelia. Va detto però che A Castel di Guido c’è una piccola area protetta e che gli animali visti e fotografati potrebbero essere anche degli “ibridi”. Spesso infatti le foto e i filmati utilizzati dai media mostrano lupi di colore nero, bianco o grigio; raramente o quasi mai animali dalla testa grossa e il pelo fulvo caratteristiche tipiche del canis-lupus.

L’ibridazione infatti è un gravissimo fenomeno legato al nomadismo e randagismo che porta femmine di cane reinselvatichite ad accoppiarsi con lupi. D’altra parte grandi esperti come Franco Tassi, Luigi Boitani e Fulco Pratesi ci hanno messo in guardia: solo un grandissimo esperto è capace di dire se l’esemplare è un lupo o un ibrido (oltre ovviamente all’analisi del Dna).

Ipotizzare allora che i lupi, all’inseguimento di branchi di cinghiali, possano penetrare a Roma sembra assai poco credibile. Inoltre va precisato che questi animali cacciano in branco e hanno bisogno di spazi ampi per attuare la loro tattica di caccia in gruppo; ma soprattutto stanno alla larga dai centri abitati.

Può capitare invece che un singolo esemplare (magari catturato da giovane e poi reintrodotto in natura) molto affamato possa avvicinarsi ad un edificio, magari una stalla; ma appare assai improbabile una possibile presenza di lupi all’interno di Roma, forse occorre risalire ai tempi di Romolo e Remo per trovarne tracce.

Riteniamo che notizie che possono generare un qualsiasi allarme, anche minimo, andrebbero valutate con estrema attenzione prima di essere diffuse, anche per evitare di generare idee sbagliate sull’etologia della fauna.

La realtà è una sola: quando i nostri amministratori avranno risolto il problema dei rifiuti in strada e di conseguenza quello dei cinghiali a spasso per la città anche l’ipotesi dei lupi cittadini evaporerà.

Francesco Gargaglia

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