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    Flaminia, le tombe di Fadilla e dei Nasoni riaprono al pubblico

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    Dopo il successo delle ultime visite straordinarie per le Giornate Europee del Patrimonio 2021, la Soprintendenza Speciale di Roma riapre al pubblico le tombe di Fadilla e dei Nasoni, due gioielli di grande interesse storico e archeologico ubicati sulla via Flaminia Nuova, a circa 2 chilometri da Corso Francia e dai quartieri di Vigna Clara e Fleming.

    A partire dal 20 gennaio, ogni terzo giovedì del mese con ingresso gratuito su prenotazione sarà possibile scoprire o riscoprire i due edifici funerari risalenti al II secolo dopo Cristo.

    L’accesso, nel rispetto delle normative sanitarie in vigore, sarà consentito a un massimo di 10 persone per turno di visita; la prenotazione è obbligatoria e va fatta scrivendo all’indirizzo ss-abap-rm.malborghetto@beniculturali.it indicando il turno di visita preferito, il numero di partecipanti, il loro nome e cognome e un recapito email. Le prenotazioni posso essere effettuate fino alle ore 12 del mercoledì precedente l’apertura.

    Il giovedì di apertura il primo turno di visita è alle 10.30 con inizio in via dei Casali Molinario 3 davanti l’ingresso della Tomba di Fadilla e termine in via Flaminia 961 alla Tomba dei Nasoni. Il secondo turno è alle 12 con percorso inverso. Inizia in via Flaminia 961 davanti l’ingresso della Tomba dei Nasoni e si conclude in via dei Casali Molinario 3 con visita alla Tomba di Fadilla.

    Uno sguardo alle due Tombe

    Situate all’ottavo chilometro della via Flaminia, entrambe le tombe sono scavate nel tufo e impreziosite da un’elegante decorazione con mosaici, pitture e stucchi.

    La Tomba dei Nasoni, ubicata in via Flaminia 961, fu scoperta nel lontanissimo 1674 durante i lavori per l’ampliamento della Via Flaminia ma subì poi gravissimi danneggiamenti a causa delle attività estrattive condotte tra la fine dell’800 e i primi del 900.

    La tomba rupestre risale al II secolo d.C. e fu scavata all’interno di un blocco di tufo dove venne realizzata una grande camera rettangolare con una nicchia sul fondo e tre nicchie per ogni lato; una iscrizione riportata all’interno ne attribuisce la proprietà a Nasonius Ambrosius.

    La facciata doveva essere a forma di tempietto, ma purtroppo è andata perduta: la bellezza e il fascino del luogo rimane tuttavia inalterato grazie alla presenza delle decorazioni pittoriche sulle pareti e su frammenti delle riquadrature in stucco del soffitto.

    Le vicende storiche che interessano questo sepolcro sono lunghe e travagliate; scoperto per caso da alcuni operai che cavavano pietre si presentò all’origine con la sua facciata ornata con pilastri e spigoli di travertino. Al suo interno vennero trovati due sarcofagi in pietra con dentro “terra e avanzi d’ossa ignude”.

    A seguito della scoperta il Cardinale Camillo Massimo incaricò Pietro Santi Batoli di eseguire copie a colori di tutti gli affreschi rinvenuti all’interno della tomba consentendo in tal modo di disporre di una fedele e dettagliata ricostruzione delle decorazioni.

    La tomba con il passare del tempo ha subito innumerevoli danneggiamenti e spoliazioni (al nipote di Papa Clemente X fu consentito addirittura di staccare tre frammenti di affreschi che trovarono poi sistemazione nella sua villa all’Esquilino). Anche il pavimento, originariamente in mosaico bianco e nero, è andato perduto. Ma forse i danni maggiori furono creati dall’attività estrattiva che interessò tutta la zona e che oltre a provocare il crollo della facciata isolarono gradualmente il blocco di roccia al cui interno era stato ricavato il sepolcro.

    La Tomba dei Nasoni si presenta all’interno di una piccola cupola di pietra; al suo interno sono stati allestiti alcuni pannelli con i disegni di Batoli che ricostruiscono dettagliatamente gli affreschi delle pareti e del soffitto. Si tratta di scene mitologiche con elementi decorativi dove è possibile riconoscere le figure di Atena ed Eracle e poi coppie di mostri marini, geni con frutti e Vittorie Alate.

    Le decorazioni più ricche sono però quelle del soffitto che comprendeva affreschi relativi al “Giudizio di Paride” e figure allusive delle Stagioni e forse la rappresentazione della conclusione della guerra di Troia.

    la Tomba di Fadilla, in via dei Casali Molinario 3, è più piccola, ma ancora perfettamente decorata ed è stata scoperta nel 1923. Si tratta di un sepolcro rupestre scavato nella roccia con una piccola camera funeraria munita di nicchie con loculi per i defunti, riccamente ornata.

    tombe di fadilla e dei nasoniIl pavimento a mosaico con al centro la figura di un uccello su un ramo, le pareti affrescate con figure di genietti alati ed animali tra cui emerge la raffigurazione (nella nicchia centrale) di due pavoni che reggono con il becco una benda legata ad una corona sospesa. Il nome della defunta sepolta nella tomba compare in una piccola lapide in marmo con la dedica del marito alla moglie Fadilla.

    Nell’ambito del macro-progetto “Caput Mundi” inserito nel PNRR, è in arrivo per le due Tombe mezzo milione di euro per il loro restauro e presumibile successiva apertura costante al pubblico.

    Impegno significativo della Soprintendenza

    “Riaprire i luoghi della cultura in modo ordinario – secondo Daniela Porro Soprintendente Speciale di Roma – con l’opportunità di programmare le visite e dare la possibilità a più persone di accedere ai monumenti, è un impegno significativo e costante della Soprintendenza. Soprattutto in un caso come quello dei Mausolei di Saxa Rubra, ancora poco conosciuti, e che si inseriscono in un contesto più ampio di valorizzazione dei siti posti lungo la Via Flaminia, insieme all’Arco di Malborghetto e alla Villa di Livia”.

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